Erogatori di depressione
Sono le ore 14 di martedi 6 giugno, va in onda il TGR Calabria, un’edizione destinata a passare alla storia dell’informazione calabrese. “Non ci sono i titoli del TG oggi – dice il giornalista in collegamento da San Luca, uno dei luoghi sinonimo mediatico di ndrangheta – il titolo di oggi è: la Tg per San Luca.” Il giornalista è lì, afferma, per tentare di capire se raccontare l’altra San Luca, oltre i pregiudizi e gli stereotipi nonostante l’ennesima tegola caduta in testa (il famoso baciamano al boss che ha fatto il giro del mondo).
E la prima domanda che pone alla dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo, al suo fianco, è proprio una domanda che va oltre lo stereotipo: “quando le hanno detto lei deve andare a San Luca a dirigere l’Istituto Comprensivo che cosa ha pensato?” cercando di suggerirle la risposta aggiungendo “un pò di preoccupazione? cosa?” Ma la dott.ssa Serafino non si lascia influenzare e risponde candidamente: “no, nessuna preoccupazione perché io comunque San Luca l’ho scelto, conoscevo già questa realtà scolastica perché ho lavorato per venti anni a Bovalino e l’utenza era sempre quella dell’entroterra, con una maggioranza di ragazzini di questo paese“.
La linea torna in studio per le altre buone notizie della giornata: una vasta operazione antidroga nel catanzarese della DDA; l’identificazione da parte dei Carabinieri di Vibo Valentia dei responsabili di un omicidio di ndrangheta avvenuto a Pizzo; la confessione dell’autore di un agguato avvenuto nel vibonese domenica sera (un ragazzo di 16 anni che ha sparato al padre); il quarto anniversario della scomparsa di un ragazzo di 19 anni avvenuta a Strongoli con l’appello della madre ripresa mentre urla la sua disperazione; i controlli disposti dal Prefetto di Reggio presso l’anagrafe di Palizzi per verificarne la regolarità; un’inchiesta sulla discarica di Crotone in cui si raccontano le morti di tanta gente.
La linea ritorna nuovamente a San Luca dove il giornalista ci ricorda che resterà lì per tutta la settimana, con l’aiuto di alcuni rinforzi, a cercare delle buone notizie da raccontare, come se stesse alla ricerca delle prove dell’esistenza del mostro di Loch Ness. Ma le cose, ricorda, sono cambiate rispetto a 4-5 anni fa, l’ultima volta che c’era stato, perché mentre allora i ragazzi si coprivano il viso perché non volevano essere ripresi dalle telecamere invece adesso non hanno avuto problemi. La linea torna in studio per l’ultima notizia, un progetto (ironia della sorte) chiamato “Sorrisi” dell’Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione, a conclusione di un TG da pianto. Sigla.
Mi è venuta la depressione e per un inguaribile ottimista come me è tanto dire. Per un attimo mi sono immedesimato nei calabresi meno ottimisti di me e soprattutto nei giovani, in quei giovani ai quali ogni giorno viene raccontato a casa, a scuola e soprattutto sui media che la realtà è negativa e che devono andare via. I media calabresi hanno grosse responsabilità in questo, da tempo agiscono come erogatori di depressione. Dal 2010 incontro i ragazzi delle scuole per dimostrare con i fatti il contrario e, se permettete, quando l’informazione viene confezionata a senso unico, mi girano.
Mi viene l’impeto di postare su FB il seguente sarcastico commento: “I giornalisti del TGR Calabria non hanno bisogno di un capo redattore (in questi giorni minacciano di scioperare se non ne viene nominato uno ndr) hanno bisogno di un corso antidepressivo” con il solo scopo di avviare (provocatoriamente come è nel mio stile) una riflessione sul criterio di scelta delle notizie. Ho consigliato, in pratica, un corso di ottimismo, qualcuno che faccia vedere loro quello che non riescono a vedere, ovvero la realtà nella sua interezza. Possibile che in Calabria non sia successo altro di positivo in quel giorno? Un corso antidepressivo è un corso che evita di diffondere depressione attorno a sè. Ce ne vorrebbero tanti in Calabria, in tanti settori, non solo in quello giornalistico.
Il post ha generato tantissimi commenti (la maggior parte dei quali, a differenza di ciò che accade normalmente sui social, educati e circostanziati), non credevo di aver scoperchiato un vaso di Pandora. Tra questi quelli di due giornaliste della redazione del TGR Calabria che, hanno eseguito un’alzata di scudi a difesa della loro lesa maestà, confermando (invece che smentendo) in buona sostanza alcuni dei sospetti che da sempre circolano tra i telespettatori: che le notizie siano scelte sulla base della segnalazione da parte di amici e non dei criteri di notiziabilità; che una volta ospitati in studio si diventa debitori e non ci si può permettere di muovere critiche costruttive; che siano incapaci di raccontare senza stereotipi e pregiudizi la realtà di questa regione nella sua interezza. La prima, utilizzando espressioni di altissimo livello culturale come “pisciare fuori dal vaso” e “sputare nella casa che ti ospita”; la seconda, autodefinitasi esperta di comunicazione (dimostrando, per questo, di non sapere neanche cosa sia la comunicazione), affermando che in Calabria “le vere eccellenze sono pochissime. Fatevene una ragione” come se il nostro destino fosse ineluttabile.
Come non comprendere che anche (direi soprattutto) i giornalisti hanno il potere di contribuire al cambiamento di questa regione? Non sto affermando che bisogna censurare le notizie cattive, ovviamente. Ho l’impressione però che non riescano a trovare notizie positive perché non le cercano e quando le hanno davanti non le sappiano riconoscere come tali. Sono stanco di sentire TG depressivi, qualcuno può fare qualcosa per bilanciare un pò le notizie? Non è questa la realtà, siamo noi che la costruiamo, scegliendo a cosa dare importanza. Le parole veicolate dai media sono parole a bassa vibrazione energetica. Serena Pattaro, longevity coach, (appassionata e non esperta di comunicazione) ci spiega che “le parole realizzano mutamenti nel tempo: a volte accade nell’immediato, a volte è necessario un periodo di preparazione e acquisizione energetica… Con le parole che utilizziamo la realtà magicamente muta aspetto. Le parole sono forme di energia. Mentalmente o vocalmente puoi potenziarla, indebolirla o annullarla; sei tu che la direzioni, sei tu che scegli dove indirizzarla.”
La Calabria cambia se cominciamo una narrazione diversa, che utilizzi parole nuove ad alta vibrazione energetica, in grado di portare sotto i riflettori gli esempi positivi. Le persone, e quindi il territorio, cambiano per imitazione. Se gli esempi che porteremo saranno positivi cambierà in positivo, altrimenti come è avvenuto fino ad oggi, in negativo. Chi lavora nella comunicazione dovrebbe averlo ben chiaro in mente, altrimenti rischia di fare danni. Ho l’impressione che i ragazzi di San Luca, nascondendosi alle telecamere, lo avessero capito molto tempo fa e volessero semplicemente sottrarsi a questo gioco al massacro.
Massimiliano Capalbo


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