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Il cetriolo e l’ortolano

Tragica notizia. Una fabbrica esplode in Texas. Decine i morti, case distrutte, paura di una contaminazione da nube tossica per un’area urbana molto vasta.
Di chi sono le colpe?
Sicuramente del titolare della fabbrica che non avrà rispettato le misure di sicurezza. Sicuramente di qualche dipendente che non avrà osservato le regole di prudenza.
Processo, condanna, risarcimento. Caso archiviato, tutto bene.
Com’è facile ingannarci e far finta che vada tutto bene. Com’è facile dare la colpa al mostro e dirci che sta andando tutto per il meglio.
La giustizia non è altro che la coperta corta della nostra ignavia: dà la colpa a qualcuno e tutto finisce. Pensiamoci.
Una fabbrica di fertilizzanti nel mezzo di un centro abitato.
Possibile che nessuno se ne sia mai accorto prima? Possibile che nessuno abbia mai notato questo castello di acciaio e cemento e nessuno fiutato odori nauseabondi di ammoniaca e metano?
Forse si potrebbe supporre che la cittadina si sia sviluppata attorno alla fabbrica. Viene comodo avere casa vicino al lavoro: si risparmia negli spostamenti.
Forse è stato conveniente costruire una fabbrica vicino all’abitato per far risparmiare sui costi di trasporto del prodotto finito. In fondo ci piace pagare poco le mille cose di cui ci dotiamo quotidianamente.
Forse le due cose insieme.
Sia come sia, il fatto è che quaranta persone sono morte. Scelte microeconomiche che ciascuno di noi prende ogni giorno portano a conseguenze macrolesive per la vita di uomini e donne. E tutto ciò nel silenzio di tutti, nell’implicita accettazione del rischio e nell’ipocrisia totale.
Frattanto, a Taranto, un referendum sulle sorti dell’ILVA è andato deserto. La popolazione non ha inteso partecipare.
Se domani scoppierà un incendio in quel di Taranto e molte centinaia di persone perderanno la vita ne sarò rammaricato ma per nulla stupito.
La colpa è sempre del titolare della fabbrica, certo. Ma della nostra quotidiana collusione nessuno tenta neppure di parlare. Tutti zitti e proni. Tutti pronti a riempirci la bocca di grandi discorsi ma nessuno pronto a cambiare il proprio stile di vita neppure di una virgola.
Lacrime di coccodrillo sgorgano ora nei TG contumeliosi e lo sgomento ci attaglia la gola dinnanzi le immagini di un dramma.
Il cetriolo insegue imperterrito l’ortolano ma siamo tutti noi a volerlo prendere in quel posto.

Nuccio Cantelmi

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