Dopo il mio articolo sull’illegittimità del Referendum (scritto al solo scopo di far riflettere e non di convincere qualcuno ad uniformarsi al mio pensiero) la maggior parte dei commenti sono stati volti a cercare di convincermi (gli altri si) a reagire all’interno del recinto Referendum (esprimendo un SI o un NO) convinti che questo possa fare la differenza. Molti si sono concentrati sulla forma, pochi sulla sostanza.
“Se non voti vincono quelli che votano” mi hanno detto, ancora una volta. Una frase già sentita troppe volte che ritorna sempre, ad ogni tornata elettorale. Da circa 25 anni, da quando ho diritto di voto, mi sento ripetere questo spauracchio salvo scoprire, il giorno dopo il voto, che non cambia mai nulla. Per un semplice motivo: chi vince continua a muoversi nel recinto (come chi perde) e dunque non può che produrre minimi cambiamenti all’interno di un sistema dato, come qualsiasi matematico potrebbe confermarci.
I fautori del NO sono preoccupati, se vince il SI e cambiano la Costituzione è la fine. Qualcuno si è svegliato dal torpore nel quale era sprofondato fino ad adesso, qualcun altro è tornato in strada a lanciare pietre e a scontrarsi con la Polizia. Fatto sta che l’ennesima crociata, dall’una e dall’altra parte, è stata proclamata.
Così come siamo convinti che per fare innovazione sia sufficiente la tecnologia, che per far stare meglio le persone occorre dargli dei soldi, che per guarire da una malattia basta assumere una pillola, allo stesso modo siamo convinti che per far funzionare una nazione occorrono delle buone leggi, procedure, sovrastrutture. A tal fine trascorriamo la vita impegnati a creare dei monoliti: i partiti, le chiese, le istituzioni, la famiglia, il lavoro, per difendere i quali sacrifichiamo tempo, soldi ed energie del tutto inutili.
Siamo veramente convinti che un articolo della Costituzione possa impedire a chi lo volesse di agire diversamente? Non abbiamo avuto esempi di manipolazione delle istituzioni e di aggiramento delle leggi in questi decenni di Repubblica Italiana che possano smentirci? Scriveva John Warr: “alcune specie di disobbedienza sono più legittime dell’assoggettamento: vale a dire, quando le prescrizioni della ragione si scontrano con le ingiunzioni della forma. In questo caso il traditore è chi abbandona la ragione per abbracciare la forma“.
Non sono le leggi che cambiano un Paese ma i suoi cittadini che cominciano a cambiare comportamento e ad acquisire consapevolezza del proprio potere. Non sono le riforme imposte a colpi di percentuale che cambieranno l’Italia, è un film visto e rivisto, di cui si conosce già il finale. “Nella mente della maggior parte degli uomini vi sono alcune scintille di libertà – scrive sempre Warr – che normalmente giacciono nel profondo e sono coperte dalla tenebra come una scintilla nella cenere“, sono queste scintille di libertà che occorre ravvivare, e spetta a ciascuno di noi farlo.
Avere delle ottime leggi che governano un cumulo di cenere serve a poco. Il dramma del nostro Paese, infatti, è costituito dall’assenza di una forza (culturale prima che politica) in grado di catalizzare idee, persone, energie intorno ad un progetto di vita comune e di rappresentare, intelligentemente, tutti gli interessi in campo. Fino ad oggi chiunque ha avuto potere (o si è candidato per averlo) ha sempre e solo rappresentato pochi degli interessi in campo, a rotazione, non comprendendo che il proprio interesse ha meno forza e longevità se non allineato con gli altri interessi in gioco.
Renzi non cadrà perchè non c’è nessuno, in questo momento, in grado di entusiasmare una maggioranza tale di italiani da costituire una forza culturale in grado di richiedere un cambio di passo. Paradossalmente, proprio perchè sostenitore del vero cambiamento, sono del parere che le elezioni non dovrebbero tenersi a cadenza fissa (ogni cinque anni) ma ogni qual volta una nuova forza culturale e sociale abbia la forza di emergere nella società, premendo dal basso, per giungere ad un cambiamento. Perché lo sia veramente. E’ sempre Warr a ricordarci che “le leggi che mostrano nei loro intestini tracce di libertà devono la loro origine alla scelta del popolo e sono state strappate ai governanti e ai prìncipi del mondo con la molestia del patteggiamento o con la forza delle armi“.
All’aumentare della frequenza delle campagne elettorali o propagandistiche corrisponde l’aumento del fumo da gettare negli occhi dell’elettore, perchè occorre inventarsi delle motivazioni (da dare a se stessi innanzitutto) per giustificare il proprio esserci con tale frequenza. Ecco perchè qualunque modifica possa avvenire nella forma ora lascerà il tempo che trova. “Tutte le forme, essendo competenza dell’esteriorità, amano la propria grandezza e si aspettano di essere onorate dagli uomini. Anzi, più raffinata e sofisticata è la forma, più avido è lo spirito che la anima.

Massimiliano Capalbo

Commenti

Lascia un commento

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *