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Eretiche riflessioni, Società

Chi è Stato?

Una coppia di coniugi si suicida nelle Marche, perchè non più in grado di sopportare il peso della crisi economica, e il coro che si leva unanime da più parti è: “è colpa dello Stato!” Probabile. Molto probabile. Dobbiamo però capire a chi ci riferiamo quando utilizziamo la parola “Stato”. Dobbiamo, cioè, scoprire: chi è Stato?
Spesso ad affermarlo sono i vicini di casa, i parenti, gli amici, quelli che li conoscevano bene. E’ facile cercare le responsabilità sempre altrove, attribuirle possibilmente ad un’entità astratta e inafferrabile contro la quale risultare, ovviamente, impotenti. Perchè così ci si auto-assolve da qualsiasi responsabilità, ci si tira fuori dal pericolo di diventare possibili indiziati.
Non conosco il caso specifico, e dunque mi pronuncerò in generale, ma penso che le responsabilità spesso si trovino molto più vicino di quanto si estendano le nostre ricerche.
Abbiamo delegato alle sovrastrutture statali, la politica o la Caritas per esempio, l’onere di occuparsi della disperazione e dei bisogni della gente, abbiamo deciso di burocratizzarli e poi ci sorprendiamo quando (sempre più spesso) restiamo vittime di questa burocrazia.
Questo perchè non c’è tempo di occuparsi degli altri, siamo indaffarati a crescere, ad aumentare a dismisura le nostre dimensioni (economiche, sociali, fisiche etc.), diventiamo così vittime dell’eccesso, per difenderci dal quale abbiamo una sola arma a disposizione: l’indifferenza.
Abbiamo perso la capacità di incontrare l’altro, di comprenderne il disagio e le sofferenze e di offrirgli il nostro immediato ed efficace aiuto. Contribuiamo, quotidianamente, a realizzare una società in cui l’io sovrasta il noi e i problemi e le difficoltà restano un affare privato, da risolvere lontano da occhi indiscreti pronti al giudizio. Una società in cui la fiducia ha lasciato il posto alla diffidenza, alla paura dell’altro. Ma dalla crisi si esce insieme oppure si resta vittime insieme, se qualcuno crede di potersela cavare da solo si sbaglia di grosso.
Scrive il sociologo Jean Baudrillard: “I morti ci risparmiano di essere continuamente presenti gli uni agli altri. Se si eliminano i morti, allora i vivi, a forza di promiscuità, diventano estranei gli uni agli altri. E’ quello che avviene nella nostra condizione di sovrappopolazione urbana, di sovrainformazione, di sovracomunicazione: tutto lo spazio è asfissiato da questa iperpresenza. E’ la condizione di massa, in cui non ci sono che dei morti viventi“. Un pò come tutti noi (lo Stato) responsabili di queste tragedie che, spesso, ci raduniamo il giorno del funerale intorno alla bara, incuranti del fatto che le prossime vittime di questo modello potremmo essere noi.

Massimiliano Capalbo

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7 Aprile 2013/0 Commenti
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