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Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica

Un popolo libero non andrebbe a votare

Il 4 dicembre non andrò a votare per una semplice ragione: non ritengo legittima questa imposizione da parte del governo nei confronti del popolo italiano. Non mi interessa che lo sia formalmente, io sono per la sostanza non per la forma delle cose. Formalmente, nel mondo, ogni giorno, vengono perpetrati i peggiori atti di imperio e di sopraffazione da parte dei governi, col beneplacito di chi (i giornalisti) dovrebbe essere il cane da guardia di quei brandelli di democrazia rimasti in mano ai popoli e che, invece, è diventato il loro migliore alleato.
Il motivo principale che mi spinge a non considerare legittimo questo referendum è che il governo Renzi, come i precedenti due governi, non è stato eletto da nessuno, non è espressione della volontà popolare e pertanto non è legittimato a mettere mano (nella sostanza e non nella forma) all’atto normativo fondante della Repubblica Italiana.
Il secondo motivo è la chiara e dichiarata strategia mediatica, studiata a tavolino come fanno i pubblicitari quando devono indurre all’acquisto di un prodotto, volta a spingere come automi milioni di persone, ad andare a votare, nonostante non ne avvertissero fino al giorno prima alcuna necessità. Una strategia che, nella sostanza, non ha nulla da invidiare alla propaganda messa in atto dai regimi dittatoriali per convincere le persone a pensare e agire in una certa direzione. Un domani, cambiando tema, se questa strategia si rivelasse efficace, si potrebbe cercare di convincere con gli stessi mezzi le persone ad odiare una razza, un credo religioso o qualcos’altro. La forza del condizionamento mediatico è stata tale da riuscire a polarizzare nello stessa fazione personaggi improbabili come D’Alema, Quagliarello, Grillo, Fini, Cirino Pomicino, Dini, Mauro. Basta creare due fazioni per spingere la gente ad arruolarsi nell’una o nell’altra e tutti ci sono cascati.
La terza ragione è che oggi la partitica è diventata la causa e l’origine di tutti i nostri problemi, perchè per giustificare la propria incapacità e la propria povertà culturale e spirituale, per riempire il proprio vuoto, è spinta ad agire per dimostrare (mediaticamente) di saper fare e si rende, pertanto, protagonista di atti che vanno a modificare (e a generare squilibrio) laddove in origine vi era equilibro e senso. Pur di non ammettere la propria inutilità, pur di non cambiare se stessa, tende a stravolgere e devastare tutto quello che trova intorno a sè, attribuendo a ciò che è altro da sè ogni responsabilità.
Senza entrare nei tecnicismi basta ricordare che il governo Renzi non è nuovo a tali disastri, basti pensare al caos e alla miriade di problemi generati a cascata dall’abolizione delle provincie ad oggi, sacrificate sull’altare di una dichiarazione tv agli elettori (l’atto più populista degli ultimi anni dopo il contratto con gli italiani di Berlusconi).
Chi (in buona fede) ha perso tempo in questi mesi ad analizzare la riforma, a discuterne pregi e difetti, non ha capito che era tutto funzionale a dare importanza all’appuntamento del 4 dicembre, a caricarlo di una valenza che non ha e non può avere, perchè nasce da presupposti sbagliati. Invece di perdere tempo ad analizzare le proposte di disastro della partitica, tutti questi costituzionalisti emeriti dovrebbero cominciare a ragionare su come rendere le istituzioni più funzionali per la società che viviamo, poichè è sotto gli occhi di tutti la loro inadeguatezza e disfunzionalità, che le spingono a prestare il fianco a partitici in cerca di alibi.
Non illudetevi, il 5 mattina al di là del risultato ci risveglieremo nell’Italia di sempre, i problemi aumenteranno, la partitica continuerà ad essere incapace di cambiare e ad attribuire a qualche altro fattore esterno le proprie miserie e la propria inettitudine e comincerà a costruire il prossimo nemico virtuale da combattere contro il quale pilotare, attraverso i media, i nostri umori. Qualsiasi risultato sarà usato contro di noi o per accrescere la forza del governo o per incolparci di non aver voluto il cambiamento.
Un popolo interiormente libero non andrebbe a votare, diserterebbe le urne, in silenzio. Sarebbe il messaggio più chiaro e sensato che potrebbe dare ad un governo prolisso che, ovviamente, non cadrà se vincesse il no per un semplice motivo: al momento non vi è alcuna alternativa in grado di garantire la stessa stabilità che il mondo economico esige dall’Italia più della democrazia.

Massimiliano Capalbo

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5 Novembre 2016/1 Commento
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/astensione.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2016-11-05 09:01:592016-11-05 09:03:10Un popolo libero non andrebbe a votare
1 commento

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  1. Scintille sotto la cenere | Ereticamente ha detto:
    7 Novembre 2016 alle 08:48

    […] il mio articolo sull’illegittimità del Referendum (scritto al solo scopo di far riflettere e non di convincere qualcuno ad uniformarsi al mio […]

    Rispondi

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