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Ambiente, Calabria, Eretiche riflessioni, Società

Nei giardini che nessuno fa

Qualche giorno prima di Natale sono stato a Rende per conoscere Nadia Gambilongo, presidente dell’Associazione di volontariato “I giardini di Eva” ed è stato bello scoprire questa piccola ma significativa realtà. Nadia, assieme ai ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Falcone” di Rende, dall’autunno del 2011, ha iniziato a coltivare le aiuole che circondano il proprio quartiere, una piccola scelta ma anche una grande rivoluzione.
Prima ancora che coltivare le aiuole Nadia e la sua associazione cercano di coltivare buone relazioni con il vicinato, coinvolgendo tutti quelli che desiderano contribuire a rendere più bello il posto dove vivono. E ciò che prima era solo un ricettacolo di rifiuti si è trasformato improvvisamente in uno spazio da vivere, da abitare. L’iniziativa di Nadia, in fondo, non è altro che questo: un invito a riflettere sul concetto di abitare che abbiamo. Sappiamo abitare i nostri spazi domestici, che abbelliamo e rendiamo sempre più chic, ma non sappiamo abitare gli spazi che li circondano. Ci occupiamo molto degli interni e quasi per nulla degli esterni, considerati spazi di tutti e dunque di nessuno. Tutto ciò che abita fuori dalla nostra porta spesso è considerato inospitale, a partire dal pianerottolo di casa a finire al parcheggio prospicente l’abitato, non tanto perchè frequentato dalla criminalità o naturalmente insidioso, quanto perchè ritenuto spazio di competenza altrui e questo altrui va sotto il nome di istituzione, Comune, Provincia etc. un ottimo alibi per giustificare il nostro disinteresse.
Di disinteresse in disinteresse questi luoghi vengono spesso abbandonati a se stessi. Nei giardini che nessuno fa trovano dimora i senza tetto, gli spacciatori, i criminali, i terroristi (i fatti di Parigi certificano la creazione di cellule terroristiche nelle banlieue, i sobborghi della città) che ci costringono a barricarci nelle nostre case, posizionando telecamere e installando antifurti. E’ un pò come giocare a Risiko, se si lascia campo libero, se non ci sono truppe a guardia, qualcuno lo invaderà. I governi non possono fare altro che reprimere i fenomeni, spetta a noi invece il compito di prevenirli.
Ecco perchè l’opera dei Giardini di Eva è meritoria e importantissima. Tra gli scopi dell’associazione, infatti, c’è proprio lo sradicamento (per restare in tema botanico) della diffidenza e della sfiducia reciproca che costituiscono un terreno fertile per il radicamento del male nella nostra società.
I ragazzi dell’associazione non solo hanno messo a dimora numerose piante trasferite, come ci racconta Nadia, da vasi dove rischiavano di morire per mancanza di cure in piena terra, ma hanno anche collaborato alla realizzazione di arredi urbani come le panchine, che hanno installato nei prati circostanti il quartiere “Viale dei giardini” (che già nel nome aveva impresso il suo destino) di Rende, panchine che rappresentano la prima occasione di socializzazione urbana.
Ma, direte voi, non doveva pensarci il Comune? E perchè, chi ci ha pensato? Gli abitanti di quel quartiere cosa sono? Non sono il comune? Non sono cittadini che si fanno istituzione?
Qualsiasi iniziativa del Comune non potrebbe mai avere le ricadute che stanno avendo le iniziative dell’Associazione di volontariato, anche perchè non basta mettere a dimora delle panchine o delle piante, poi si tratta di prendersene cura nel tempo. Quanti soldi pubblici sono stati spesi per arredare spazi urbani lasciati poi incustoditi alla mercè dei vandali? E invece a Rende “succede anche – ci racconta Nadia – che qualche abitante di altri quartieri, sapendolo, ci porti delle piante da mettere a dimora e poi li vediamo ogni tanto venire ad annaffiarle, a prendersene cura assieme ai bambini“.
Sono sempre i piccoli gesti quelli in grado di cambiare il mondo, se l’esempio di Nadia e dei ragazzi dell’Associazione “I giardini di Eva” si diffondesse un pò ovunque, i nostri quartieri sarebbero dei prati fioriti, gli spazi ritornerebbero ad essere vissuti, la gente potrebbe incontrarsi e conoscersi, dall’incontro potrebbero nascere nuove idee e nuovi esempi di convivenza civile, la criminalità arretrerebbe, i bambini avrebbero degli spazi sicuri dove giocare e tutto questo solo per aver messo a dimora delle piante. Non è semplicemente straordinario?

Massimiliano Capalbo

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20 Gennaio 2015/0 Commenti
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