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Calabria, Eretiche riflessioni

Nè poveri nè mafiosi, soltanto immaturi.

Anche Francesco c’è cascato. Neanche il Papa è riuscito a sottrarsi allo stereotipo della Calabria povera e vittima della criminalità organizzata. Questa volta non è riuscito a sorprenderci, forse perchè la Calabria che ha conosciuto è quella che gli è stata riferita. Quella frase era attesa, scontata, quasi di rito. Che la mafia sia il male lo sanno anche i mafiosi ma ci piace sentircelo ripetere solennemente.
La sensazione è quella di un viaggio, brevissimo, organizzato e voluto dalla curia di Cassano per fargli pronunciare la frase magica: “gli uomini della ndrangheta non sono in comunione con Dio, sono scomunicati“, quasi a voler cercare di diradare qualsiasi dubbio in seguito alle rivelazioni contenute nell’ultimo libro del magistrato Nicola Gratteri rafforzate dalle dichiarazioni fatte a Lamezia, qualche giorno prima: “Il nuovo pontefice ha portato una ventata di novità importante, ma sono settimane che non si parla più delle vicende interne al Vaticano. Segno che il processo riformatore si è arrestato. E’ in corso una sfida di potere che nulla ha a che vedere con i poveri, col credo, con la religione o con la carezza agli ultimi“.
Ma le persone per bene non hanno mai avuto alcun dubbio, sanno perfettamente che la parola del Vangelo è l’esatto opposto della parola della criminalità organizzata. Forse è qualche sacerdote ad averlo dimenticato, soprattutto quando, come afferma Gratteri, “per paura o convenienza fanno finta di non vedere la ‘ndrangheta anche quando ce l’hanno sotto gli occhi.”
Ancora una volta lo stereotipo della Calabria povera e vittima della ndrangheta, che attende il miracolo dal Papa, ha fatto il giro dei media col solo scopo di rafforzarlo, di rilanciarlo. I messaggi amplificati dai media, infatti, non tendono quasi mai al cambiamento ma, semmai, al rafforzamento dei clichè cosa che è avvenuta ancora una volta ieri.
La verità è che non siamo nè poveri, nè più mafiosi di altri (il discorso di ieri sarebbe stato più attuale se pronunciato in piazza Duomo a Milano), siamo soltanto immaturi e come tutti gli immaturi in attesa che arrivi in soccorso qualcuno a tirarci fuori dalla nostra ignavia, apatia e incapacità di prendere in mano il nostro destino. Abbiamo bisogno di un Papa che ci dica che è possibile.
Al posto del Papa mi sarei soffermato sulla parabola dei talenti, quella che descrive perfettamente noi calabresi che agiamo quotidianamente come il servo malvagio e infingardo della parabola. Anche se possediamo più talenti degli altri li sotterriamo quotidianamente invece di investirli e farli fruttare, perché abbiamo le stesse paure di quel servo, crediamo sempre di avere meno degli altri, di essere più sfortunati e che si tratti sempre di riuscire a cavarsela nel breve periodo, non sappiamo rischiare. Non abbiamo la capacità di fare investimenti a lungo termine, perché non crediamo nel domani. Ci piace recitare il ruolo di vittime, far credere agli altri che siamo sfortunati e che ci siano dei cattivi pronti a farci del male ad ogni piè sospinto. Ci piace essere considerati poveri.
Non avevamo bisogno di sentirci dire che la ndrangheta è il male e che dunque è altro da noi, qualcosa di lontano che non ci riguarda direttamente, ma che è in mezzo a noi, che è tra noi e che siamo noi quando nelle scelte quotidiane che compiamo, anche le più piccole, anche senza esserne affiliati, scegliamo di sottostare alle sue logiche perverse, sotterrando i nostri talenti. Avevamo bisogno di sentirci dire parole dure, come quelle che il padrone rivolge nei confronti del servo della parabola: “servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento e datelo a chi ha i dieci talenti: perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.” Mai profezia fu tanto azzeccata come per la Calabria.

Massimiliano Capalbo

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22 Giugno 2014/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/papa_francesco_sibari.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2014-06-22 10:58:392015-04-02 20:55:11Nè poveri nè mafiosi, soltanto immaturi.
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