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Calabria

Ignoranza e disperazione

Una buona parte del territorio calabrese è andato (e sta continuando ad andare) a fuoco, sotto gli occhi apatici e distratti dei calabresi e quelli incapaci (quando non corresponsabili) delle istituzioni e il massimo della reazione che si può percepire sono le dichiarazioni più o meno accalorate della gente sui social network alla ricerca del capro espiatorio al quale appioppare le solite responsabilità.
In realtà la Calabria va in fumo per colpa di tutti i calabresi, nessuno escluso, ma in particolare per due motivi: uno si chiama ignoranza e l’altro disperazione. L’ignoranza è quella nei confronti della natura. L’uomo post-moderno (non solo calabrese ovviamente) non conosce la natura (si è allontanato e contrapposto alla natura) e dunque come può difendere qualcosa che non conosce e ri-conosce come prezioso? Non sappiamo cos’è, come nasce e a cosa serve una pianta, una zolla di terra, una sorgente d’acqua. Non sappiamo come funziona l’ecosistema nel quale viviamo, eppure ogni giorno prendiamo decisioni che vanno ad alterarne il suo funzionamento. Siamo ancora fermi ad un’idea del mondo vegetale che è datata 1509, l’anno in cui Charles de Bovelles filosofo francese pubblicò, nel Liber de sapiente, la piramide dei viventi, un’illustrazione che mostra le specie viventi e non viventi ordinate secondo una piramide antropocentrica dove l’uomo è posto in cima (definito intelligente) mentre le piante (poste un gradino sopra le rocce) sono definite “est et vivit“, appena esistenti e viventi e nulla più. Peccato che le ultime ricerche sulle piante stiano dimostrando un’intelligenza che va oltre i nostri pregiudizi. Fu Charles Darwin ad intuire, per primo, che le piante fossero esseri intelligenti ma non potè, circa un secolo fa, affermarlo a gran voce, perché avrebbe rischiato di essere rinchiuso in manicomio. Anche oggi quando accompagno turisti ed escursionisti nelle esperienze eco-sensoriali vengo guardato un pò strano, figuriamoci un secolo fa. Il pregiudizio, sempre lui, ha impedito per oltre un secolo di fare dei passi avanti, di scoprire quello che oggi, con enorme ritardo, sta venendo alla luce non solo nel campo della botanica.
L’altro elemento è la disperazione che caratterizza le scelte di imprenditori, partitici, funzionari, disoccupati e che porta ad attualizzare logiche perverse di spartizione e sfruttamento del territorio allo scopo di lucrare sulla natura e l’ambiente. Se si appiccano incendi per guadagnare 10 euro l’ora, se un bosco bruciato è appetibile per chi gestisce centrali a biomasse (non ho mai capito cosa ci stia a fare il termine bio in questa definizione, visto che si tratta di centrali altamente inquinanti al pari degli inceneritori), se le normative sono funzionali a queste logiche diaboliche (l’Europa finanzia la realizzazione di centrali biomasse spacciandole per rinnovabili, ecologiche e sostenibili), allora vuol dire che invece di perdere tempo ad invocare il loro intervento è giunto il momento di sostituirci e farci noi stessi istituzione come da tempo vado professando.
Non ha più alcun senso invocare eserciti o soccorsi, il danno è già stato compiuto, i buoi sono scappati, le istituzioni preposte hanno fallito, dovrebbero avere la decenza di dimettersi e chiedere scusa ma un disperato non possiede la maturità per compiere un gesto così nobile. Dobbiamo ricominciare a prenderci cura di un territorio che abbiamo abbandonato e lasciato in pasto agli interessi più loschi e questo non riguarda solo i boschi.
Ma è dai boschi che ripartiremo. A settembre lanceremo un’iniziativa senza precedenti, aperta a tutte le associazioni, le imprese, i cittadini che hanno a cuore la salvaguardia non del nostro territorio (come erroneamente affermano gli ambientalisti) ma degli esseri umani che ci vivono. Non è la natura, infatti, che ha bisogno di noi per salvarsi, siamo noi che abbiamo bisogno della natura per salvarci. L’iniziativa avrà un triplice scopo: 1) diffondere consapevolezza attraverso incontri nelle scuole e nelle comunità; 2) piantare migliaia di alberi nei territori colpiti dagli incendi; 3) individuare dei custodi dei luoghi ai quali affidare la tutela e la gestione degli stessi come, con un’iniziativa lodevole, ha fatto il Parco Nazionale della Sila lanciando l’iniziativa “adotta un sentiero”. Collaboreremo con le istituzioni che si dimostreranno disponibili, bypasseremo quelle inette e complici dei disastri fin qui registrati.
La terra ha fatto a meno degli esseri umani per gran parte della sua esistenza e può continuare a farne a meno tranquillamente, noi siamo arrivati ieri e con la stessa velocità con cui abbiamo fatto la nostra comparsa potremo eclissarci senza che nessuno ne avverta la mancanza.

Massimiliano Capalbo

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11 Agosto 2017/0 Commenti
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