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Eretiche riflessioni, Politica, Società

Pensavamo fosse amore e invece è solo una legge

Una delle illusioni più grandi dell’uomo moderno prima e post-moderno dopo è stato pensare che i cambiamenti culturali possano avvenire per legge oppure che sia necessario attendere una legge per avere più o meno chance o possibilità nella vita. I commenti trionfalistici all’approvazione della legge sulle cosidette “unioni civili”, avvenuta ieri, ne sono un esempio.
Da quando ha scelto di emanciparsi (leggi allontanarsi) dallo “stato di natura”, l’uomo ha avuto bisogno di costruirsi uno “stato di diritto” che lo ha illuso di potersi considerare “civile” e di essere sfuggito alla “selvaticità”. Ma, soprattutto, di potersi dare delle garanzie, di poter sottoscrivere una polizza assicurativa che gli renda più facile la vita, che lo allontani dal sacrificio, dalla sofferenza. E allora sono nati i partiti, i posti di lavoro, le pensioni, le assicurazioni, le organizzazioni sindacali, quelle ambientaliste, lo stato sociale, le associazioni femministe, le associazioni per i diritti degli omosessuali, i vegetariani, gli animalisti, insomma tutti quei recinti nei quali occorre entrare per essere riconosciuti in quanto soggetti “aventi diritto” a qualcosa. Peccato che il diritto sia prerogativa solo di alcuni residenti in alcuni paesi del mondo e che non abbia valore universale. Oggi “ha diritto” chi riesce a farlo valere non chi lo proclama. Andate a raccontare ai 700 milioni di abitanti nel mondo che non possono bere, che l’acqua è un diritto o un “bene comune” come va di moda dire oggi nei paesi che la sprecano. Si è trattato e si tratta, dunque, solo di un’illusione.
Anche l’amore non sfugge alla manipolazione. Da ieri, in Italia, chi attendeva il riconoscimento del “diritto di amare” a norma di legge è soddisfatto perchè può farlo. Cosa potrà fare di diverso rispetto a ieri? Amare diversamente o più intensamente il/la compagno/compagna? No. Al contrario. Ecco alcune delle grandi conquiste ottenute: le coppie di fatto etero protranno stipulare i contratti di convivenza, in forma scritta, davanti a un notaio. Le coppie gay potranno stabilire, per la durata dell’unione, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi, anche anteponendo o posponendo il proprio cognome se diverso. Ciascuna coppia, in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, sarà tenuta a contribuire ai bisogni comuni e concordare tra loro l’indirizzo della vita familiare fissando la residenza comune. In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli assegni di mantenimento. In caso di separazione il contratto si risolve. Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonchè agli incrementi dell’azienda….
Ma scusate, si parla di: vincoli, obblighi, soldi, contratti, notai, separazioni, proprietà, assegni di mantenimento… di tutto tranne che di amore!!! Dov’è l’amore? L’amore che state sbandierando ai quattro venti e per il quale ci raccontate di avere approvato tutto ciò? Che tristezza condurre una battaglia per chiudersi nel recinto delle norme, ridurre ancora di più la libertà per assomigliare agli altri, a quelli che prima di tutto gli omosessuali considerano “normali”, perchè non si è più in grado di amare senza se e senza ma. Non saremo mai liberi se non ci libereremo delle prigioni mentali. Quanto ci piacciono i recinti, i vincoli, i legami.
L’unico ad uscire sconfitto da tutto ciò è l’amore, ma ancora prima la fiducia, come sempre. Sono sempre più in aumento i contratti pre-matrimoniali sintomo e simbolo del fallimento della nostra società. Una società che non si fida è una società destinata a morire di diffidenza. La crisi prima che economica è sociale. Per amare una persona dello stesso sesso non c’è bisogno del permesso dello Stato e neanche di una legge. L’amore è volere la felicità dell’altro non la propria, tutto il resto è solo egoismo, lo stesso egoismo che ci sta uccidendo.
C’è chi crede che questa legge tuteli gli omosessuali, qualcuno la vive come una liberazione, altra illusione. Se così fosse la notizia  che proprio oggi arriva dalla “civilissima Spagna”, che molto prima di noi ha approvato norme simili e che per questo è sempre stata considerata più civile di noi, e che parla di un giovane arbitro gay che decide di abbandonare il suo ruolo, non dovremmo leggerla.
Allontanarsi dalla natura ha significato cominciare ad interessarsi all’astruso, all’artificio, al falso. Tutto ciò che non è naturale, infatti, è costruito ad arte per rendere plausibile la realtà, così come le leggi. Le leggi normano la tristezza della nostra esistenza, gli danno il diritto di essere riconosciuta. Pensavamo fosse amore e invece… si tratta solo di una legge.

Massimiliano Capalbo

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12 Maggio 2016/0 Commenti
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