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Calabria, Eretiche riflessioni

Il garantismo sociale di Ereticamente

A poche ore di distanza dal termine della terza tappa dell’Eretico Tour sento l’urgenza di voler mettere nero su bianco le sensazioni provate. Non credo di poter parlare solo di Bellezza, quella che si è pure respirata osservando gli sguardi entusiasti del pubblico e dei nuovi fuochi sotto cenere, né di voler raccontare quella Calabria che si muove, spesso silenziosa, per costruire il suo futuro. Mi va invece di parlare di Amicizia, quella che sancisce un legame affettivo tra due o più persone, fondato sulla scoperta di affinità, sul rispetto delle differenze e sull’esaltazione della “Sympatheia”, la facoltà di partecipare ai sentimenti dei nostri simili.
Sembra banale ma non lo è, in una società che ha fatto dei rapporti umani pura forma e zero sostanza, sicché veder rifiorire certi sentimenti diventa quanto mai originale e, per dirla in gergo 2.0, innovativo. Dopo tre incontri del tour posso sostenere che in ognuna di queste tappe si riscopre prima di tutto il piacere di conoscersi. Un piacere che nasce dalla volontà di scoprire realtà lavorative e imprenditoriali interessanti e presto si trasforma in desiderio di contatto con le persone e con il senso della loro storia e delle loro azioni quotidiane, con l’assunzione delle responsabilità e dei rischi che si è scelto di correre.
Essendo tutti accomunati dalla volontà/necessità di muoverci per segnare le fasi del nostro cammino di vita personale, ci basta spesso uno sguardo per comprendere che in tutti noi arde lo stesso fuoco. Questo ci consente di tramutare gli scambi tra “imprenditori” in rapporti di “Filia”, di amicizia appunto. Come? “Semplicemente” trasformando la “competizione” in “complicità” e la “diffidenza” in “fiducia”. Il merito di “Ereticamente”, è di sfondare il muro del “chi va là?”, quell’atteggiamento della mente che ostacola la commistione nel rapporto uomo-uomo, tra vita privata, vita lavorativa e vita di relazioni sociali. Regole da rispettare, schemi da seguire. Nel quotidiano la spontaneità si limita troppo spesso ad un sorriso abbozzato, ad una pacca sulla spalla e ad un linguaggio del corpo che inneschi nell’altro solo la percezione di essere dalla sua parte. Quello che accade tra gli Eretici è un meccanismo inverso. Negli incontri tra gli Eretici c’è il recupero del “buon selvaggio” di Rousseau. Il recupero di una pacificazione interiore e sociale che ci libera dall’ “homo homini lupus” a cui gli schemi della società contemporanea ci hanno abituato.
Non posso fare a meno di parlare di quel senso di liberazione che mi porto dentro da quando ho conosciuto gli uomini e le donne che popolano questo “movimento filosofico”. Un senso di liberazione dalla frustrazione del giudizio altrui, dalla sensazione di doversi difendere.
Cosa fa Ereticamente? Pratica nei fatti il “garantismo sociale” secondo il quale “l’uomo è innocente fino a prova contraria”. Un assioma che nel linguaggio sociale non siamo in grado di applicare. Partiamo sempre dal presupposto che vi sia nell’altro l’intenzione di “fotterci” finché non ci dimostra con azioni o parole che questa presunzione di colpevolezza è errata.
L’Eresia è capovolgere il ragionamento. Siamo tutti nati per riuscire ad apportare valore al contesto sociale in cui viviamo, siamo tutti nati per “abitare” responsabilmente e con le nostre peculiarità il luogo fisico e sociale che scegliamo o in cui capitiamo. Il nostro agire comporta delle conseguenze, la nostra capacità di correre rischi comporta delle conseguenze, il nostro fare diventa d’esempio per gli altri. Osiamo agire e non solo sapere, perché è dalla messa in pratica delle nostre conoscenze che scaturisce la concretizzazione di un mondo migliore. Per dirla con Kant “L’uomo ha il compito di uscire da quello stato di minorità imputabile solo a se stesso”. Diffidenza, paura del giudizio altrui, vittimismo – le zavorre di cui parla Massimiliano Capalbo nel suo “La terra dei recinti” sono tutte scuse che abbiamo per anni accampato per giustificare il nostro “essere figli di un Dio minore” in questo Sud Italia disgraziato.
Invertire la rotta e sentirci portatori sani di cambiamento deve essere la nostra prima occupazione. Lo dobbiamo a noi stessi, come attori del nostro presente, lo dobbiamo a chi verrà dopo di noi, ma forse lo dobbiamo ancor di più ai nostri padri e alle nostre madri, che hanno visto negli ultimi dieci anni sgretolarsi il sogno di poter vedere i loro figli emancipati dalla famiglia di origine. Forse glielo dobbiamo per liberarli dal senso di colpa, per ridare loro una speranza e un sorriso in più.
Camminando per le strade di Fiumefreddo con Alessandra Porto, che ci ha guidato alla scoperta delle curiosità di un borgo meravigliosamente silenzioso, assaporando la cura per la genuinità che Raffaele Leuzzi e il suo team ci hanno fatto gustare nel mezzo di una piazzetta soleggiata, ascoltando la magia delle note di Marcello Barillà mi sono sentita felice e – riprendendo l’interpretazione che Giuliano Buselli ha dato tempo fa dell’Eretico tour -, ho pensato che la felicità è una condizione del presente se siamo in grado di coglierla e di non ipotecarla nelle mani dei “casi della vita”. La felicità siamo noi che semplicemente scegliamo di essere felici!

Roberta Caruso

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11 Aprile 2016/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/P1380206.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2016-04-11 18:39:552016-04-11 18:39:55Il garantismo sociale di Ereticamente
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