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Eretiche riflessioni, Politica

Prove tecniche di debolezza

Qualcuno sa dare una spiegazione del senso della kermesse del M5S a Roma? A che è servita? Non vi sono imminenti elezioni, se non in pochissime regioni, non vi sono all’orizzonte crisi di governo, Napolitano non le consentirebbe, non sono stati diffusi o proposti nuovi temi o nuove strategie ma sempre la solita solfa. Dunque, di cosa si è trattato? Di prove tecniche di debolezza.
In realtà il messaggio non verbale che è passato, confezionato per i media tradizionali che fino a poco tempo fa erano invisi al Movimento ed oggi invece sono inseguiti e ricercati nonostante le critiche e gli attacchi da parte degli esponenti del movimento stesso, è stato il seguente: “stiamo perdendo consensi, occorre compattare le fila dell’esercito”. Grillo e Casaleggio quando comunicano assomigliano molto al comandante Schettino mentre tenta di raddrizzare la Costa Concordia prima che si schianti sull’isola del Giglio. Lo stile comunicativo dell’evento di Roma assomigliava molto a quello che Berlusconi utilizzava negli ultimi tempi prima della sua dipartita, con la differenza che il primo aveva maggiore fiuto e conosceva il funzionamento dei media tradizionali, riusciva a percepire gli umori della gente e sceglieva piazze più piccole per far percepire una maggiore partecipazione.
Il Movimento, diventato ormai un partito a tutti gli effetti, al contrario di ciò che viene comunicato verbalmente dai palcoscenici perde pezzi, per un semplice motivo: è sempre più chiuso al suo interno, somiglia sempre più ad una setta che ad una comunità, comunica col proprio linguaggio ai propri adepti ma non si sforza di aprirsi al resto del Paese. L’evento di Roma è servito a questo, a parlare ai propri simili. Il confine tra chi sta dentro e chi sta fuori è molto netto e lo si percepisce dal linguaggio, dalle scelte, dalle lotte intestine che chi lo frequenta ha potuto osservare e che si attuano con metodologie molto più grezze e rozze rispetto a quelle dei partiti tradizionali.
In realtà questo trend negativo è cominciato a Genova, quando apparve urgente andare oltre (come lo slogan della manifestazione dell’epoca invitava a fare) Grillo e Casaleggio. Fu proprio allora che si cominciarono a percepire i primi passi indietro del “leader” che continuava a ripetere gli stessi temi che lo avrebbero poi condotto alla debacle elettorale di lì a poco. Comunicare significa entrare in relazione, significa mettersi in ascolto, ma il movimento è stato costruito con imbarazzante improvvisazione e con una propensione alla sordità che gli impedisce di crescere, in questo modo rischia di morire per asfissia. Prova ne è l’assoluto disinteresse nei confronti delle istanze locali, l’emarginazione dei sindaci 5 stelle, ma anche dei neo candidati che potrebbero portare nuovi contenuti, nuovi temi, aria fresca nel Movimento, costretti per tale motivo durante le loro campagne elettorali a parlare di aria fritta parlamentare invece che dei temi che toccano i territori che abiscono rappresentare. Tutti loro non sono considerati portatori di valore ma soldatini da collocare sul territorio per costruire il fortino, per elevare mura difensive con il solo obiettivo di arroccarsi in Parlamento.
Il vero leader è colui che sa ascoltare con umiltà, che sa aprirsi al mondo senza paura, che da fiducia, che rischia, non ha bisogno di salire su una gru per impressionare e gridare più forte. Le aggregazioni vincono se si mettono in ascolto, se si differenziano, se i propri membri sono già il cambiamento che auspicano, se sono altro rispetto a ciò che già esiste sul mercato e il M5S ha cominciato da tempo a scimmiottare gli altri partiti. La domanda è cambiata mentre l’offerta non solo è rimasta sempre la stessa ma assomiglia sempre più agli altri prodotti presenti sullo scaffale. Chi si occupa di marketing sa che quando ci si trova in questa fase ha inizio la discesa.

Massimiliano Capalbo

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13 Ottobre 2014/0 Commenti
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