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Eretiche riflessioni, Politica, Società

Le responsabilità che soffocano

Negli ultimi giorni mi sono reso conto di come l’Italia sia il paese delle responsabilità che soffocano. Tutti facciamo le cose solo per non prendere carico di alcuna responsabilità e non per la responsabilità di prendersene carico. Lo so, sto vaneggiando ma seguitemi ancora per pochi istanti.
Questa idea mi venne quando lessi del premier Conte chiamato dalla Procura di Bergamo in ordine al ritardo nel lockdown dell’area del bergamasco. Conte affermò di aver agito secondo “scienza e coscienza”. Nulla di strano ma un dubbio si è insinuato feroce nella mia mente: in Italia le cose si fanno per iniziativa o per non assumersi la responsabilità? Può sembrare una distinzione di lana caprina ma, invece, c’è tutta la differenza del mondo.
Chi agisce per iniziativa si assume l’onere di portare a termine un compito nel miglior modo possibile, assumendo rischi più o meno sostenibili ed agendo nel modo più utile al raggiungimento dell’obiettivo. Con la consapevolezza che l’errore è sempre dietro l’angolo ma senza farsi limitare dalla paura di sbagliare.
Chi agisce per non assumersi responsabilità, invece, si muove sempre e solo quando costretto, lo fa quando proprio non può fare altro o non siano altri a doverlo fare, si limita a fare il minimo indispensabile ad evitare che altri (superiori gerarchici, committenti, magistratura, poteri ispettivi) possano muovergli un qualche rimprovero. Paralisi.
Ecco spiegata la paralisi di un paese in cui nessun leader prende un’iniziativa di alcun genere e tutti pensano prioritariamente a salvarsi il culo prima di fare alcunché. Se il motore di ogni azione non è la volontà di risolvere, di cambiare o di innovare ma è la paura, nulla sarà risolto, cambiato o innovato.
Ho sempre pensato che la responsabilità fosse la scintilla dell’agire in quanto alla competenza si associa la responsabilità di metterla in pratica. Ed invece mi devo ricredere.

Cono Cantelmi

21 Giugno 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Responsabilità1.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-06-21 09:44:272020-06-21 09:44:27Le responsabilità che soffocano
Eretiche riflessioni, Politica, Società

2020: fuga dalle responsabilità e verso le malattie

Il dpcm del 17 maggio e le ordinanze regionali che hanno seguito l’avvio della Fase 2, contenenti le disposizioni riguardanti la ripresa delle attività economiche, produttive, sociali e sanitarie, sono caratterizzate da un’attenzione, quasi ossessiva, per la sicurezza e la pulizia. Dal distanziamento sociale alla disinfezione di superfici, mani, stoviglie, arredi, maniglie, lettini e ombrelloni, ci avviamo certamente verso la scomparsa del virus ma stiamo preparando il terreno per l’esplosione di allergie, dell’inquinamento ambientale e verso l’indebolimento del sistema immunitario di ciascuno. Se a questo aggiungiamo l’attesa per la somministrazione di vaccini che, per motivi economici saranno distribuiti senza alcun controllo e per motivi scientifici non potranno sortire alcun effetto, ci stiamo avviando verso un piano di diffusione di malattie che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Un piano psicologicamente preparato dai media e materialmente attuato dalle istituzioni su pressione delle lobby farmaceutiche. Dopo aver creato forse la maggiore depressione psicologica di massa del millennio e, conseguentemente, quella economica ci stiamo avviando a creare quella sanitaria. Un’eccessiva pulizia porta, come tutti i medici onesti e preparati sanno, oltre che all’eliminazione dei batteri ambientali nocivi anche alla riduzione dei batteri buoni, quelli che insegnano al nostro sistema immunitario come difendersi dagli agenti cattivi. Il risultato finale è il disorientamento delle nostre difese immunitarie che iniziano ad andare alla ricerca di nuovi nemici da combattere dando vita ad allergie verso sostanze che, invece, dovrebbero essere tollerate. Si tratta di un disturbo ossessivo tipico delle società “civilizzate” che già esisteva prima dell’avvento del Coronavirus e che adesso verrà accresciuto dall’ansia sociale generata da una comunicazione mediatica allarmistica e priva di qualsiasi equilibrio e scientificità. “Chi soffre di questo disturbo vive “lo sporco”, come un’indefinibile elemento capace di contagiare o di contaminare. La persona è in stato di perenne allerta, poiché può individuare “insidie igieniche” pressoché ovunque, anche se ognuno ha un suo personale “quadro fobico”, per il quale alcuni oggetti e situazioni sono più temuti dagli altri. Tale forma d’ansia può presentarsi in realtà in forma molto differente da soggetto a soggetto” si legge su un sito specializzato. Per non parlare dell’incremento dell’inquinamento dovuto all’utilizzo di materiale “usa e getta” che sta crescendo in maniera esponenziale spinto dalla fobia per il Coronavirus. I danni di questi comportamenti, prescritti da appositi decreti, resteranno nella storia come un esempio di smarrimento istituzionale della capacità di ragionare.
Quando una società è alla ricerca di sicurezze è, contemporaneamente, anche impegnata ad allontanare da sé le responsabilità per attribuirle a qualcun altro. Il lockdown, infatti, è frutto di questa paura, la paura di prendersi delle responsabilità. Se questa pandemia fosse avvenuta nei primi anni del ‘900, o ancora prima nell’800, non avrebbe prodotto questo risultato, non avrebbe bloccato nulla, sarebbe stata archiviata come un’influenza un pò più aggressiva del solito. Perché la percezione del rischio e del pericolo è un fattore legato alla cultura di un popolo e alle sue esperienze pregresse. L’emergenza Coronavirus non ha fatto altro che rendere ancora più chiaro questo aspetto. La resa del governo di fronte alle pressioni delle regioni è avvenuta contestualmente ad un passaggio di responsabilità mentre molte attività economiche non riapriranno perché, al contrario e giustamente, i titolari non vogliono assumersi alcuna responsabilità. L’Italia è il paese dove il gioco delle responsabilità assomiglia a quello del cerino, queste infatti finiscono per ricadere sempre sull’ultimo che, in ordine di tempo, lo prende in mano. Il magistrato che indaga condanna chi non può dimostrare di avere fatto tutto quello che doveva fare (formalmente) per evitare che accadesse l’irreparabile. A qualcuno la responsabilità deve essere attribuita e di solito è il meno furbo o l’ultimo anello della catena. Molte attività, molti eventi, molte iniziative non riapriranno e non si svolgeranno per una questione di responsabilità. Questa caccia al responsabile, questa ricerca ossessiva di sicurezza che caratterizza la nostra società, sarà anche la ragione della sua paralisi. Il 2020 verrà ricordato come l’anno della fuga dalle responsabilità e verso le malattie.

Massimiliano Capalbo

20 Maggio 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/fuggire-inseguito.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-05-20 11:35:432020-05-20 11:39:582020: fuga dalle responsabilità e verso le malattie
Eretiche riflessioni, Politica, Società

Sarebbe bastato un metro

Li aspettavo al varco e si sono presentati puntualmente. Dopo mesi di “cieca fiducia nella scienza” e di “certezze inconfutabili” la fiducia è scomparsa e tutto è stato puntualmente messo in discussione. Nel giro di 24 ore ciò che per mesi era stato spacciato come dogma scientifico è evaporato, complici forse le improvvise temperature estive, come neve al sole. Dopo che il governo ha impiegato quasi un mese per varare un dpcm denominato “del 26 aprile”, nel giro di una notte le regioni lo hanno smantellato a partire dalle distanze. Nel braccio di ferro hanno vinto loro e il governo perde improvvisamente il suo approccio “scientifico” a beneficio di quello “economico” proposto dalle regioni. Quell’approccio scientifico che per mesi ha visto gli italiani privati delle proprie libertà personali in nome della salute non c’è più, svanito come il virus. La distanza tra i tavoli dei ristoranti sarà solo di un metro invece che di due e gli ombrelloni dovranno essere lontani tre metri e mezzo, contro i quattro e mezzo inizialmente previsti, mentre i lettini a un metro e mezzo. Anche nei bar la distanza sarà di un metro.
Le cose quindi sono due: o fino a ieri e per mesi siamo stati nelle mani di fanatici della salute oppure adesso stiamo commettendo un grossissimo errore. Non ci sono alternative. Se la scienza è quella che in questi mesi ci hanno raccontato, attraverso le esibizioni a pagamento delle sue star mediatiche, stiamo commettendo un grave errore. Se la scienza era solo un pretesto per esercitare ruoli di leadership e per legittimare scelte illegittime allora ci sono cascati tutti come dei polli.
Io non ho visto nulla di scientifico nei provvedimenti presi in questi mesi: non l’ho visto nel vietare l’accesso ai parchi; non l’ho visto nell’impedire alle persone di stare all’aria aperta e al sole, in spiaggia o in montagna; non l’ho visto nel consigliare l’uso di massa di guanti e mascherine; non l’ho visto nel consigliare di smaltirli negli inceneritori; non l’ho visto nel decidere di diffondere disinfettanti nell’ambiente o per le strade; non l’ho visto nel non condividere per mesi le scoperte sul virus tra ricercatori; non l’ho visto nel fare i tamponi o altri esami; non l’ho visto nella gestione della case di cura; non l’ho visto nel rifiutare il ritorno in regione dei corregionali che lavoravano fuori; non l’ho visto nel preferire l’incontro col congiunto a quello con l’amico; non l’ho visto e continuo a non vederlo nel promettere un vaccino che non può esistere e potrei continuare all’infinito.
Quel metro di differenza, che in 24 ore è diventato improvvisamente la soluzione, è la misura della psicosi collettiva che abbiamo vissuto e che ha bloccato l’intero paese per mesi e prodotto una crisi economica senza precedenti che lasceremo in eredità ai nostri figli e nipoti. Sarebbe bastato stare ad un metro di distanza, fin dal primo giorno, e adoperare i dpi che ancora oggi mancano per evitare tutto quello che abbiamo dovuto subire. Lo avevano capito e hanno tentato invano di spiegarlo tutte le persone di buon senso, ancora capaci di ragionare, senza bisogno di sventolare un certificato di laurea.
Questo fenomeno mediatico, chiamato Coronavirus, ci restituisce la fotografia di una società fragile e ignorante. Fragile perché incapace di autogestirsi e di convivere con le emergenze e resistere agli imprevisti insiti in una normale esistenza e ignorante perché nonostante le tecnologie, le scoperte, gli attestati, i certificati, i passi da gigante fatti nel campo della scienza e tanto sbandierati, resta incapace di prevedere, prima che di gestirli, gli accadimenti. Questo fenomeno certifica e mostra impietosamente il fallimento di questa società che verrà ricordata nei libri di storia come la più incapace di essere all’altezza delle sfide che l’hanno attraversata. Mentre noi mostriamo ammirazione per un condottiero romano capace di vincere una guerra, i nostri discendenti si sbellicheranno dalle risate leggendo che ci fu chi propose di iniettare disinfettante nelle vene o di bruciare le mascherine negli inceneritori.

Massimiliano Capalbo

17 Maggio 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/1-metro.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-05-17 06:38:262020-05-17 08:14:29Sarebbe bastato un metro
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

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