Quel sensazionalismo che crea la brutta realtà
Il giorno dopo l’incendio che ha distrutto il punto ristoro di Orme nel Parco la copertura mediatica dell’infausto evento è stata pressoché completa e puntuale. Solo il nostro tempestivo comunicato, pubblicato sui social, ha impedito che potessimo essere assimilati ad altri eventi simili sotto la dicitura “‘ndrangheta e company”. Nessun elemento, infatti, ad oggi, fa propendere per il dolo dunque non si capisce perché dovremmo consideraci vittime di qualcuno.
Abbiamo una predisposizione mentale al negativo tale che facciamo di tutto per rafforzare i punti di debolezza di questo territorio e indebolire quelli di forza. La cosa più efficiente, ad esempio, che i Vigili del fuoco sono stati capaci di fare quel giorno (giunti sul posto, da Sellia, due ore dopo essere stati allertati e con mezzo serbatoio d’acqua) è stata inviare le foto del punto ristoro incenerito ai media.
Dal giorno dell’incendio in poi molta gente era convinta che il parco fosse chiuso, che avessimo subito danni irreparabili, che tutto si fosse fermato, ancora oggi qualcuno chiama per chiedere se lo abbiamo rimesso in funzione. Lo stesso rischio che corre Scilla dopo l’alluvione di domenica scorsa, ad esempio, perché i media accendono i riflettori sulle disgrazie e poi spariscono senza completare il racconto, senza spiegarci come è andata a finire, lasciando nella mente delle persone solo le scene più brutte. In realtà il parco non ha mai smesso di funzionare neanche un giorno. Il giorno dopo l’incendio era tutto già ripulito e il weekend successivo disponevamo già di un container, messo a disposizione dall’efficientissimo Carlo Tansi e dalla sua Protezione Civile, adibito a biglietteria e bar. Neanche i nostri progetti di sviluppo hanno subito interruzioni. Abbiamo, come previsto, creato un’area benessere dove è possibile fare il bagno in una vasca relax installata nel bosco e dormire nelle tende sospese tra gli alberi.
Qualche giorno fa un amico giornalista, che da tempo ci segue con attenzione, è venuto al parco e si è offerto di scrivere un articolo per la Gazzetta del Sud per parlare della nuova stagione e del turismo in Calabria. Ho pensato che sarebbe potuto servire per chiarire come l’incendio non avesse influito sul normale prosieguo delle attività e per comunicare ancora una volta il positivo, come siamo siamo sempre impegnati a fare.
Chi ha letto, però, la Gazzetta di domenica 16 luglio è rimasto sbalordito dal titolo che campeggiava sull’articolo: “I criminali non affosseranno la Sila”. Leggendo l’articolo si evince che non vi è alcun riferimento ad ipotesi di dolo e nulla che lasci immaginare un titolo del genere. Si parla delle novità del parco, delle nuove tendenze del turismo naturalistico e del turismo calabrese in particolare. Il titolista, dunque, o non ha letto l’articolo oppure, abituato da tempo a titolare notizie negative, ha dato per scontato che l’incendio fosse riconducibile ad un atto doloso (perché siamo in Calabria) e che l’articolo servisse (come spesso accade) a recitare il mantra del vittimismo e dell’ineluttabilità degli eventi che accadono in questa regione.
Le abitudini consolidate, col tempo, si trasformano in comportamenti automatici e i comportamenti generano la realtà che ci circonda. La mente ricade negli schemi consueti e noi le diamo retta, le diamo così il potere di creare la realtà che viviamo. Un articolo che avrebbe dovuto comunicare il bello si è, dunque, trasformato in un brutto articolo, la semiotica delle immagini e del titolo messi assieme (con la foto del sottoscritto accigliato) hanno comunicato molto più del lungo testo che magari nessuno avrà letto, perché oggi le persone spesso si fermano ai titoli. L’effetto sperato, dunque, non si è verificato ma, semmai, è avvenuto il contrario. Si è associato qualcosa di negativo ad un parco che ha sempre fatto della bellezza e della positività i suoi punti di forza.
Occorre una profonda riflessione, nel settore dei media non solo locali, sul fenomeno del “sensazionalismo creato ad arte per vendere” come ho lamentato qualche tempo fa per il TGR Calabria. Occorre ritornare a fare informazione, altrimenti il rischio è quello di rincorrere il brutto, il negativo e di creare una realtà fatta di depressione e sfiducia nel futuro.
Massimiliano Capalbo



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