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Eretiche riflessioni, Politica

Giornalisti, magistrati e politica

magistragiornaC’è una scenetta, alquanto ridicola, che va in onda nei talk show italiani dall’inizio della campagna elettorale. Da quando una flotta di giornalisti ha scelto di scendere in campo. La scenetta ritrae il giornalista che intervista l’ex giornalista che adesso indossa i panni del politico e che cerca, per tutto il tempo dell’intervista, di sforzarsi di dare del lei all’ex collega per dare una parvenza di serietà al tutto.
Una scenetta che la dice lunga sul livello raggiunto della categoria, punto di arrivo della commistione tra media e politica e aggiungerei anche una parte (molto piccola per fortuna) della magistratura.
Pierluigi Magnaschi, ex direttore dell’Agenzia Ansa e attuale direttore di Italia Oggi, in un articolo comparso proprio oggi sul suo giornale afferma: “la comparazione dei giornalisti con i magistrati è del tutto fuori luogo. I magistrati … devono non solo essere ma anche apparire politicamente neutrali.. per i giornalisti è diverso. Molto diverso. Chi vuol sottrarsi a loro, lo può fare con facilità perchè ha delle armi in mano: non acquista il loro giornale o non sta davanti alla tv a vedere le loro trasmissioni. Mentre nessuno può sottrarsi al giudice naturale.”
Il dott. Magnaschi dimentica di dire, però, che gli italiani sono obbligati, per legge, a finanziare i giornalisti direttamente attraverso il canone Rai e, indirettamente, attraverso la legge sul finanziamento all’editoria. Questi ultimi, i vari Ruotolo, Sechi, Mineo, Mucchetti, Giannino, oltre a guadagnare per quello che fanno (legittimo) acquisiscono notorietà ed è questa notorietà che viene utilizzata, poi, come merce spendibile in politica (meno legittimo) all’occorrenza. Stessa cosa, da un pò di tempo (1992) a questa parte, avviene con i giudici.
Basta ascoltarli per rendersi conto che non hanno motivazioni, che non hanno argomenti, che l’unica ragione per cui sono stati candidati è legata all’essere più o meno noti al grande pubblico televisivo.
Propongo, pertanto, l’approvazione di una legge che impedisca a giornalisti e magistrati, che svolgono un ruolo delicato nella società, la candidatura in politica prima che siano passati 5 anni dalle dimissioni dall’incarico che ricoprivano e, ovviamente, l’impossibilità di ritornare indietro.
In un Paese normale il giornalista dovrebbe essere il cane da guardia dei cittadini e non quello di compagnia dei politici e i magistrati dovrebbero giudicare i cittadini nella maniera più possibile neutrale stando lontano dei riflettori, evitando di esporsi in prima persona. In un Paese normale chi ambisce a diventare famoso studia per diventare attore, ballerina o cantante non magistrato o giornalista. Ma l’Italia, si sa, non è un Paese normale.

Massimiliano Capalbo

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31 Gennaio 2013/1 Commento
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/magistragiorna.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2013-01-31 17:04:452013-01-31 17:08:30Giornalisti, magistrati e politica
1 commento
  1. Umberto Santucci
    Umberto Santucci dice:
    1 Febbraio 2013 in 11:33

    Il problema è complesso, perché il ragionamento è estensibile a molte professioni e responsabilità (il medico per esempio, o l’avvocato, o il finanziere, tanto per dirne qualcuno). Se si vuole che il politico faccia due mandati, gli si deve dare la possibilità di candidarsi, esercitare il suo mandato, e poi tornare a fare ciò che faceva prima. Altrimenti, se vogliamo che stia 5 anni a spasso e dopo due mandati non faccia più nulla, riserviamo la candidatura solo a chi vive di rendita. Personalmente penso che il giudice, come chiunque altro, non sia mai stato e non possa essere imparziale: l’importante è tenerne conto e regolarsi.

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