Ho appena finito di leggere il vostro libro, datomi in prestito da mio “Zio” (segue nome), essendo a (segue nome del paese), il paesino dove siete venuto a presentare il vostro libro (segue luogo), vorrei chiedervi consigli su come aprire una associazione o una specie di associazione, per aprire più spazi di svago a noi giovani, anche perchè il Comune mira di più, e solo a migliorare e a costruire abbellimenti, presenti solo nelle vicinanze della piazza, lasciando a desiderare il restauro e il miglioramento che si potrebbe fare nei dintorni.

Comunque ritornando al discorso di prima vorrei creare un associazione per migliorare luoghi come il (segue nome luogo), un campetto di calcio grande 9mx18m, e il campo da tennis, ma anche creare qualcosa di nuovo come una piscinetta pubblica. Siccome già un associazione c’è stata ma con esito inconcludente (più che associazione la definirei vetrina da mostra), mi potreste dire come istituirne una, e coinvolgerne i cittadini senza barattare la loro collaborazione con la mostra in luoghi pubblici, che tanto gli interessa?
E’ un ragazzino di 13 anni (gli do un nome di fantasia: Filippo) quello che mi scrive via Facebook e io resto per qualche minuto in silenzio, senza parole. Esito a rispondere, devo realizzare. Rileggo il messaggio, non credo ai miei occhi, anche se i miei occhi vogliono crederci eccome e il mio cuore si riempie di gioia. Mi ero già stupito nel venire a sapere che gli studenti delle scuole superiori leggono “La terra dei recinti” ma non era mai successo con un ragazzo così giovane. Sta succedendo qualcosa, qualcosa di molto importante.
Nei giorni scorsi, quelli immediatamente successivi al Referendum sulle trivelle, i social network si sono trasformati in un muro del pianto. La frustrazione di chi è rimasto deluso dal risultato referendario è stata scaricata, come avviene sempre, sugli altri, su quelli che non hanno agito come dovevano. La corsa alla ricerca delle responsabilità, lontane da ciascuno di noi, ha preso il via anche in questa circostanza. Ogni scusa è buona.
Qualche giorno dopo, l’articolo Benvenuti nel comune di Pizzo Calabro è stato il più letto nella storia di Ereticamente. In un solo giorno quasi mille sessioni, senza contare quelle dei giorni a seguire, indice che la negatività “fa audience” ma soprattutto che può essere un ottimo alibi, uno strumento utile per attaccare gli avversari o per auto-assolversi perchè il luogo dove vivo non funziona e non potrà mai funzionare (e dunque io non ho colpa) o per mettere in scena l’ennesimo atteggiamento vittimistico. Ormai siamo capaci solo di riconoscere e accodarci al pessimismo dilagante.
Ce la prendiamo – come scrive Zap Mangusta, parafrasando il pensiero di Krishnamurti – con la società che abbiamo contribuito a creare, a nostra immagine e somiglianza; ci scagliamo contro tutti, alziamo il tono della voce, rovesciamo i cassonetti, sputiamo su tutto quello che abbiamo creato noi stessi: con i nostri difetti e con la nostra mente distorta. E quando finalmente ci convinciamo che è necessario cambiare qualcosa, preferiamo concentrarci sui cambiamenti esteriori piuttosto che su quelli interiori. Ed ecco che reclamiamo un Paese diverso, abitato da persone differenti secondo regole nuove. Vorremmo riformare tutto subito, sostituire chi ci governa, cambiare le leggi, vivere altrove, magari in mezzo al verde o circondati dai monti, mentre il nostro luogo “interiore” giace abbandonato, in completo degrado, pieno di erbacce e di rifiuti. Insomma, continuiamo a dare peso alle rivoluzioni esterne e a sottovalutare quelle interiori, che invece sono le più importanti“.
Il giovanissimo Filippo, col suo messaggio, ha confermato quello che sospettavo da tempo. Mi ha convinto che non è il caso di continuare a perdere tempo con i vecchi (non di età ma di spirito) ma di parlare ai giovanissimi, a quelli in grado di stupirsi, di sognare, di immaginare una realtà diversa da quella nella quale vivono, a prescindere dalla situazione da cui partono. Sono loro gli unici in grado di fare politica oggi, perchè fare politica significa immaginare un nuovo modo di stare al mondo, ritornando bambini.
Prima che il messaggio del giovanissimo Filippo giungesse sul mio smartphone, e mi folgorasse sulla via di Damasco, stavo leggendo un bellissimo (fin dal titolo) libro del giardiniere-filosofo Jorn de Précy, “E il giardino creò l’uomo”, appassionato pamphlet politico di inizio Novecento, un manifesto ribelle, rivoluzionario e sentimentale del giardino come ultimo rifugio della spiritualità e della poesia per salvare un uomo destinato all’alienzione. E in particolare stavo leggendo quanto segue: “I saggi cinesi parlano sovente della via del ritorno. Ritornare bambini: ecco la loro più profonda aspirazione. Ritrovare l’innocenza con cui un bambino scopre un mondo infinitamente più grande di lui, con il quale sa ancora parlare, giocare, in una parola: creare. E se non fosse che questo il modo per far politica ai giorni nostri?“. Sono sempre più convinto che nulla succede per caso.

Massimiliano Capalbo

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