Sono attive, da diversi mesi, in tutta Italia, delle organizzazioni di medici che intervengono a curare i malati di Covid a casa, tra le tante ne indico due: Comitato Cura domiciliare Covid 19 e IppocrateOrg. In entrambi i casi si tratta di medici che intervengono, su richiesta del malato, a titolo gratuito al di fuori delle istituzioni sanitarie. In entrambi i casi i pareri dei malati sono entusiasti.
Il loro principio è: curare subito nei primi giorni il Covid prima che si aggravino le condizioni del paziente, così si azzera la mortalità. I due gruppi sembrano aver dato una forma organizzativa all’approccio seguito da quei medici che, lo scorso anno, contravvenendo alle disposizioni ministeriali, hanno curato a domicilio i propri malati con terapie “classiche” in uso da decenni con il risultato di azzerarne la mortalità.
In entrambi i casi i fondatori dei gruppi sono esperti di diritto, Erich Grimaldi e Mauro Rango, segno che occuparsi di sanità pubblica richiede ormai competenze plurime. E’ stato, infatti, l’avvocato Grimaldi a ottenere il 7 Marzo dal TAR la sospensione delle linee guida ministeriali che prevedevano solo Tachipirina e “vigile attesa” come cura iniziale del Covid, con il risultato di far esplodere i ricoveri ospedalieri e il numero dei decessi. Si è dovuto andare in sede legale per dimostrare l’infondatezza e la mancanza di scientificità del protocollo ministeriale.
In entrambe le organizzazioni lavorano, a titolo gratuito, altri volontari che rispondono alle richieste e le vagliano, al comitato giungono ogni giorno 500-600 richieste di aiuto da ogni parte di Italia, Ippocrateorg a sua volta si sta diffondendo nel nord Europa e aiuta anche italiani all’estero. E tutto questo senza pubblicità nè media compiacenti nè sponsor importanti. Il futuro nasce così, nel disinteresse di chi è interessato solo a sè.
Dunque:
esiste in Italia una società civile (o parte di essa) che reagisce e si organizza di fronte all’emergenza in forma autonoma e libera; è una favola la passività e l’inazione degli italiani di fronte alla politica sanitaria istituzionale;
esistono dei medici (300 solo nel comitato) che antepongono la propria vocazione alla cura ai richiami della carriera e del denaro;
esistono malati che cercano medici a loro conformi, pazienti che, chiamando non il 118 ma il numero del comitato o di Ippocrate, compiono una scelta che spesso è il frutto di una loro ricerca di alternative;
– esistono tante altre persone che scelgono di dedicare una parte o tutto il proprio tempo a far funzionare questa sanità parallela.
In questa sanità parallela ci si incontra sulle vocazioni:
– il medico riscopre, e ciò lo gratifica più del denaro, che è vocato, chiamato a prendersi cura dell’altro uomo, gli dedica tempo per conoscerlo e interpretarlo, “mai meno di un’ora e mezza la prima visita”, dice il dr. Scalabrino, solo così si giunge a una terapia personalizzata;
– il paziente riscopre che la propria salute non viene dall’alto, ma che lui stesso deve prendersene cura, deve cercare, scegliere, trovare ciò che più corrisponde alle sue attese.
Così nascono le comunità di intenzioni. E, forse, a questo embrione di sanità parallela, seguiranno nei prossimi anni altre comunità di intenzioni, persone che, senza contrapporsi aprioristicamente alle istituzioni, decidono di cominciare ad auto-organizzarsi in forma libera.

Giuliano Buselli

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