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Eretiche riflessioni, Turismo

Eclissi

E’ una notte bellissima quella che vede danzare in cielo la Luna, la Terra e Marte in un gioco di luci e ombre simile a quello che caratterizza le nostre esistenze. Sono a Le Castella, nota località turistica in provincia di Crotone, quando tutto questo avviene e passeggio lungo una strada buia, per nulla trafficata, lontano dal rumore e dalla banalità dei villaggi turistici che mi circondano dove, anche eventi rari come questo, vengono trattati alla stregua di un’animazione serale per cerebrolesi, con tanto di fuochi d’artificio. Un amico mi scrive: “guardiamo la luna solo quando ce la nascondono”.
Se penso che mi trovo nel territorio della Magna Grecia e che quei nostri predecessori che hanno abitato queste terre, un tempo rigogliose e rispettate, vedevano questo stesso cielo, questi stessi fenomeni e riuscivano a leggerli e comprenderli molto meglio di noi che ci consideriamo così avanzati, mi rendo conto che l’unica vera eclissi è quella (lunghissima) che vede protagoniste le nostre esistenze da tempo.
Penso in che lusso potremmo vivere se solo sapessimo coglierne il senso e il significato, se solo sapessimo apprezzare, se avessimo la consapevolezza e la conoscenza di ciò che è veramente importante sapere per vivere bene. Queste conoscenze, invece, non sono più date, non sono considerate necessarie per vivere una vita degna di questo nome. Saper leggere un cielo non è più vitale come un tempo, non rientra nei saperi di oggi, non ci svela nulla. E, infatti, ciò che regna è la confusione, l’incertezza, lo smarrimento, la paura. L’universo ci appare estraneo e minaccioso.
Il turismo, ad esempio, è la cartina di tornasole di questa umana mediocrità. Dimmi come fai vacanza e ti dirò chi sei potremmo affermare. In gran parte del territorio nazionale si tratta di una farsa allestita nei mesi estivi, per arrotondare economicamente i conti correnti di famiglie che nel corso dell’anno si occupano (quando hanno di che occuparsi) di tutt’altro. E’ un fenomeno triste perché tristi e prive di significato sono le nostre esistenze. Andare in vacanza significa sempre più strappare ad una vita monotona sprazzi (forzati) di euforia. Nessuno spazio alla riflessione, al riposo vero, nessuna occasione per ritrovare se stessi. Si torna a casa come prima e più di prima senza essere minimamente cambiati, perchè in vacanza finiamo per riprodurre (accentuandola) la nostra mediocrità. Anzi, la tendenza è quella di ricercare a tutti costi lo smarrimento, così come si fa il sabato serà nel corso dell’anno. Non pensare per non soffrire, per non guardare in faccia la realtà fatta di schemi, orari, scadenze, file, ruoli, etichette, vite piatte. Chiudersi nella simulazione di un mondo artefatto, quello allestito per l’occasione, ci illude di aver strappato alla vita qualcosa.
In estate simuliamo come potrebbe essere bello vivere se non avessimo la vita che abbiamo. Simuliamo anche gli ambienti in cui ci piacerebbe vivere. La cura degli spazi che ritroviamo nei villaggi turistici, ad esempio, è quella che tutti vorremmo nelle nostre città ma non creiamo. I luoghi del turismo sono un plastico del mondo che vorremmo ma non sappiamo ricreare nella quotidianità. Così come le relazioni che stabiliamo nel corso della vacanza sono le relazioni che non creiamo nella quotidianità perché presi dalla frenesia del mondo. Ci tocca pagare per avere, per pochi giorni, quello che non riusciamo ad avere gratis nel corso della nostra esistenza semplicemente perché non ci crediamo, non siamo disposti a cambiare le nostre abitudini e il nostro modo di pensare.
Molti pensano che per fare decollare il turismo occorrano piani, strategie, soldi, esperti, strumenti. In realtà non potremo mai campare di turismo se non sapremo cambiare il nostro stile di vita, l’organizzazione della nostra società. Se continueremo ad andare in ferie tutti ad agosto, se continueremo a metterci in fila alla ricerca di un posto fisso alle dipendenze di qualcuno, se non coloreremo la nostra vita con un pizzico di romanticismo, se non saremo capaci di fermarci ad osservare un fenomeno naturale, se non sapremo circondarci del bello, se non aspireremo a raggiungere livelli di spiritualità più elevati, se non ci riconosceremo parte di una comunità, se non ci concentreremo sull’essere più che sull’avere, se non saremo orgogliosi della nostra storia e della nostra identità, se non sapremo raccontarci perché non abbiamo niente da dire. Se continueremo nella nostra personale eclissi.

Massimiliano Capalbo

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28 Luglio 2018/0 Commenti
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