Quando le clementine si liberano dalle sovrastrutture

E’ convinzione diffusa che nascere in una famiglia benestante, magari con un nome importante nel settore dell’imprenditoria, sia spesso un vantaggio. Che “i figli di papà” siano sempre avvantaggiati rispetto a quelli che “si fanno da soli”. Perché il denaro è sempre stato il metro di misura del successo, un pò meno la realizzazione personale. Francesco Rizzo, invece, ha sempre considerato questo un fardello di cui liberarsi.
Nato in Veneto, è cresciuto fino all’età di 5 anni in Calabria, a Corigliano Calabro. All’età di 6 anni si trasferisce a Padova dove vi resta fino alla fine del liceo. All’età di 19 anni si iscrive all’Accademia cinematografica di Cinecittà, a Roma. “Sono rimasto “figlio di” e a Cinecittà li ho frequentati e giudicati i “figli di”. Direi piuttosto che la scelta fatta ha tagliato il cordone ombelicale con la storia di famiglia e con questa scelta ho voluto cercare una mia identità fuori da ambienti che mi avrebbero forzatamente etichettato come “figlio di”. Peraltro i miei amici d’infanzia sono stati proprio i figli dei collaboratori dell’azienda”. Francesco ha sempre cercato di avere un’autonomia rispetto alla sua famiglia d’origine, un’importante realtà imprenditoriale, attiva da 83 anni nel settore dell’agricoltura e del turismo, in Calabria e nel padovano. Una storia molto grande con la quale misurarsi. “Durante l’Accademia avevo capito che il cinema in Italia sarebbe stato poco remunerativo per la mia indipendenza e anche molto lungo come percorso, oltre al fatto che non volevo scendere a compromessi in un lavoro che amavo così profondamente, così ho cominciato ad inventare business e non più storie.” Dopo l’Accademia, quindi, inizia a occuparsi di curare l’immagine del World Pocket Tour di BWin e, successivamente, apre i primi due negozi di sigarette elettroniche del Nord-Est Italia, attività che mantiente fino all’età di 27 anni quando decide di ritornare in Calabria, a Corigliano. “Credo nella diseducazione, come diceva Silvano Agosti, che ho conosciuto in Accademia e che è stato il primo a proiettare i miei lavori. Conservo il ricordo di una frase che mi disse un giorno: se gli alberi andassero a scuola diventerebbero lampioni. Voleva dirmi che non dovevo educarmi e che la mia fortuna era l’ignoranza in senso stretto, ovvero il fatto di approcciarmi alla realtà con occhi veri, ingenui. Meno strutturati siamo e più belli siamo. Vengo da una famiglia di albergatori piena di sovrastrutture. E’ stato, infatti, proprio il distacco dall’ambiente a consentirmi di poterlo vedere con occhi diversi. La dislocazione è stata la chiave di tutto.
Un evento che ha influito sulla sua decisione di tornare in Calabria è stata la morte del nonno, quattro anni fa, che credeva molto in lui. Quasi come se fosse stato un patto, un segno premonitore, al rientro in Calabria sua nonna tirò fuori dai ricordi d’infanzia un suo tema scolastico, in cui Francesco esprimeva la sua voglia di ritornare un giorno in Calabria, a piantare semi. “Avevo già allora l’età e le competenze per capire il valore che mi circondava. L’inizio è stato duro, la mia salvezza è stata il basket, qui giocavo in una squadra nella quale ho conosciuto il mio attuale socio, Antonio Braico, che è come un fratello e con cui ho ideato Clementime, davanti al caminetto dove bevevamo un buon bicchiere di vino insieme.
Clementime nasce in seguito alle risposte date a quattro domande principali che Francesco e Antonio si sono posti, quattro domande che nessun assessore o ministro dell’agricoltura si potrà mai porre perchè provengono dal regno del fare e non del parlare. 1) Perchè i coltivatori calabresi non raccolgono le clementine? Risposta: il rapporto costi-benefici; 2) Cosa si può fare per valorizzare questo prodotto? Risposta: Non vendere un prodotto ma un servizio. 3) Qual è il canale adatto? Risposta: il vending, visto che 2 milioni di distributori automatici in tutta Italia erogano 500 snack al secondo. 4) E’ pronto il mercato? Risposta: si, per la maggiore consapevolezza alimentare che oggi abbiamo. “Esiste la frutta nei distributori automatici ma è di quarta gamma, non sono frutti riconoscibili, mentre noi diamo la possibilità di riconoscere il frutto in particolare in un periodo, l’inverno, in cui si consuma il 40% di frutta in meno, mentre la clementina più fa freddo e più si vende.”
Clementime nasce a febbraio 2015 e ad oggi distribuisce in tutta Italia, soprattutto da Roma in su. La prima cosa che Francesco ha imparato è stata essere capaci di guardare un pò più in là e poi essere sempre disposto a condividere il progetto. Il problema del mercato delle clementine in Calabria è sempre stato, infatti, il non saper fare rete, mentre Clementime è di tutti quelli che vorranno condividerla e farla crescere.
Da buon eretico Francesco è convinto che il vero male dei giovani di oggi sia la paura delle cose che non sono ancora successe. “La possibilità di scelta fa paura, diventare uomo significa fare una scelta. La vera libertà è riuscire a fare le cose in maniera naturale. Il motivo principale per cui sono tornato è che mi interessava creare valore con quello che mi piaceva fare. La non accettazione è la molla che spinge ad agire mentre l’abitudine ci tiene in una condizione di non miglioramento.
Francesco Rizzo sarà tra i protagonisti del V Raduno delle Imprese Eretiche.

Massimiliano Capalbo

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giugno 21, 2016

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