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Ambiente, Eretiche riflessioni, Società

Il 31 dicembre e il rispetto per gli altri

Una delle tradizioni di fine anno è quella dei fuochi d’artificio che ormai non sono più un evento straordinario (un tempo si potevano ammirare solo durante le feste patronali o, appunto, le ricorrenze importanti) ma sono diventati d’uso quotidiano. Non c’è compleanno, infatti, o altra banale cerimonia al termine della quale non vengano sparati (senza alcuna autorizzazione) dei fuochi. E’ un modo di festeggiare molto occidentale caratterizzato, come tutte le altre iniziative, dal rumore e dall’invadenza verso gli altri e verso l’ambiente nel quale si agisce.
Puntualmente, ogni anno, i tg ospitano esperti (artificieri delle forze dell’ordine) che ci spiegano come continuare a sparare senza rimanere offesi da questi che, spesso, sono dei veri e propri ordigni. Non ho mai capito perché venga profuso tutto questo impegno per evitare che uno dei tanti idioti che si preparano a “festeggiare” in questo modo l’inizio dell’anno, arrivi integro al 1 gennaio e che possa dunque replicare le proprie gesta pirotecniche nel futuro. Ma tant’è.
Da un pò di tempo la “sensibilità” collettiva si è ampliata e la preoccupazione è stata rivolta verso gli animali. Agli artificieri si sono aggiunti, dunque, gli animalisti che ci spiegano come il rumore provocato da questi botti possa creare dei problemi alle nostre povere bestiole e cosa fare per metterli al riparo da questi traumi.
Le attenzioni, dunque, sembrano essere rivolte verso tutto tranne che verso l’unico motivo serio per cui bisognerebbe cominciare a smettere di utilizzare i fuochi d’artificio come strumento per festeggiare: ovvero l’inquinamento atmosferico e dunque la salute delle persone più prossime al fuoco. Nessun “esperto” viene invitato per spiegare che, forse, se c’è una notte in cui occorrerebbe portare la mascherina è proprio quella del 31 dicembre. Nessun partitico o medico è preoccupato in questo caso per la nostra salute. Va tutto bene, la festa può continuare.
“Secondo i dati resi pubblici da Arpa Lazio l’1 gennaio 2021, con i fuochi d’artificio fatti scoppiare nella capitale nella notte di San Silvestro, i livelli di concentrazione delle polveri sottili (pm10) hanno superato il limite di tolleranza. Nelle centraline di Preneste e Cinecittà, infatti, i valori sono schizzati rispettivamente a 81 e a 82, contro il limite fissato alla quota di 50 microgrammi per metro cubo per evitare possibili rischi per la salute” si legge in un articolo pubblicato sul sito dell’Università degli Studi di Roma TRE. In questo articolo il Prof. Luca Tortora, docente di Chimica Inorganica ci spiega cosa contengono i fuochi d’artificio. Leggete e inorridite.
Il 31 dicembre “il rispetto per gli altri”, di cui il vaccino sembra essere l’unico portatore sano, va puntualmente a farsi benedire, chiunque può invadere l’atmosfera del vicino senza problemi, senza farsi troppi scrupoli circa il danneggiamento della salute collettiva.
Ho sempre sostenuto che ci estingueremo per la nostra straordinaria incapacità di dare una priorità ai problemi e discernere cosa è giusto e cosa è sbagliato fare per la nostra permanenza sul pianeta.

Massimiliano Capalbo

30 Dicembre 2021/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/fuochi-artificio.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-12-30 14:21:362021-12-30 14:21:36Il 31 dicembre e il rispetto per gli altri
Eretiche riflessioni, Società

Un nuovo stare assieme è in seme

Una delle colpe che attribuiamo alla pandemia da Covid-19 è quella di aver impedito le relazioni umane, di averci allontanato dagli altri, di essere responsabile del nostro isolamento. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Siamo proprio certi che prima del marzo del 2020 le relazioni fossero così inclusive e basate sul piacere di stare assieme, che fossero basate sull’empatia e sull’autenticità? Che avessero come obiettivo quello di conoscersi veramente e non fossero semplicemente funzionali al raggiungimento di altri scopi più materiali? Ma, soprattutto, che quello “stare assieme” fosse qualcosa di più del semplice ammassarsi di corpi in uno stesso spazio? Che fossimo attori e non semplici spettatori di uno spettacolo creato e messo in piedi da altri? Ho i miei dubbi.
Le librerie e le biblioteche, infatti, sono stracolme di testi di sociologia che parlano dell’atomizzazione dell’essere umano e dell’individualismo imperante nelle società post-moderne, dovuto non al Covid ma al modello economico e sociale dominante da tempo. Il nostro “stare assieme” pre-pandemico non era, dunque, molto diverso dal nostro “stare assieme” post-pandemico se non per una questione di distanziamento fisico tra i corpi. La separazione esisteva già e non era tanto fisica quanto mentale. Ed è quella separazione ad aver creato le condizioni ideali perché la paura potesse avere gioco facile. Quell’isolamento che ci vede le sere d’inverno sprofondati nel mobile più pubblicizzato, il divano, e davanti all’elettrodomestico più utilizzato, la tv (analogica o digitale che sia) ci rende più vulnerabili, perché quando l’attualità ti raggiunge non hai nessuno con cui confrontarti per accogliere criticamente la notizia, soprattutto se ti mancano gli strumenti per farlo. Quando si è soli davanti alla tv si è più facilmente influenzabili, si consuma di più, si coprono lo stress, i dispiaceri e le carenze d’affetto col cibo, con i farmaci, con la tecnologia e con tutti quegli “oggetti del desiderio” pensati appositamente, dai maghi del marketing, per adularci e conquistarci e mantenerci in una condizione di insoddisfazione permanente. Chi è felice, infatti, non consuma.
Le occasioni di socializzazione che la nostra società è in grado di mettere in piedi sono tutte legate all’esperienza di consumo. Ci si vede in un bar per consumare, ci si vede in discoteca per consumare, ci si vede al cinema per consumare, ci si vede a teatro per consumare, ci si vede allo stadio per consumare, ci si vede ad una mostra d’arte per consumare, ci si vede al museo per consumare. Non per incontrarsi, per accogliere l’altro.
Il bisogno che si avverte oggi, dunque, arriva da molto lontano, è un bisogno latente, represso, che ha semplicemente trovato nella pandemia un alibi per giustificarsi e un’occasione per emergere, per venire a galla, anche nelle sere d’inverno, fino a poco tempo fa considerate off-limits per uscire e incontrarsi. E’ un bisogno di riempire quel vuoto che le occasioni di socializzazione che la nostra società è in grado di creare hanno lasciato e continuano a lasciare nei partecipanti. E’ un bisogno di tornare protagonisti, di diventare attori e non semplici spettatori, è un bisogno di mettersi in ascolto per comprendere un pò di più l’altro e la sua diversità. Nuove forme di socializzazione stanno già nascendo e nasceranno, nuovi modi di “stare assieme”, sono in seme. Occorrerà solo attendere che passi l’inverno per poterle vedere germogliare.

Massimiliano Capalbo

28 Dicembre 2021/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/germoglio.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-12-28 09:42:182021-12-28 09:50:49Un nuovo stare assieme è in seme
Eretiche riflessioni, Società

Non è un buon Natale

Non è un buon Natale. Anche se farete finta che lo sia non lo è, e lo sapete. Anche se brinderete, se parteciperete a cenoni, se ammasserete regali sotto l’albero, se sparerete fuochi d’artificio, quest’anno avrete quella sottile e persistente sensazione di disagio, avvertirete quella vocina che vi dirà che non va tutto bene, che questa non è la normalità ma solo un tentativo di rimuovere la triste realtà che avete di fronte. E la triste realtà non è costituita dalla pandemia, non è la paura di contrarre il pericoloso virus. No, la triste realtà è che ci sono altri (che ci sono sempre stati ma prima erano più lontani) che non stanno bene a causa di un virus molto più pericoloso di quello che ci raccontano: la paura. Sono persone molto prossime a voi, che conoscete e che hanno fatto scelte diverse dalle vostre e che per questo sono state emarginate ed etichettate come diverse e sbagliate.
La avvertiranno tutti quella vocina, nessuna categoria esclusa. La avvertiranno i medici che si sono contrapposti ai propri colleghi dissidenti costringendoli a rimanere a casa; i rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno visto i propri colleghi emarginati; gli insegnanti che hanno perso colleghi di lavoro preziosi; gli imprenditori che hanno visto i propri dipendenti licenziarsi e i propri clienti dileguarsi; i partitici che hanno imposto ai propri elettori norme irrazionali e discriminatorie; i giornalisti (?) che continuano a raccontare bugie ai propri lettori e così via.
Potrete fare finta, recitare, simulare una normalità che non c’è, ma non servirà a nulla, quella sensazione di disagio vi raggiungerà comunque, entrerà nel vostro Natale che lo vogliate o no e i problemi che oggi pensate di rimuovere distraendovi o scegliendo la scorciatoia più comoda saranno soltanto rimandati, ingigantiti dalla vostra indifferenza. Se avvertirete quella vocina sarà un buon segnale, perché vorrà dire che dentro di voi c’è ancora un barlume di speranza, vorrà dire che risiede ancora in voi un pò di quell’essere “umano” che vi differenzia da un animale o da una macchina. Se non avvertiste quella vocina allora avreste di che preoccuparvi. Quella vocina si chiama coscienza. Un cervello privato delle funzioni emozionali non può avvertire la propria coscienza.
Ogni essere umano, animale o vegetale emette vibrazioni attraverso i propri atomi, le proprie cellule e queste vibrazioni si aggiungono a quelle provenienti dall’ambiente esterno in cui vive e agisce. Chi è in grado di avvertire queste vibrazioni è in grado di riconnettersi con quella coscienza universale che governa l’universo. E’ per questo che non potrete sfuggire, perché tutto è Uno.
Queste vibrazioni possono essere positive (se sono in armonia con quelle universali) o negative (se sono disarmoniche). Il grado di coscienza di ogni essere umano è racchiuso nelle parole che esprime e queste a loro volta producono vibrazioni basse (quando parlano alla mente) o alte (quando arrivano al cuore). Le parole ad alta energia esprimono unità, condivisione, comunione; quelle a bassa energia rivelano divisioni, individualità, separazione. “La coscienza ha sempre sentito l’etica naturale, il senso di giustizia, l’incanto per la bellezza, l’anelito a un mondo giusto, saggio e prospero – ci ricorda l’astrofisica Giuliana Conforto – La coscienza è un mistero perché implica l’auto osservazione, quel “conosci te stesso” suggerito da Socrate millenni fa.”
Questo Natale non può essere un buon Natale perché le vibrazioni che stiamo emettendo, le parole che stiamo pronunciando sono basse. Creano disarmonia, barriere, prigioni che noi stessi abbiamo costruito e all’interno delle quali ci siamo rinchiusi. La coscienza è schiava di una conoscenza imposta dall’alto utile a creare schieramenti opposti e a farli scontrare tra di loro. “Un livello superiore di coscienza è l’elemento chiave per la rinascita di un’umanità che vuole superare confini e limiti, riconoscendo che non esistono.” Un nuovo livello di coscienza sta emergendo da tempo e questo sta generando degli attriti, è quello che avviene anche quando nasce un nuovo astro nell’universo, ha bisogno di accumulare energia prima di rilasciarla.

Massimiliano Capalbo

24 Dicembre 2021/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/cometa.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-12-24 15:34:562021-12-24 15:41:55Non è un buon Natale
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

www.massimilianocapalbo.it

Agisco nel mio piccolo mondo, cercando di gettare ponti attraverso legami deboli.

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