Vegetale a chi?
Se vi dicessi Charles Darwin la vostra mente assocerebbe questo nome all’opera “L’origine delle specie” nella quale, il famoso biolgo britannico, formulò la teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali che lo ha reso celebre nel mondo. Invece pochi sanno che Darwin fu il primo studioso a intuire, in un libro meno conosciuto dal titolo “Il potere del movimento nelle piante”, 136 anni fa, che le piante sono esseri estremamente intelligenti.
Perchè, per oltre un secolo, nessuno scienziato o intellettuale ha mai osato approfondire questa geniale intuizione? Cos’è che, quasi sempre, impedisce all’umanità di compiere dei passi in avanti verso la comprensione e la conoscenza? Le tecnologie poco sofisticate? La mancanza di finanziamenti? La scarsità di cervelli? Niente di tutto questo. Quello che impedisce all’umanità di progredire è il pregiudizio. Un pregiudizio, infatti, ha impedito a fior fiore di studiosi, per quasi 150 anni, di considerare le piante esseri intelligenti e di imparare da loro.
Il 2 settembre del 1908, all’apertura del congresso annuale della British Association for the Advancement of Science, Darwin dichiarò: “le piante sono esseri intelligenti” scatenando un putiferio tra gli studiosi. Le piante, in quanto esseri inferiori, non potevano essere considerate tali. Questo presupporrebbe una certa dose di umiltà che l’uomo, in particolare dall’avvento della modernità in poi, ha smarrito. Eppure gli esseri umani dipendono dalle piante (per l’ossigeno e l’alimentazione ad esempio) mentre le piante non dipendono dagli esseri umani. Nonostante ciò abbiamo avuto l’arroganza di coniare uno slogan per l’Expo 2016 che recitava così: “nutrire il pianeta”.
L’idea del mondo vegetale che, tutt’oggi, la maggior parte di noi si porta dietro risale al 1509, quando Charles de Bovelles pubblicò il suo libro “Liber de sapiente” nel quale è raffigurata un’illustrazione che mostra la piramide dei viventi. In cima ad essa, ovviamente, c’è l’essere umano mentre le piante sono appena un gradino sopra le rocce (collocate alla base) definite “est et vivit” (esistenti e viventi) e nulla più. D’altronde quante volte abbiamo sentito l’espressione: “è ridotto ad un vegetale” per descrivere una persona in stato precario di salute?
Da un pò di tempo a questa parte un simpatico ricercatore italiano che risponde al nome di Stefano Mancuso (il cui cognome rivela origini calabresi) scrive dell’intelligenza delle piante e va in giro per il mondo a tenere affascinanti conferenze sul tema. Come lui altri studiosi, come Daniel Chamovitz, Renato Bruni, Michael Pollan, Christopher Bird, autori di diversi volumi sul tema, si interessano al mondo vegetale per cercare di carpirne i segreti, un mondo che non smette di riservare straordinarie sorprese.
Le piante sono gli unici esseri, costretti (poichè non possono spostarsi) ad aguzzare l’ingegno per adattarsi ai cambiamenti che avvengono intorno a loro, dai più banali ai più pericolosi. L’esatto opposto di ciò che fanno gli esseri umani, sempre più propensi invece a cambiare (con la forza) tutto ciò che li circonda per evitare di cambiare se stessi. Le piante non solo possiedono tutti e cinque i nostri sensi ma ne hanno molti altri in più e comunicano con l’ecosistema che le circonda attraverso un linguaggio molto sofisticato, di cui ancora si conosce molto poco, che mai potremo percepire se non avremo l’umiltà di metterci in ascolto. Per poter entrare in relazione con la natura, infatti, occorre decentrarsi e fare silenzio, due cose che gli esseri umani sempre con maggiore difficoltà riescono a fare. La maggior parte dei problemi che abbiamo oggi, infatti, nascono dalla nostra incapacità di relazionarci con l’ambiente che ci circonda. Da questi studiosi giungono nuove speranze per l’umanità, si aprono nuove frontiere per la conoscenza dell’ecosistema e per l’innovazione nei più svariati campi dalla comunicazione all’architettura, dalla depurazione alla sopravvivenza su altri pianeti ma, soprattutto, crollano i pregiudizi che fino a questo momento hanno ridotto, questa volta si, in stato vegetativo gli esseri umani.
Massimiliano Capalbo


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