La partitica calabrese è alla ricerca dei prossimi candidati in vista delle elezioni autunnali. E’ alla spasmodica ricerca di facce da presentare e da utilizzare come si fa con gli specchietti per le allodole o le starlight per i pesci, poichè i loro massimi rappresentanti e i relativi accoliti si vergognano di metterci la faccia. E’ alla ricerca dell’utile idiota.
Sono dell’avviso che bisognerebbe indire le elezioni non a cadenza fissa ma, garantendo un tempo minimo di governabilità, ogni qual volta si presenti una nuova proposta, alternativa a quella esistente. Se così fosse la Calabria, per esempio, non andrebbe al voto in autunno perchè non esiste alcuna novità nello scenario politico regionale e risparmieremmo per lo meno un pò di soldi. Gli ultimi hanno fatto peggio dei precedenti che hanno fatto peggio, a loro volta, dei precedenti e così via in un crescendo di mediocrità e affarismo che sembra non avere mai fine. Le recenti indagini della magistratura sulle spese folli per i rimborsi dei consiglieri non hanno risparmiato nessun partito. In questo sono sembrati tutti abbastanza compatti, il partito unico dei rimborsi non ha conosciuto colore. Non si capisce, dunque, su quali temi lo schieramento avverso potrà attaccare quello uscente affermando di essere diverso. In tutto questo, ovviamente, non v’è alcuna traccia di politica. Se non fosse, infatti, per i media che si ostinano a titolare come “politica” le pagine e le rubriche che si occupano di partitica, non ce ne accorgeremmo. Solo chi non ha mai avuto le mani in pasta potrebbe farlo, creando una lista propria, ma questo significherebbe lavorare nei cinque anni precedenti le elezioni in maniera seria avendo una strategia e un programma condiviso con i potenziali elettori, altrimenti è un film già visto (l’esperienza di Callipo docet).
Quando la partitica non trova facce presentabili al suo interno (cosa che avviene sempre più spesso) comincia a guardare all’esterno, nella cosiddetta società civile e l’attenzione viene rivolta ad imprenditori, personaggi famosi, uomini e donne di spettacolo, soggetti che hanno una certa visibilità. C’è chi si tocca (i più saggi) sperando che non venga fatto il proprio nome e chi invece (gli allocchi) anela ad essere nominato. I moderni Ulisse, pertanto, si preparano (a seconda dei casi) a tenersi ben alla larga dal canto delle sirene o, viceversa, a lasciarsi ammaliare.
Siccome i primi non hanno bisogno di consigli ed i secondi non li gradirebbero ho pensato di rivolgermi a quelli che non appartengono nè all’una nè all’altra categoria, quelli che in buona fede potrebbero cascarci, se non altro perchè la carne è debole e gli adulatori sono abili a far credere ai potenziali candidati di essere gli uomini giusti al momento giusto.
Vorrei mettere in guardia l’adulato perchè:
1) la partitica è solo alla ricerca dell’utile idiota da utilizzare come package (confezione) per nascondere il contenuto;
2) la partitica non lascerà mai libertà all’utile idiota nè di azione nè di pensiero;
3) la partitica non farà mai gli interessi della Calabria ma quelli che gli vengono suggeriti da Roma, a seconda dell’appartenenza;
4) la partitica utilizzerà l’utile idiota fintanto che servirà poi lo scaricherà appioppandogli tutte le responsabilità;
5) la partitica, per definizione, non rappresenta la cura ma la malattia e può solo peggiorare.
Vorrei ricordare all’adulato che se sente di dover fare qualcosa per la propria terra e di impegnarsi può continuare a fare quello che sta facendo (se di successo) oppure cominciare a fare qualcosa di concreto (se alle prime armi) magari mettendosi assieme ad altri conterranei così volenterosi. Se, invece, è avanti col lavoro e dispone di un programma (cosa molto rara) può iniziare ad attuarlo costituendosi in forma di governo ombra che tenga il fiato sul collo a quello realmente eletto, magari facendo pressioni perchè lo attui e, in caso contrario, presentarsi alle elezioni successive per attuarlo. Anche perchè, oggi, il potere appartiene alle imprese illuminate e non alla buia partitica che, essendo alla disperata ricerca di idee e iniziative, ha bisogno delle prime per darsi una prospettiva.
«Ora so che sono stato usato dalla politica». Così ha affermato in un’intervista a La Stampa, qualche settimana fa, l’ex sindaco di Venezia in quota Pd, Giorgio Orsoni, coinvolto nell’inchiesta sul Mose. «Era la terza volta – ha raccontato – che mi chiedevano di fare il sindaco. Nel 1994 e nel 2000 ho detto di no, nel 2010 ho accettato.” Pensarci due volte, a quanto pare, non serve. Meglio evitare proprio.

Massimiliano Capalbo

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