Vedo in tv gente che festeggia perchè qualcuno, a cui hanno appioppato i loro problemi (illudendosi che li risolverà), ha vinto le elezioni e capisco a cosa è disposto a credere l’essere umano pur di allontanare da sè le proprie responsabilità e, soprattutto, ogni sforzo. Poi passeggio per un piccolo comune calabrese, Borgia, e mi accorgo che piccoli gesti privati e quotidiani contribuiscono a generare un cambiamento silenzioso e mai preannunciato.
La storia ci insegna che i cambiamenti proclamati in pompa magna hanno sempre coinciso solo con il consolidamento dello status quo e che il vero cambiamento è sempre strisciante, silenzioso, discreto, inatteso. Tre immagini questa mattina, a Borgia, mi hanno ancora di più convinto di questo. Un balcone fiorito, da far invidia alle più belle baite del Trentino, che salta subito all’occhio e che è in grado di trasformare un pezzo di un banale condominio in un angolo di natura, da premiare come esempio di decoro pubblico. Immaginate cosa succederebbe se tutti i vicini copiassero questo virtuoso cittadino. Nella seconda foto un tentativo di superare il pregiudizio. In una locandina affissa nell’Istituto Compresivo Sabatini, che questa mattina ha ospitato un incontro di eretici, leggo che i maschi che si iscrivono a danza hanno delle agevolazioni rispetto alle femmine per l’evidente difficoltà, come nel film Billy Elliot, di trovare aspiranti ballerini. Nella terza, infine, l’esempio di come assecondare il talento significhi generare bellezza, i ragazzi dell’IC Sabatini, pluripremiati, che si esibiscono suonando e cantando nel corso dell’iniziativa di questa mattina e che ho invitato a farlo anche al V° Raduno delle Imprese Eretiche il prossimo 25-26 giugno. Tre gesti politici e concreti che cambiano la comunità. Altro che elezioni!
C’è ancora chi è disposto a credere che un sindaco, da solo o circondato da alcuni assessori lungimiranti, possa cambiare una città di migliaia se non milioni di abitanti. Non riusciamo ancora a comprendere che il cambiamento sta da tutt’altra parte rispetto a quello che ci hanno sempre fatto credere. Che dipende da ogni singolo cittadino e che il tallone di Achille della maggior parte dei partitici è che non hanno più una relazione con il territorio ed i suoi abitanti e non sono più in grado di scuotere le persone dal torpore nel quale le hanno allevate fino ad oggi, ottenendo in cambio carta bianca.
Distogliere lo sguardo da quel dito, che utilizza tutti i media per indicarvi un luogo o un personaggio che hanno la concretezza e l’efficacia di un miraggio lontano, è il primo passo da compiere per uscire dall’incantesimo. Che vinca chi vuole: destra, sinistra, alto, basso, sopra, sotto, poco importa. Perchè se cominceremo a farci istituzione, a trasformarci in politici e a farlo insieme ogni giorno, nel nostro piccolo, cominceremo a vederli non più come detentori di un potere, come feudatari ai quali sottomettersi e offrire l’homagium, ma come semplici funzionari, impiegati, addetti a far funzionare la macchina amministrativa. E’ solo una questione di valore e di peso da dare alle cose ed alle persone. Basta considerarli altro rispetto a ciò che loro immaginano e credono di essere e tutto cambia. Che vincano pure, che festeggino, il punto non è questo. Se continueremo a delegare loro la nostra vita, a consentirgli di agire indisturbati, continueranno a fare i porci comodi a prescindere dal simbolo sotto il quale si sono presentati. Se vigileremo e saremo uniti, invece, dovranno chiederci il permesso di fare e per ottenerlo dovranno chiedere a chi già agisce ed opera sul territorio cosa fare; a chi è già un’istituzione; a chi ha già deciso quali sono gli asset su cui puntare; a chi conosce pregi e difetti del territorio; a chi ha una reputazione e un seguito, frutto del proprio sudore e non di uno spot elettorale; a chi sa creare relazioni e valore perchè è finito il tempo delle chiacchiere, occorre dimostrare di saper fare, occorre portare a casa risultati e i risultati li producono solo le persone animati da passione e consapevolezza, mai riconosciuti da nessuno. Agite sempre senza attendervi alcun riconoscimento (che non arriverà mai) se non quello della vostra persona che vi ringrazierà per avergli fatto vivere una vita più avventurosa ed emozionante della loro. Usciamo dalla logica del ruolo, non c’è bisogno che qualcuno vi dia un mandato per fare le cose, potete cominciare a fare la rivoluzione domani mattina, cominciando a coltivare il balcone di casa o l’aiuola nel cortile o ripulendo e rendendo nuovamente fruibile un bene comune.
Questa mattina un sindaco eretico, che non è stato rieletto, mi ha comunicato la sua delusione. Al posto suo sarei sereno, molto sereno. Continuerei la mia opera di miglioramento della comunità a prescindere, perchè chi lo stima riconosce nella sua persona e non nel suo ruolo il valore più importante. I ruoli passano, le persone restano. Non c’è bisogno di essere sindaco per cambiare una comunità (anzi diventare sindaco significa spesso perdere qualsiasi liberà di azione), è sufficiente farsi istituzione dando l’esempio. L’eretico sceglie sempre la strada più impervia, irta di ostacoli, le scorciatoie lasciatele ai codardi in cerca di una sponda a cui aggrapparsi per mettere a tacere le proprie insicurezze e paure.

Massimiliano Capalbo

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