Quattro anni fa, quando nessuno (neanche Grillo stesso) immaginava quello che sarebbe potuto accadere, scrivevo in Di là dal ponte: “La classe politica italiana attuale si caratterizza per tre atteggiamenti che sono trasversali rispetto agli schieramenti. In primo luogo è prigioniera delle ideologie, questo gli impedisce di guardare lontano, oltre il proprio naso, di superare contrapposizioni e pregiudizi.

E’ priva di idee e di ideali ed è accecata dal pregiudizio e per sopperire a queste carenze ha bisogno di crearsi dei nemici… vive in un mondo tutto suo e parla un linguaggio incomprensibile all’elettore… infine … ricerca continuamente visibilità ma contemporaneamente si rivela un disastro in materia di comunicazione. All’orizzonte non si intravede granché di nuovo ma qualcosa si sta muovendo. Iniziano ad affacciarsi sulla scena politica nuovi concorrenti, almeno così sembra. Si tratta delle liste civiche lanciate dal comico genovese Beppe Grillo che derivano da nuove forme di aggregazione sociale, iniziative spontanee nate in tutta Italia sulla scia degli spettacoli tenuti da Grillo, che si chiamano Meetup.
Certo, avendo coordinato uno di questi Meetup per quattro anni, avendo vissuto dall’interno il movimento, avevo gli elementi per poterlo affermare ma qualsiasi osservatore attento l’avrebbe potuto prevedere. E invece oggi, 22 febbraio 2013, per la prima volta i giornali italiani parlano del M5S come di una realtà. Pazzesco. Pazzesca la miopia che ha accecato e continua ad accecare in particolare giornalisti e politici italiani, una miopia che spiega perchè questo Paese è fermo da oltre venti anni.
Spiegavo anche le ragioni del possibile successo: “Il futuro della rappresentanza politica in Italia potrebbe appartenere a loro, o almeno a ciò che potranno diventare da qui a qualche anno, sostanzialmente per tre motivi principali: il primo è banale e consiste nel fatto che non esistono alternative, sono stati i primi nel loro genere in ordine di tempo, rappresentano… i first mover (i primi a muoversi); il secondo motivo riguarda il fatto che rappresentano una novità assoluta nel panorama politico nazionale sia in termini di rappresentanza sociale che di contenuti e strategie comunicative; il terzo motivo riguarda il bisogno e la richiesta da parte del cittadino post-moderno di incidere maggiormente sulle scelte che determineranno la qualità della propria esistenza. Stiamo passando, infatti, da una democrazia rappresentativa ad una democrazia partecipata. I partiti non assolvono più in maniera efficace a questo compito.”
Non ragionavo da politico e neanche da politologo, ragionavo da imprenditore che conosce il ciclo di vita di un prodotto, e il ciclo di vita del prodotto “partito” aveva già cominciato allora la sua parabola discendente e un nuovo concorrente si affacciava all’orizzonte.
I Meetup di Beppe Grillo – scrivevo – potrebbero rappresentare per l’Italia la prima forma di democrazia partecipata post-moderna veramente nuova, avulsa dal sistema politico-clientelare, con tutti i pregi e difetti delle aggregazioni umane, che sfrutta le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie della comunicazione per creare le condizioni per una maggiore partecipazione alla vita sociale e politica di un territorio, una democrazia non più solo rappresentativa. Beppe Grillo ha il merito di aver compreso prima degli altri questi cambiamenti e come tutti i first mover ne sta pagando lo scotto in termini di attacchi. Le corporazioni della politica e del giornalismo italiano non solo sono state miopi e incapaci di leggere i cambiamenti in atto da tempo nella società italiana e di riconoscerne le nuove forme di espressione, salvo rare eccezioni, ma addirittura quando si sono materializzate (in occasione dei V-Day) le hanno etichettate come antipolitica, populismo e qualunquismo, facendo leva sul pregiudizio, le ideologie e lo stereotipo di cui erano e sono ancora sono intrisi. Hanno assunto l’atteggiamento tipico di quelle aziende che quando si accorgono che un concorrente si affaccia all’orizzonte storcono il muso con un atteggiamento snobistico come a voler dire: “come può pensare di poter competere con noi?” Solitamente queste aziende vengono spazzate via nel giro di breve tempo dai nuovi concorrenti, e così avverrà con i partiti. Il cambiamento ha preso il via dal basso, dalla gente comune.”
Il M5S rappresenta un nuovo paradigma e come tutti i nuovi paradigmi ha attraversato e attraverserà delle fasi e indicavo anche quali: “la nascita di un nuovo paradigma, secondo Richard Brodie, comporta delle fasi di sviluppo che rispecchiano i passaggi che ogni nuovo quadro concettuale deve superare per affermarsi e precisamente quattro fasi: la fase di compiacenza-marginalizzazione, la prima fase in cui la nuova teoria viene considerata dalla maggior parte delle persone come bizzarra o fuori dal comune e quindi viene presa con simpatia, questa fase Grillo l’ha già attraversata quando ha iniziato a tenere i suoi spettacoli in giro per l’Italia; la fase di ridicolizzazione, quando chi non intende rinunciare alle proprie posizioni concettuali inizia ad ironizzare sul fenomeno e quindi l’iniziale compiacenza lascia il posto allo scherno e alla ridicolizzazione, e questa fase ha immediatamente preceduto l’organizzazione dei V-Day; la fase della critica, quando le nuove teorie iniziano e fare proseliti e questi si materializzano, questo suscita in chi non è disposto ad abbandonare le proprie convinzioni a favore delle nuove una reazione di paura e quindi l’attacco, il discredito, e questa fase ha coinciso con il periodo che è andato dal primo V-Day ad oggi; l’ultima fase è quella dell’accettazione, allorquando un numero sufficiente di persone si schiererà a favore del nuovo paradigma consentendo la sua accettazione all’interno della società” e questo è quello che avverrà da lunedì in poi.
Concludevo, con il massimo del realismo e senza farmi alcuna particolare illusione, scrivendo: “Le liste civiche rappresentano un primo passo verso la formazione di un movimento nazionale, una rete che potrà unire le varie esperienze dei Meetup italiani. Non è detto che ciò avverrà in questa forma e in maniera lineare, senza ostacoli o incidenti di percorso, ma il processo ormai è stato avviato ed anche se questa esperienza non passerà indenne attraverso le difficoltà, ha già ottenuto dei risultati, ha già messo in moto un processo ormai inarrestabile. I Meetup, infatti, agiscono già da alcuni anni in ambito locale, conducono battaglie, ottengono risultati concreti a vantaggio dei territori in cui operano. Rappresentano un laboratorio politico e sociale, una palestra per riavvicinare la gente alla politica. Funzioneranno se si differenzieranno rispetto ai vecchi concorrenti, i partiti, e se sapranno adottare un approccio innovativo nel metodo e nella struttura, se riusciranno a trovare un terreno comune di valori condivisi che ancora manca, se riusciranno a liberare le persone e non a legarle come hanno fatto i partiti finora. Funzioneranno se riusciranno a condividere dei valori ma soprattutto se adotteranno un’etica comune. Non sappiamo ancora cosa diventeranno e cosa faranno domani, sappiamo che non rappresenteranno la soluzione a tutti i problemi ma sappiamo anche che hanno le potenzialità per rappresentare una speranza concreta di democrazia partecipativa post-moderna.” Questo è il mio augurio, valido ancora oggi, per il M5S.

Massimiliano Capalbo

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