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Eretiche riflessioni, Politica

Il peso del mondo sulle spalle di pochi

Mentre la presidente von Der Leyen dal suo pulpito privilegiato lancia la sua reprimenda contro la Turchia, per non essere stata trattata da signora, migliaia di persone in Grecia, dal 2015, non vengono trattate da esseri umani senza però poterlo gridare al resto del mondo. Ci sta provando in questi giorni Medici senza Frontiere, per bocca di una ragazza calabrese, Mara Eliana Tunno, psicologa che ha scelto di entrare a far parte del team della nota ONG e che ho sentito in questi giorni.
In tempi erroneamente considerati di pace e di democrazia c’è un lager in Europa e si trova sull’isola di Lesbo, in Grecia. Un lager che si differenzia da quelli più conosciuti di nazista memoria perché al suo interno non avvengono né torture né omicidi. Un lager che, non a caso, si chiama Moria e in cui, fino a settembre 2020, erano rinchiuse circa 12.000 persone che, in seguito ad un incendio, sono state evacuate e spostate in un’area che apparteneva ad un’ex base militare, il cui terreno è avvelenato dal piombo. Qui, oggi, sono rimaste circa 6000 persone (le altre sono state riallocate in altri paesi europei o deportate presso i loro paesi d’origine) che vivono ammassate in tende estive assolutamente inadeguate, sia in inverno sia in estate, a proteggerle dal freddo o dal caldo, dalle alluvioni o dall’inquinamento ambientale e acustico.
Arrivano quasi tutte dal paese confinante, la Turchia, la maggior parte di esse sono di origini afgane, congolesi, siriane, somale e irachene. Cinque anni fa l’Unione Europea ha stretto un accordo con la Turchia per arginare l’ondata migratoria verso l’Europa, in cambio di soldi, proponendo una sorta di barriera a pagamento che, come è facile immaginare, fa acqua da tutte le parti. La Turchia finge di gestirli, prende i soldi e li rimanda indietro, in Grecia.
Dopo l’incendio l’Unione Europea ha creato una task force per occuparsi del problema ma non è cambiato nulla. L’ispettrice inviata dall’UE, Ylva Johansson, il 29 marzo scorso è atterrata con l’elicottero nel campo e si è limitata a fare un giro a bordo di un’auto, senza mai scendere o entrare nelle tende.
“Questo campo è una bomba psicologica – ci racconta Mara – perché le persone sono rinchiuse per anni senza sapere quando finirà la loro prigionia, tutti sono in attesa che si concluda la procedura legale per essere riconosciuti come rifugiati politici e, nel frattempo, vivono sospesi in un non-tempo senza fine e questo genera frustrazione, stress, gravi malattie fisiche e mentali. Il rischio di suicidi è altissimo (soprattutto tra i bambini). Tutte le persone del campo hanno disturbi del sonno. Manca l’educazione, i bambini non vanno a scuola, tutti cadono nella passività dell’attesa, nella depressione. I rifugiati stessi e le ONG hanno creato delle scuole all’interno, unico segno di vita.”
I rifugiati ricevono tra i 70 e i 90 euro a testa al mese dal governo greco che usano per comprare il cibo presso un grande supermercato Lidl, ubicato all’esterno del campo, perché quello che distribuiscono all’interno non è di buona qualità, non viene conservato bene e bisogna fare delle file enormi per riceverlo. Si può uscire dal campo solo per fare la spesa (al massimo qualche centinaio di persone al giorno) o per sottoporsi a visita medica (ci vuole un certificato) ed è in quel momento che Mara incontra la disperazione.
Questo campo è una bomba sanitaria che non spaventa nessuno, in tempo di Covid 6000 persone vivono ammassate in 341.000 mq, senza alcuna protezione, in condizioni igieniche largamente insufficienti in proporzione al numero di rifugiati. “Fino a gennaio le docce erano solo fredde, adesso ce ne sono alcune calde ma gli episodi di scabbia e la proliferazione di pidocchi sono all’ordine del giorno” aggiunge Mara.
Quando vieni riconosciuto come rifugiato hai 30 giorni di tempo per lasciare il campo, non hai più diritto di ricevere gli euro mensili e finisci senza un tetto a vagare per l’Europa. La maggior parte dei rifugiati si reca ad Atene e poi, dopo un pò di tempo, o è costretta a tornare al campo oppure finisce a vivere per strada di espedienti. La meta finale è la Germania, ma il percorso è complicato.
La polizia e i cittadini di Lesbo, dopo cinque anni di cattiva gestione del problema da parte dell’Europa e di convivenza forzata, sono diventati intolleranti. All’inizio erano molto accoglienti, si gettavano in mare per salvarli, adesso le autorità greche in accordo con l’Europa evacuano i campi dignitosi come Kara Tepe 1 (fatto di unità abitative minime, ovvero container) per investire in campi di massa disumani come Moria 2.0, in modo da scoraggiare l’arrivo di nuovi rifugiati. Perché intolleranti o razzisti non si nasce, si diventa quando ne viene data l’opportunità.
Dentro il campo ci sono organizzazioni mediche come la Croce Rossa e le Nazioni Unite, mentre Medici senza Frontiere ha deciso di non essere presente ma di assistere le persone in altre strutture all’esterno, dove la maggior parte degli internati si reca (con ogni scusa) anche semplicemente per trovare un bagno e una doccia puliti. Abbiamo creato stati e sovrastrutture, stanziato soldi e dislocato eserciti ma se le organizzazioni umanitarie se ne andassero cosa succederebbe? Il peso del mondo è sulle spalle di pochi, ancora una volta.

Massimiliano Capalbo







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29 Aprile 2021/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Moria-2-Lesbo.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-04-29 11:08:482021-04-29 17:42:48Il peso del mondo sulle spalle di pochi
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