Fa più rumore un albero che cade

20131124_154540Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Mentre siamo impegnati ad ascoltare i rumori dei giganti che stramazzano al suolo, nel frattempo ci sono tanti piccoli alberelli che stanno spuntando in giro per la nostra penisola. Crescono lentamente e in silenzio e sono il presente (e non il futuro) del nostro Paese.
Un libro, “Io faccio così”, di Daniel Tarozzi ne racconta alcune decine ma ce ne sono tanti altri che vanno a comporre quella grande foresta che si chiama rinascita, che vegeta silente attorno a noi e di cui nessuno parla.
L’attenzione dei media è tutta focalizzata sui patriarchi, sugli alberi secolari che rischiano di fare da parafulmine al primo giorno di temporale e appena cade un tuono diventa notizia.
La maggior parte di questi nuovi alberelli che crescono sono individui, singoli, folli, appassionati, visionari che per primi hanno deciso di sovvertire le regole, di sparigliare le carte, di uscire dalla routine e dalla passività nella quale la società post-moderna vorrebbe relegarci. E hanno deciso di cambiare vita cambiando abitudini, cominciando da se stessi e poi passando per gradi ad interessarsi della propria abitazione, del proprio quartiere, della propria comunità. Hanno creato modelli di vita, di impresa, di società sostenibili, ecologici, economici, umani, disarmanti nella loro semplicità ed efficacia. Non hanno atteso la politica, sono diventati loro stessi politica e modello per altri.
Le vicende politiche e imprenditoriali degli ultimi venti anni hanno dimostrato che il potere non si mantiene col denaro, con le maggioranze e con il possesso dei media. E’ solo una questione di tempo, la verità nell’era di Internet viene a galla e anche molto velocemente e tutto crolla con la stessa velocità con cui è stato costruito. Resiste solo ciò che è vero, che è naturale, spontaneo, relazionale.
Il problema è che il fascino del potere è maggiore del fascino della semplicità. Il potere è facile, la semplicità è difficile, richiede sforzo e nel fragile mondo in cui viviamo lo sforzo non è dato.
Nell’era dell’eccesso (di rumore, di velocità, di beni, di messaggi, di cibo, di parole, di luce) chi si muove in silenzio, lentamente, nell’ombra, con semplicità e ponendo attenzione all’ascolto di ciò che accade intorno a sè viene considerato inefficace, insignificante, inutile.
E invece, tanti piccoli Davide stanno rimettendo insieme i cocci di un territorio che i vari Golia, nel loro passaggio, (molto simile a quello di un elefante in una cristalleria) hanno lasciato. Stanno puntellando il Paese ricominciando dalle fondamenta. Sono minoranza e per questo il potere di immaginare e decidere come sarà il domani è nelle loro mani.

Massimiliano Capalbo

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novembre 26, 2013

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