Abracadabra, creo ciò che dico
Dopo tre giorni di volontario e continuativo black out televisivo (il numero di minuti che passo davanti alla tv è sempre più ridotto) e di altrettanto volontaria immersione nella natura, che mi hanno permesso di rallentare il ritmo e ristabilire la quiete interiore, ieri sera mi è capitato di ritrovarmela nuovamente accesa la tv, mio malgrado, durante l’ora di cena.In quel breve frangente di ascolto (pochi minuti) mi è stata riversata addosso una quantità inaudita di violenza che mi ha fatto riflettere su quanto ne sia essa stessa la generatrice primaria. Le scene si sono susseguite nel seguente ordine: il Tg di Mentana (La7) ci ha raccontato del pestaggio di un calciatore di terza categoria, vicino Torino, che rischia di perdere un occhio perchè aggredito da un avversario che, spalleggiato dai genitori, lo ha atteso all’uscita dal campo di calcio. Il calciatore è stato aggredito perché accorso in difesa di un compagno di squadra, di origini senegalesi, vittima in campo di insulti razzisti. Qualche secondo dopo su Canale 5 il TG5 ci ha mostrato, come ultima notizia, qualcosa che non aveva nulla a che fare con una notizia. Le immagini che sono state mostrate erano quelle di una telecamera di un locale pubblico, in Brasile, che aveva ripreso l’aggressione di una ragazza nei confronti del suo ragazzo beccato in compagnia di un’altra ragazza. La ragazza oltre a scagliarsi con violenza contro di lui, lanciava delle sedie e il ragazzo colto di sorpresa da tale furia ha impiegato un pò di tempo prima di reagire violentemente anche lui. Perchè sono state trasmesse quelle immagini? Qual era la notizia? A cosa è servito se non a diffondere nel pubblico la dose quotidiana di odio e cattivi sentimenti? Dopo il TG5, Striscia la notizia ci ha raccontato, a metà della puntata, la violenta aggressione subita dall’inviato Luca Abete e dalla sua troupe, a Caserta, dove era tornato per documentare la vendita di merce contraffatta da parte di alcuni ambulanti extracomunitari che lo hanno aggredito armati di bastoni. L’inviato e la sua troupe si sono salvati grazie all’intervento di alcuni cittadini che li hanno fatti riparare all’interno di una piadineria, altrimenti Striscia e gli altri Tg avrebbero riportato notizie e immagini ben più gravi di quelle mostrate. Se a me sono bastati pochi minuti per essere sopraffatto da emozioni negative immagino quante ne subiscano ogni giorno quelli (soprattutto gli anziani) che vi trascorrono molto più tempo di me.
Non ce l’ho con la TV ovviamente, sarebbe da sciocchi, così come non ce l’ho con FB o con altri media. Si tratta di strumenti. E’ il come vengono utilizzati che mi fa specie. Ce l’ho con chi li manovra. Il problema non riguarda il mezzo ma il messaggio. E’ un problema di contenuti e, soprattutto, di linguaggio. Un continuo martellamento mediatico fatto di parole violente non può che tramutarsi in azioni violente. Si riceve ciò che si emana. Si chiama legge di risonanza: “Ogni forma dell’universo, sia essa una stella o un essere umano, è in grado di ricevere e assorbire soltanto l’energia che è in grado di trasmettere.” Gli esseri umani, infatti, possono emettere frequenze positive o negative, che parlano al cuore o alla mente, che avvicinano o allontanano, dipende dal linguaggio che si sceglie di utilizzare.
Serena Pattaro, longevity coach e autrice di un libro fondamentale dal titolo “Comunicazione efficace”, ci spiega come quando comunichiamo attiviamo due flussi: uno di allontamento (le parole a bassa vibrazione, quelle che parlano alla mente) e uno di avvicinamento (quelle ad alta vibrazione, che parlano al cuore). Siccome viviamo in una società “…in cui le aggressioni da animali feroci o pericoli naturali sono inesistenti.. le aggressioni oggi sono le parole, le frasi e i modi di dire. Ogni momento inneschi un sistema di difesa per quello che senti dire, per ciò che ti chiedono e ti causa emozioni che, nella maggior parte dei casi, fai fatica a controllare… la maggior parte dei colloqui è improntata sul rispondere e sul controbattere, piuttosto che sulla comprensione.” In FB, ad esempio, tutto ciò è plasticamente documentato. La violenza verbale è l’anticamera della violenza agita.
Invece di essere noi a scegliere quotidianamente le nostre personali parole da utilizzare (che hanno il potere di liberarci) ci facciamo portavoce del sentito dire, del pettegolezzo, delle parole degli altri (quelle che ci rendono schiavi) e su queste imbastiamo discussioni sterili e aggressive. Ciascuno di noi ha la sua personale frequenza di vibrazione e le persone reagiscono differentemente a seconda di chi emette la vibrazione. “Le parole ad alta vibrazione sono in sintonia con l’Universo e il Creatore, permettono la bellezza della natura e ti fondono con essa” quelle a bassa vibrazione creano divisioni, contrapposizioni e odio.
Le parole sono magiche, hanno un grande potere, si tratta di decidere quale uso farne, per produrre cosa. Non è un caso se – ci ricorda Pattaro – la parola magica per eccellenza Abracadabra in aramaico è abraq ad habra che significa creo ciò che dico.
Massimiliano Capalbo


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