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Eretiche riflessioni, Politica

Lo spessore di Renzi

Se volete capire lo spessore di un personaggio pubblico, nell’era di Internet, avete un solo strumento a disposizione: Wikipedia. E’ l’unico sito di informazione imparziale e credibile esistente in Rete che non riporta opinioni ma fatti e atti che i personaggi hanno compiuto nel corso della loro lunga o breve esistenza, messi in ordine di data, come si fa con un curriculum.
E, così come per gli altri, può servire anche a capire chi è veramente Matteo Renzi. Una persona come migliaia di altre che, a differenza delle altre, dopo essersi laureato, invece di cercarsi un lavoro ha deciso di entrare in quel mondo rarefatto e artefatto che è diventato ormai la politica. E da quei primi passi nella Democrazia Cristiana (dalla quale ha imparato l’arte del cerchiobottismo) comincia un elenco non di cose compiute ma di cose annunciate. Sembra, infatti, più un organizzatore di eventi (privi di contenuti) che un politico, forse per deformazione professionale visto che l’unico lavoro svolto nella sua vita sembra essere stato quello di coordinare il servizio di vendita del quotidiano La Nazione di Firenze, attraverso gli strilloni. D’altronde la politica italiana post-moderna, reduce da un ventennio di esempi di comunicazione  di facciata, ha assorbito e fatto suo a trecentosessanta gradi lo stile e il modello autoreferenziale imposto da Berlusconi.
E dunque dal “Movimento dei rottamatori” al “Big Bang”, da “Italia Obiettivo Comune” alle Primarie del 2012, Matteo Renzi ha trascorso due anni della propria esistenza a coniare slogan d’effetto e ad andare in giro per l’Italia a raccontare di essere il nuovo che avanza restando però con i piedi ben saldi nel vecchio.
Qualunque altro vero leader emergente, infatti, dopo essere stato boicottato dai propri dirigenti di partito alle primarie del 2012, sarebbe uscito dal partito trascinando (se sei un vero leader te lo puoi permettere) i suoi sostenitori in un nuovo contenitore (possibilmente pieno di contenuti). Ma siccome leader non è e contenuti non ne ha, ha deciso di restare al sicuro all’interno del PD. Tra correre il rischio di restare il capo di un corteo senza seguito e senza contenuti e, invece, attendere il ricambio generazionale (stando in fila e composto in attesa del proprio turno come ha fatto chi l’ha preceduto) ha scelto la seconda opzione, meno rischiosa e più sicura.
Qualcuno dirà che ha fatto bene perchè “le battaglie si fanno dall’interno”, una sciocchezza che sento dire spesso, peccato che la realtà dimostri tutt’altro e cioè che rimanendo dentro si finisce per perdere qualsiasi anelito di innovazione (ammesso che ce lo si abbia) e diventare come (se non peggio di) quelli che ti hanno preceduto. L’abbiamo visto anche con il M5S che, una volta entrato nel palazzo, ha cominciato a perdere pezzi e rischia ad ogni piè sospinto di perdere di vista obiettivi e senso del proprio esserci.
E così dal giorno dopo le primarie il mestiere di Renzi è diventato quello di rilasciare dichiarazioni sulle proprie posizioni politiche all’interno del PD e tutti dietro a rispondere e rilanciare i grandi e soprattutto innovativi temi introdotti da quando è sceso in campo. Elenco quelli più rivoluzionari: si è dichiarato favorevole al ricambio generazionale della classe dirigente tramite l’uso di elezioni primarie; è favorevole alla riduzione dei costi della politica; pensa che il PD debba guardare al futuro; guarda con interesse alle proposte in tema di lavoro ed economia di alcuni economisti italiani; si è dichiarato favorevole alle unioni civili; ha affermato che se fosse stato un operaio della FIAT di Pomigliano d’Arco avrebbe votato «senza se e senza ma» a favore del referendum proposto da Sergio Marchionne; si è espresso a favore del ricarico sulle bollette dei costi per gli investimenti sull’acqua pubblica; per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti propone l’uso dei termovalorizzatori. Credo che possa bastare.

Massimiliano Capalbo

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23 Ottobre 2013/0 Commenti
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