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Ambiente, Economia, Eretiche riflessioni, Turismo

Chi deprezza paga

Le aree protette italiane racchiudono un patrimonio naturale senza pari in Europa. In Italia vivono 57.000 specie animali, più di un terzo dell’intera fauna europea e 9.000 specie vegetali, ovvero la metà di quelle esistenti nell’intero Continente. Ma è come se tutto questo, per gli italiani, non esistesse.
Questa straordinaria ricchezza viene definita biodiversità, un termine che sta ad indicare non solo la varietà di esseri viventi che popolano un determinato territorio e le relazioni che instaurano tra di loro ma anche le molteplici risorse naturali in esso presenti. Quanti di noi sanno che tutto questo ben di Dio si trova concentrato, in gran parte, tra le Alpi e la Sicilia? Il Ministero dell’Ambiente riconosce ufficialmente 871 aree naturali protette, tra parchi nazionali e regionali, riserve naturali e aree marine protette ma, nonostante ciò, questo enorme patrimonio è sempre più in pericolo, minacciato dall’inquinamento, dall’abusivismo e dall’incuria e ben poco si fa per tutelarlo e trasformarlo in valore per le comunità che vi risiedono.
L’ambiente è sempre stato considerato un tema per “addetti ai lavori”, i cosiddetti ambientalisti, quando invece è un tema che riguarda tutti, in primis chi incide sul territorio modificandolo, come gli imprenditori. E’ un tema che ci richiama alle nostre responsabilità solo quando i danni causati dal dissesto idrogeologico o dall’inquinamento industriale ci mettono di fronte alle nostre scelte scellerate e alle nostre responsabilità. Ma in Italia oltre al danno è sempre in agguato la beffa. E’ il caso del decreto Destinazione Italia con il quale il governo si appresta a dare un incentivo a chi inquina pagando non soltanto gli oneri delle bonifiche ma anche finanziando ulteriori investimenti per la realizzazione di nuovi impianti industriali.
Col patrimonio naturalistico e storico-culturale di cui disponiamo dovremmo essere meta principale nel mondo di turisti, botanici, naturalisti, storici, appassionati, studiosi, ricercatori e dunque l’economia della nazione dovrebbe ruotare intorno a questi asset. E invece siamo al quinto posto per gli arrivi internazionali e sesti per gli introiti valutari.
E’ notizia di questi giorni che la Corte dei Conti avrebbe chiesto all’agenzia di rating Standard & Poor’s un risarcimento danni per la cifra record di 234 miliardi di euro per non aver considerato, nelle sue valutazioni sull’Italia, il patrimonio artistico e culturale del nostro Paese. Non so quanto convenga alla Corte dei Conti intentare questa causa perchè l’Italia dovrebbe essere sanzionata, non solo dall’Europa ma dal mondo intero, per la poca attenzione che presta nei confronti del proprio patrimonio ambientale e storico. Le società capitalistiche, e dunque anche l’Italia, hanno sempre creduto che l’economia venisse prima di tutto il resto, dimenticando che è invece solo una conseguenza della capacità dei singoli stati di trasformare in valore le risorse (ambientali, culturali, enogastronomiche, energetiche etc.) che possiedono. Dunque perchè meravigliarsi se le agenzie di rating non prendono in considerazione questi parametri? Chi li ha mai posti sul piatto della bilancia fino ad oggi? Se non a quelli che ne possiedono di più a chi spetterebbe questo compito?
L’Italia non ha investito finora i talenti che possiede, se non in maniera marginale. La maggior parte dei giovani (disoccupati) potrebbero formarsi in materie ambientali, turistiche o artistiche (solo per fare alcuni esempi) e trovare occupazione in questi settori e invece, altra notizia di questi giorni, il Ministero dell’Istruzione ha deciso di tagliare ed eliminare le ore dedicate alle materie artistiche negli istituti italiani. Si predica in un modo e si agisce nella maniera esattamente opposta. Questo immenso patrimonio dovrebbe essere per i ragazzi un laboratorio a cielo aperto e invece li vediamo scendere in piazza autodefinendosi precari. Come possiamo pretendere che gli altri possano considerare un valore ciò che noi abbiamo per troppo tempo deprezzato e ignorato? Chi deprezza paga.

Massimiliano Capalbo

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7 Febbraio 2014/0 Commenti
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