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Calabria, Eretiche riflessioni

La revoluzione dei visionari in Aspromonte

Domenica 30 novembre un gruppo di visionari calabresi si è materializzato alle pendici dell’Aspromonte, all’estrema propaggine della regione, per dialogare sensibilmente sulla Calabria e i calabresi. Appassionati, scrittori, agronomi, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, artisti, cittadini. Tutti insieme hanno provato ad immaginare la Calabria che verrà.
L’augurio è che occasioni del genere possano ripetersi con maggiore frequenza. L’augurio è riuscire sempre più frequentemente a spegnere o spengere che dir si voglia la tv (dove si assiste passivamente alla celebrazione del virtuale e all’abbruttimento delle coscienze) per accendere le occasioni di incontro e dialogo (spazi dove costruire e ricostruire la nostra realtà) come quella di domenica. Radunare dei calabresi per parlare di Calabria e per provare ad immaginarla domani non è un’operazione semplice. Non lo è stata fino ad oggi, perchè distratti dal pensiero dominante, perchè la corsa all’accaparramento delle merci ci ha resi più individualisti, perchè circondati dai nuovi media ci siamo ritrovati improvvisamente soli, perchè il complesso d’inferiorità tramandato di generazione in generazione ci ha impedito di credere che potessimo essere all’altezza del compito. Non è stato facile perchè le distanze, fino ad oggi prima ancora che geografiche determinate dai campanilismi, lo hanno impedito.
Poi è arrivata la crisi, quella del pensiero dominante che vede nell’economia una religione più che una scienza, e ci siamo accorti che quel luccichio avvertito in lontananza che abbiamo erroneamente inseguito per molto tempo, una volta raggiunto era solo un riflesso, uno specchietto per le allodole che ci ha distratti e costretti a deviare dal nostro naturale percorso. Abbiamo cominciato a ricercare la vecchia via non per tornare sui nostri passi ma per riprendere da dove eravamo rimasti e proseguire in avanti. Ritornando sui nostri passi stiamo incrociando tanta altra gente che ripercorre a ritroso la stessa strada, questo significa che ci stiamo riavvicinando. Se la crisi aggrega, se la crisi porta a riflettere e a riconsiderare i rapporti e le relazioni, allora viva la crisi. Se ci porta a scoprire che il ritardo accumulato fin qui e il mancato sviluppo industriale della Calabria oggi rappresentano un vantaggio rispetto agli altri territori, allora benedetta crisi. Se si avverte il bisogno di ritornare alla montagna, fisicamente e spiritualmente, è perchè il pensiero dominante ha trascinato a valle, come un’alluvione, ciò che ha incontrato durante la sua marcia trionfale. Se qualcosa di nuovo sta succedendo, dunque, non è un caso che accada proprio tra le montagne e tra gente di montagna. Tra gente che ha fatto del rapporto con la natura uno stile di vita prima ancora che una professione.
Non si tratta di nostalgia, non si tratta di ritornare sui propri passi, non si tratta di fare retromarcia. Si tratta di riprogettare un futuro (che finora ha puntualmente disatteso le aspettative) recuperando ciò che del passato ci può consentire di immaginarlo con occhi nuovi questo futuro e di edificarlo su solide fondamenta, confezionando idee, utilizzando professionalità ma soprattutto sensibilità nuove e più mature.
I visionari di Calabria sono questi, sono i protagonisti della REvoluzione, un’evoluzione sociale ed economica inedita e diversa rispetto al passato che è già cominciata e che prosegue con maggiore consapevolezza. Per incontrarli spesso occorre indossare uno zaino, un paio di scarponcini e tanta umiltà e cominciare a salire per giungere alla sorgente, là dove tutto ha sempre avuto origine.

Massimiliano Capalbo

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2 Dicembre 2014/1 Commento
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1 commento

Trackbacks & Pingbacks

  1. Ereticamente » Presa d’atto ha detto:
    12 Gennaio 2015 alle 09:18

    […] Proprio nell’agriturismo di uno di questi politici, Ugo Sergi, il mese scorso si è tenuto un incontro molto importante tra visionari consapevoli di rappresentare il cambiamento già in atto da tempo in […]

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