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Eretiche riflessioni, Politica, Società

Meno disperati e più ispirati

Mi colpiscono i commenti indignati che leggo sui social network ogni qual volta una notizia più o meno criminosa coinvolge uomini delle cosiddette “istituzioni”. Mi colpiscono molto di più delle notizie stesse. Perchè sembra quasi un esercizio retorico etichettare atti, ormai divenuti consuetudine, come se fossero eccezioni che vanno contro la morale corrente.
Non sto dicendo che ormai siamo assuefatti e che quindi non ha senso scandalizzarsi. No, sto dicendo che dovremmo semplicemente finirla con questa farsa
. Da una parte e dall’altra. Sto dicendo che se vogliamo risolvere il problema dobbiamo andare alla radice, alla fonte. E la fonte, spesso, si chiama disperazione. In una società i cui membri hanno perso qualsiasi punto di riferimento e qualsiasi motivazione interiore, la partitica rappresenta una zattera alla quale aggrapparsi con tutte le proprie forze per tentare di risolvere il problema di vivere o per elevarsi socialmente rispetto alla massa. Un tempo, quando un giovane non aveva voglia di studiare o non aveva chance nella vita, la famiglia lo mandava a lavorare (onestamente) o, nei casi peggiori, sceglieva di delinquere. Oggi, invece, può trovare qualcuno (lobby economiche e imprenditoriali) disposto a candidarlo e a farlo eleggere a patto che, una volta eletto, sia disposto a ricambiare il favore prestandosi ad essere marionetta nelle loro mani, servendosi delle istituzioni come strumento finalizzato allo scopo, delinquendo spesso a norma di legge.
La gente è ancora convinta che i partitici abbiano bisogno di andare al potere per rubare, in realtà hanno solo bisogno di andarci per dare un senso alla propria esistenza. Usciamo dall’ipocrita convinzione che una persona si candida per risolvere i problemi della comunità che vuole rappresentare, chi si candida deve risolvere innanzitutto il proprio problema di tirare a campare (non solo economicamente), è alla ricerca di quella che un tempo veniva chiamata “sistemazione”. In una società alla strenua ricerca della scorciatoia rappresenta il miglior compromesso, minimo sforzo massimo rendimento. I partitici non possono essere altro che dei burattini in mano a burattinai (grandi lobby e imprese multinazionali) che hanno come unico obiettivo quello di continuare a macinare ricavi con buona pace di destra, sinistra, centro, solidarietà, etica, sostenibilità, ambiente e tante altre belle etichette che utilizzano solo per darsi una parvenza di ideale. Sono in grado di far cadere governi e rovesciare equilibri semplicemente premendo un tasto, quello delle borse.
Sono passati quasi 25 anni da Tangentopoli e il cancro è semplicemente diventato metastasi. Non vi è istituzione locale o nazionale che non sia controllata da lobby e interessi economici che, a vario titolo, decidono i destini di interi popoli, utilizzando vari disperati-burattini per raggiungere i propri scopi. Chiunque andasse lì, anche se fosse San Francesco, avrebbe due opzioni davanti adeguarsi o essere espulso, il sistema è cosi consolidato e oliato che è in grado di espellere immediatamente chi non gli assomiglia. Stimati professionisti sono diventati lo zimbello del Paese, finiti nella gogna mediatica semplicemente perchè, essendo onesti, si erano illusi di poter “cambiare il sistema dal di dentro”.
Non è questa la soluzione, non si può cambiare un sistema che si regge sul denaro e sugli interessi privati. Occorre costruirne un altro che si regga sui talenti e sulla condivisione, che li consideri più interessanti e profittevoli rispetto al profitto a tutti i costi, non perchè è più morale o etico ma perchè è l’unico, in un mondo siffatto, in grado di competere e reggere agli scossoni che lo attendono.
Occorrerà tempo, molto tempo, ma bisogna pur cominciare. I cambiamenti richiedono tempo, coraggio e tenacia. Il primo passo è cominciare a togliere legittimità al sistema, abbandonarlo al suo destino, disertandone luoghi e riti, trasformarci noi stessi in istituzioni, agendo quotidianamente sul territorio per cambiarlo a prescindere. Il secondo è riaggregarci sulla base di interessi e passioni comuni, con una visione più ampia possibile, creando un sistema alternativo che possa un giorno competere con quello da archiviare. Il terzo è immaginare un’organizzazione sociale diversa, dotata di strumenti diversi al passo con i tempi. Qualche giorno fa ho assistito ad una tribuna referendaria in tv e per un attimo mi sono sentito catapultato negli anni ’80 del secolo scorso, il conduttore aveva la stessa espressività gioiosa di Jader Jacobelli, eppure sono passati 55 anni dalla prima messa in onda di simili dibattiti.
Questa sarebbe l’unica vera riforma per cui varrebbe la pena di spendere del tempo. Ma per farlo occorre avere la mente sgombra, occorre spogliarsi dei pregiudizi, dei preconcetti, delle ideologie, degli schemi mentali che ci hanno condotto al capolinea. Occorrono uomini nuovi prima che istituzioni nuove, meno disperati e più ispirati, perchè queste ultime saranno sempre a loro immagine e somiglianza.

Massimiliano Capalbo

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1 Aprile 2016/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/ispirare.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2016-04-01 09:37:582016-04-01 13:51:20Meno disperati e più ispirati
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