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Eretiche riflessioni, Politica, Società

Breve storia del regresso dall’800 ad oggi

Tutto ebbe inizio qualche secolo fa, nei primi anni dell’800. Quando l’uomo inventò le macchine che avrebbero dovuto rendergli più facile la vita. La chiamò rivoluzione industriale ed oggi si sta accorgendo che si trattava soltanto di un’illusione. Ma lui vi ripose fiducia, una cieca fiducia, in ciò che definì progresso e che invece si sta rivelando l’esatto opposto.
La rivoluzione industriale stravolse le vite di interi popoli che si trasferirono dalle campagne, dove vivevano naturalmente e con spazio, nelle città per ammassarsi strati su strati e sottomettersi alla dittatura del denaro, illusi di poter vivere una vita più facile grazie alle nuove tecnologie. Un processo che è in corso tutt’oggi e che ha generato: 1) l’illusione di poter vivere prescindendo dalla natura e 2) lo spopolamento e l’abbandono delle montagne/campagne con conseguenti devastazioni a valle in caso di maltempo. Ma il facile coincideva, e coincide tutt’oggi, con l’artificiale perchè il naturale è per definizione difficile e nelle campagne rimasero solo gli uomini avvezzi al difficile che consideravano la terra parte del proprio corpo. E la società cominciò a diventare sempre più fragile.
Nacque il Capitalismo e si diffuse la convinzione che essere ricchi significava avere molti di quei pezzetti di carta con dei bei numeri stampati sopra, mentre il povero era colui che, privo di denaro, aveva una cantina piena di buon vino, un granaio pieno di frumento, tutto lo spazio intorno a se e un bel pò di tempo libero. I contadini vennero trasformati in operai, ovvero in ingranaggi al pari delle macchine, e quello che facevano venne chiamato lavoro. Ma quel che fa l’operaio non può essere considerato un lavoro perché lui ne farebbe volentieri a meno. Mentre di un vero lavoro, ci insegna il contadino, non ci si può sbarazzare perché è la vita stessa. Per avere molti pezzetti di carta bisognava lavorare sempre di più, a dismisura, e la dismisura significò perdita della naturalità e peggioramento della qualità al costo dell’inquinamento e del consumo, a ritmi insostenibili, di risorse non rinnovabili.
L’uomo di città cominciò a intuire che forse era tutto un inganno. L’agiatezza promessa (ieri come oggi) dai politici e dagli industriali si rivelò artificiale, mentre quella perduta era genuina e allora cominciò a cercare conforto nella politica e in altri artifici simili. Mentre la proprietà del contadino era (ed è) soggetta alla sua misura, ai suoi bisogni, quella propugnata dai due grandi sistemi sociali degli ultimi due secoli (Capitalismo e Comunismo) non ha conosciuto e non conosce limiti. I due sistemi parvero distinti e contrapposti ma in realtà si rivelarono identici. Il Comunismo si limitò a mutare la forma del Capitalismo che da “privato” divenne “di Stato”, ma continuò sulla stessa linea a degradare i contadini e gli artigiani ad operai (che ebbero bisogno di creare i sindacati per ottenere un riconoscimento sociale) e proseguì sul cammino del facile inaugurato dal Capitalismo.
Invece di innalzare gli operai affinché divenissero uomini naturali come i contadini, il Comunismo li utilizzò (in un primo momento forse anche credendoci veramente) per mantenerli in vita artificialmente, e costruendo (in un secondo momento) su di essi le proprie carriere salvaguardardando gli interessi dei capitalisti, utilizzando un modello di cui Niki Vendola si è rivelato essere solo l’ultimo, e tra i più insignificanti, rappresentanti.
Abbiamo trascorso gli ultimi due secoli a reggere le parti di due sistemi sociali che avevano nella cieca fiducia nel progresso il loro punto debole comune e che ora si rivelano in tutta la loro inconsistenza e insostenibilità. Ma il processo non accenna ad arrestarsi. Se prima ci si insediava intorno alle fabbriche (che davano lavoro) oggi ci si insedia attorno ai centri commerciali (che sottraggono lavoro) la nuova illusione post-moderna. I livelli di inquinamento crescono sempre più, i prodotti biologici stanno scomparendo, il clima sta impazzendo e il ritmo di vita delle persone ha raggiunto livelli insostenibili.
E’ per questo che ho deciso di cominciare a scrivere una breve storia del regresso (di cui questa è solo l’introduzione) per svelare ai contemporanei l’inganno e l’illusione di cui i loro predecessori sono rimasti prigionieri e ridefinire il concetto di progresso.

Massimiliano Capalbo

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21 Novembre 2013/2 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/regresso.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2013-11-21 21:41:012015-08-07 08:35:35Breve storia del regresso dall’800 ad oggi
2 commenti
  1. G. Fittante
    G. Fittante dice:
    22 Novembre 2013 in 08:33

    Avrei voluto dirlo io e forse qualche volta l’ho fatto (non in modo così sistematizzato). E’ vero che, per l’argomento che hai trattato, fondamentale si rivela l’età di chi conduce l’analisi. Pensa se l’avessi scritto io: sarebbe stata etichettata come “nostalgico rigurgito dell’età”. Ti prego, continua a “pensare”. Non siete in molti ma state agli altri come un elefante ad un topolino (per usare una metafora “naturale”)

    Rispondi
  2. Massimiliano
    Massimiliano dice:
    23 Novembre 2013 in 09:07

    Non credo che Sartori legga Ereticamente quanto piuttosto che l’argomento stia diventando d’attualità.

    http://www.corriere.it/politica/13_novembre_23/editoriale-sartori-modernita-consumo-pianeta-907adcac-5405-11e3-b3cc-01de6c91b992.shtml

    Rispondi

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