Le vere fake news
Se c’è un ambito dove i media raccontano più frottole che in altri questo è certamente la politica estera. Giornalisti strapagati diffondono notizie ricche di condizionali, stando comodamente seduti nei loro uffici di Manhattan o di Parigi, avendo come fonte principale le tv locali. E’ sufficiente una dichiarazione più belligerante di un’altra da parte di un capo di Stato qualsiasi per veder montate in sequenza, a corredo del servizio, immagini di parate militari o di navi che lanciano missili.
Mi fanno sorridere, ci descrivono finanche i caratteri, gli umori e gli atteggiamenti dei presidenti come se fossero loro vecchi amici d’infanzia. Ma non sono mai obiettivi, sono sempre di parte. Un giornalista vero non si schiera, intervista anche il dittatore, il terrorista, per onore del vero. La verità, infatti, non sta mai da una parte sola. Ci sarebbe da ridere se il gioco non fosse serio, ma sembra il gioco del telefono senza fili, ad ogni passaggio la notizia si trasforma e cresce diventando un’enorme bolla pronta ad esplodere al primo soffio di vento. Un tempo i media riportavano le notizie, oggi le creano ad hoc e quando non le creano ispirano, chi non ci aveva ancora pensato, a compiere il gesto tanto temuto. Qualche settimana fa un blackout elettrico durato pochi istanti all’interno del noto parco di divertimenti Gardaland si è tramutato nell’evento mediatico della giornata, riportato come prima notizia.
Le principali fake news provengono dalle testate considerate più autorevoli, da quelle ufficiali non da Facebook, e il Presidente della Camera Boldrini cosa fa? Lancia l’iniziativa “Basta bufale” contro le false notizie lanciate in Rete. “Istituzioni, media, aziende, social media. Tutti devono combattere bufale e fake news, perché chi le crea e droga le notizie, vuole alterare l’assetto democratico” ha tuonato solennemente. Ma non ce l’aveva con la Rai o con Mediaset o col sito di Repubblica bensì con i cittadini che si esprimono liberamente attraverso i social network, ultimo spazio di libertà rimasto ancora a loro disposizione. Ma come mai la Boldrini ha avvertito l’urgenza di lanciare questo allarme? Semplice, perché una fake news ha coinvolto la sorella non molto tempo fa. Ci sembrava strano, infatti, che si fosse mobilitata a tutela della libertà di tutti i cittadini. I partitici di solito si muovono con celerità ed efficienza solo in due circostanze: o quando la notizia li tocca direttamente o quando assume una tale importanza nell’opinione pubblica da costringerli a prendere provvedimenti (e dunque a legiferare) per non perdere consenso.
Se analizzassimo le notizie presenti in uno qualsiasi dei siti Web delle principali testate italiane, andando a verificarle alla fonte, ci accorgeremmo che il 70% delle notizie sono manipolate, dunque false. Non è necessario, infatti, che una notizia sia interamente falsa, è sufficiente che lo sia un pò per alterare l’assetto democratico tanto difeso dalla Boldrini. Intere campagne elettorali sono state costruite e vinte (e saranno costruite e vinte) sul falso e interi governi sono stati eletti (e continueranno ad essere eletti) manipolando le notizie nel silenzio compiacente dei più. Anche quello di cui la Boldrini è espressione. Per non parlare delle guerre, precedute sempre da una cortina di falsità.
Ma le fake news non sono solo le notizie false. Per circa un anno, dall’inverno del 2015 a quello del 2016, sul TGR Calabria accanto alle cattive notizie erano comparse notizie positive. Quasi ogni giorno si parlava delle giovani imprese che stanno nascendo e crescendo nella regione, dei cittadini che si fanno istituzione per sopperire all’assenza dello Stato, della Calabria positiva che esiste e agisce ogni giorno. Da un pò di tempo sono nuovamente scomparse. Si è tornati a parlare solo di ‘ndrangheta, corruzione, malfunzionamenti, cronaca nera. La fabbrica del pessimismo si è rimessa in moto per convincere che questa sia la realtà, per stendere ancora una volta il velo nero della depressione sui calabresi. Chi decide quali sono le notizie che meritano di essere raccontate? Con quale criterio si sceglie cosa fa notizia e cosa no? Forse le brutte notizie vendono di più? Hanno più facilmente accesso sui canali nazionali? Cos’è una fake news? Solo una notizia non vera o anche una narrazione a senso unico?
Nina Jankowicz, in un interessante articolo apparso sul Washington Post, scrive: “Invece di finanziare altre iniziative di fact-checking e creare un piccolo settore in cui quelli che si occupano di sfatare le bufale competono tra di loro per ottenere fondi e attenzioni, dovremmo mettere in condizioni i cittadini di muoversi attraverso il confuso mercato dei mezzi d’informazione del 21esimo secolo. Questi tentativi dovrebbero partire dalle cose fondamentali, come per esempio creare la credibilità di una fonte d’informazione e individuare i segnali di manipolazione emotiva. Un recente progetto in Ucraina finanziato dal Canada ha fornito a 15mila cittadini un corso intensivo di alfabetizzazione mediatica. In nove mesi il numero dei partecipanti che faceva un controllo incrociato sulle notizie che consumava è salito del 23 per cento. L’ideale sarebbe che questi progetti comprendessero dei piani di studio per i bambini che frequentano le scuole, i dipendenti del governo e addirittura i politici. Dovremmo anche incoraggiare i giornalisti – soprattutto a livello locale, dove hanno maggiori probabilità di interagire con le persone comuni – a occuparsi di questioni che hanno un’importanza diretta per le popolazioni diffidenti.” Ma ovviamente tutto ciò presuppone la buona fede. Viviamo in una società di analfabeti dell’informazione immersi in un vortice di notizie, il rischio è l’overdose o la babele. Occorre imparare a selezionarle e a riconoscerle se non vogliamo restare vittime delle vere fake news.
Massimiliano Capalbo


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