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Eretiche riflessioni, Società

Je suis gay

Ieri ho voluto fare un esperimento. Ho scritto sulla mia bacheca di FB un messaggio, per evidenziare l’assenza quasi totale di reazioni emotive, attraverso i social network, registrata dopo la strage di Orlando, paragonata alla valanga di post pubblicati a seguito di quelle di Parigi e di Bruxelles. Il silenzio, infatti, è stato assordante, imbarazzante, più eloquente di qualsiasi rumore, forse più dirompente dell’attentato stesso. E dopo ho atteso, per vedere cosa sarebbe successo.
Le reazioni al mio commento sono state prevedibili, evasive, elusive, giustificative, a tratti comiche. Qualcuno ha attestato di aver reagito mostrando il proprio post come fosse un titolo di merito; qualcun altro ha affermato che ormai siamo assuefatti a queste cose; qualcun altro ancora ha commentato “io non guardo la tv”; addirittura c’è chi ha affermato di aver appreso dal mio commento dell’avvenuta strage (forse proprio per l’assenza di commenti sui social). Ma non erano gli stessi contatti che all’epoca dei fatti di Parigi e Bruxelles riempivano la bacheca pubblica di FB con bandierine e slogan di solidarietà? Insomma, la maggior parte si è sentita giudicata e in dovere di rispondere per mettersi al riparo da qualsiasi dubbio.
Era evidente, ma lo spiego perchè dalle reazioni ottenute si evince che tanto evidente non era, che il mio commento era volto non a sollecitare commenti o reazioni, come era avvenuto per le altre stragi (il sottoscritto è tra quelli che non si è mai accodato al coro emotivo e alla moda dei “je suis”), ma per evidenziare semplicemente la differenza di reazioni tra gli eventi precedenti e quello di Orlando. Una differenza abissale.
La Rete è diventata ormai il misuratore degli umori di tutti noi, non possiamo negarlo. I post, i like, le condivisioni, raccontano quello che sentiamo e pensiamo di noi e del mondo che ci circonda. Se vogliamo una fotografia in tempo reale di ciò che siamo diventati, ormai, basta fare un giretto sui social network. Ci sono software che monitorano in tempo reale le parole chiave più usate sui social a seguito di avvenimenti o sollecitazioni mediatiche e sono in grado di disegnare le mappe umorali ed emozionali del mondo.
L’esperimento è servito per mostrare che nonostante la globalità delle tecnologie viviamo all’interno delle nostre tribù locali e che ciascuno piange i propri morti: i vegani, i gay, gli animalisti, gli extracomunitari, i cuochi, i bikers, i vegetariani… e cosi via. Ognuno ha il suo recinto. Ciascuno si limita ad associarsi, a stare assieme ad altri in base alle passioni e agli interessi che condivide, nessuno prova a sperimentare altro da ciò a cui sente di appartenere ed è incapace di relazionarsi con il diverso. Stiamo con chi condivide e approva quello che diciamo, ci contrapponiamo a chi non condivide e non è d’accordo con quello che facciamo o diciamo. Ci da fastidio e ci spaventa il dissenso. Il mondo è globale ma la mente è sempre più locale, circoscritta a ciò che siamo in grado di controllare. La società è sempre più frammentata e dunque fragile, sempre più in conflitto.
Tra le pochissime reazioni, spontanee, in cui mi sono imbattutto sui social, quella di un amico che ci ha messo la faccia e che ho deciso di riportare qui, per intero, perchè mi ha colpito per la sua compostezza, la sua semplicità e il suo coraggio. Anche io non avevo commentato all’indomani della strage, se l’ho fatto è perchè Rosalbino mi ha messo di fronte l’evidenza.

Massimiliano Capalbo

“Non siamo nel cuore di Parigi, siamo ad Orlando, Florida. Non siamo nel cuore dell’Europa, siamo negli Stati Uniti d’America. Non sono morte 12 persone, ne sono morte 50 (cinquanta). Non siamo nella sede di un giornale satirico, siamo in un locale gay.
Triste ammettere e notare, a scanso di vittimismo e altro, la differenza di indignazione che ho notato sui miei social (e non solo) per le due “tragedie”. A rimanere vittime di pura follia fatta da uomini su altri uomini, sono, siamo e saremo sempre, uomini stessi. E da qui lo spunto della mia riflessione.
Non ci indigniamo per i bambini morti in Siria, per i morti nel Mediterraneo, per lo smodato sfruttamento delle risorse naturali. Cos’è che rende degno di indignazione un evento ai nostri occhi? Quando ci colpiscono nel cuore delle nostre Repubbliche? Quando ledono la nostra identità? Quando uccidono qualcuno della nostra comunità? Quando ci offendono gli amici? Quando ci toccano la famiglia?
Forse ce la siamo cercata. Siamo il diverso. Facciamo paura. Portiamo confusione. Siamo l’uomo nero. Siamo l’orribile Mordechai. Siamo l’elemento di disturbo della normalità. Se ci baciamo per strada uno si indigna e va a compiere la più grande sparatoria di massa nella storia degli Stati Uniti d’America.
Pare che Mateen sia rimasto allibito un pò di tempo prima dopo aver visto una coppia omosessuale baciarsi, davanti ai suoi occhi, a Miami. Forse ce la siamo cercata.
Forse siamo davvero la specie più stupida sulla faccia della terra. Ah, quasi dimenticavo: je suis gay.

Rosalbino Nigro“

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14 Giugno 2016/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/jesuisgay.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2016-06-14 09:33:032016-07-26 13:23:31Je suis gay
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