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Politica, Società

Il mio NO per esercitare un pò di fastidio

Ho deciso che andrò a votare (e questa è una notizia, visto che faccio parte della maggioranza degli italiani (60%) che non vota da tempo, nauseata dallo stato in cui versa la partitica) e, soprattutto, che voterò NO. Ma il mio non sarà un voto contro la non-riforma della giustizia, no. Io, come il 90% degli italiani, non sono né avvocato né magistrato, non ho le competenze sufficienti e neanche il tempo e la voglia di studiare e acquisire le conoscenze necessarie per votare su un argomento così astruso. Non ho intenzione di fare il lavoro che, chi è pagato decine di migliaia di euro al mese dai contribuenti, dovrebbe fare e non fa. Come la maggioranza degli italiani che andranno a votare, infatti, lo farò senza entrare nel merito del quesito, anche perché per farlo occorrerebbe un sistema dell’informazione super partes che in Italia non è mai esistito. Il referendum in Italia è un’arma spuntata, pensata appositamente per illudere i cittadini di poter influire sulle decisioni del Parlamento, di vivere in una vera democrazia. Gli eventi che stanno precipitando attorno a noi stanno dissolvendo quest’incantesimo. Per giunta un referendum costituzionale senza quorum (che può consentire ad una minoranza sparuta della popolazione di dare l’assenso alle modifiche alla carta costituzionale che appartiene a tutti) la dice lunga sull’idea di democrazia che aleggia nelle istituzioni italiane. I referendum in Italia non sono né propositivi, né consultivi, né confermativi, né deliberativi. Gli italiani, come i burattini, possono solo fare si o no con la testa approvando le logiche perverse di una delle fazioni in campo, lasciandosi arruolare in uno degli eserciti come avveniva con le crociate.
Il mio NO è, forse, l’unica possibilità che mi viene concessa, in questa democrazia formale (e non sostanziale) nella quale vivo da sempre, per esprimere il mio disgusto (siamo oltre il dissenso) per questo modus operandi fatto di prevaricazione, violenza, ottusità, ignoranza. Un governo che indice un referendum su uno spigolo della realtà, quando attorno a noi emergenze di portata planetaria esercitano i loro effetti senza trovare alcun ostacolo, è un governo che non sa neanche perché si trova lì. Siccome l’unico soggetto ad avvertire l’esigenza di un referendum di questo tipo è il governo e tutto ciò che proviene dai governi, ormai lo sanno anche i bambini, non ha lo scopo di fare gli interessi del popolo, l’unico modo per ostacolarli è votare NO, non è importante per cosa. Un governo che non ha rispetto per i propri elettori e che mente quotidianamente sapendo di mentire non merita rispetto. Il NO scombina i piani, smonta ogni brama di potere, ogni meschina strategia, ogni vendetta trasversale. Più le energie impiegate dai rappresentanti del governo sono alte, più i toni impiegati sono veementi, più vuol dire che la posta in gioco è alta. Dunque l’unica cosa che posso fare, per esercitare quel briciolo di libero arbitrio che mi concedono, è mettergli i bastoni tra le ruote, è chiudere la porta in faccia ad ogni loro proposta, per far scattare la resa dei conti interna e determinarne la caduta, e porre fine a questo patetico e imbarazzante teatrino di incompetenti (che ha di gran lunga surclassato il M5S) che si trascina da quattro anni, che si atteggia a maggioranza non essendola e che si sarebbe dovuto dimettere all’indomani della strage di Cutro. Un governo che ogni giorno che passa si rivela quello che era sin dall’inizio, un bluff. Che ha promesso ordine e ci ha condotti nel disordine mondiale; che ha promesso rigore e ha disinnescato tutti gli organi di controllo; che ha invocato il patriottismo e si è genuflesso agli interessi delle nazioni più forti; che ha promesso sicurezza e ci ha traghettati nell’era dell’insicurezza; che ha promesso il controllo dei prezzi e li ha portati fuori controllo; che ha promesso di colpire le banche e le multinazionali e che, invece, ha permesso loro di brindare a profitti mai registrati prima; che avrebbe fatto la voce grossa in Europa e che invece si è dimostrato afono; che predica bene in pubblico e razzola male in privato; che mente sistematicamente su tutto. Non credo nei referendum come strumento per esercitare la democrazia, ma un pò di fastidio quello si.

Massimiliano Capalbo

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22 Marzo 2026/0 Commenti
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