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Eretiche riflessioni, Società

Lo studente che mi ha insegnato di più

E’ stato il miglior allievo che abbia mai avuto, e forse dovrei dire anche uno dei miei maestri, Francesco B. Ogni rapporto umano è, infatti, bidirezionale, insegni a figli, allievi, ragazzi e apprendi da loro.
Ero appena arrivato al triennio del tecnico quando mi stupì per un tema in classe. L’argomento era la letteratura fantastica (avevamo iniziato lo studio di Ariosto) e lui scrisse ben 16 pagine in appena due ore e mezza, di getto, senza aver bisogno di ricopiare. Più che un tema scolastico era una tesina universitaria. A casa corsi a leggerlo e constatai che discuteva un saggio di Tolkien appena tradotto in italiano, corsi a comprarlo.
Quell’anno studiai molto e presi l’abitudine di prepararmi ogni lezione, non potevo sfigurare di fronte a un simile allievo (ce ne erano altri di stampo simile in quella classe). Non era il classico primo della classe saputello che gode a metter in imbarazzo l’insegnante, mai esprimeva una critica, diceva semplicemente: “prof, scusi, si potrebbe interpretare anche in questo altro modo?” E diceva la sua, e io: “si, si può” e a volte aggiungevo: “la tua interpretazione è migliore della mia.”
Arrivava alla mattina in classe mezz’ora prima dell’inizio delle lezioni, si metteva in un banco e faceva ripetizione ai compagni di classe che non avevano capito una lezione o dovevano preparare un’interrogazione. Mai l’ho sentito attribuirsi un merito.
Ogni sua espressione, ogni suo atteggiamento era improntato alla modestia e all’umiltà. Se gli si faceva un elogio, scrollava leggermente le spalle come per liberarsi da un peso. Non era neppure il classico studente intellettuale brillante in teoria e poco dotato fisicamente, una volta che la classe andò a una gara televisiva di Frizzi per le scuole, lui riuscì a farla vincere non solo per le risposte culturali ma anche nelle prove sportive a cui si sottopose.
Prima della maturità mi disse che era in dubbio se iscriversi a ingegneria o a lettere classiche. Gli dissi che a lettere classiche avrebbe perso qualche anno a recuperare la conoscenza di latino e greco e che, se si fosse laureato in ingegneria elettronica, sarebbe stato un ingegnere umanista, proprio quello di cui tanto abbiamo bisogno in un mondo che si piega ciecamente al dominio della tecnica.
Dopo la maturità (i commissari, seppi, fecero tutti la fotocopia del suo tema di storia) l’ho rivisto solo una volta, per caso. Salii un giorno in un bus vicino alla facoltà di ingegneria e notai un giovane in piedi, con una mano si reggeva al tubolare di sostegno, con l’altra leggeva un libro, era lui, due parole veloci prima di scendere e non l’ho più rivisto.
Ora un suo amico, Valerio, mi annuncia la morte, a Padova, ieri, dopo tre anni di dure prove e trapianti. Le esequie si svolgeranno a Bologna domani, giovedì 5 marzo, nella Chiesa di Santa Maria Annunziata in via Fossolo 31, alle ore 14,15. Potranno entrare in Chiesa solo i familiari, per il coronavirus.
Avrei tanto voluto esser accanto al feretro, per questo, non potendo farlo, pubblico questo ricordo. Chi lo ha conosciuto venga a rendergli un estremo saluto, anche dall’esterno della chiesa.

Giuliano Buselli

4 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/studenti-in-classe.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-04 22:08:442020-03-04 22:10:27Lo studente che mi ha insegnato di più
Ambiente, Calabria, Eretiche riflessioni

Gli agricoltori, la vera calamità

Venerdì scorso il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, è andato a lanciare il grido d’allarme sulla siccità al TGR Calabria, ha scritto una lettera al presidente della Regione, Santelli, per avviare l’iter per il riconoscimento dello stato di calamità. “Non solo per la scarsità di piogge – afferma intervistato da Antonio Liotta – ma anche per il cambiamento climatico a cui stiamo assistendo quotidianamente da qualche anno a questa parte. Perché ci sono aree dove, oltre all’assenza di piogge, anche l’anomalia delle temperature registrate in quest’ultimo periodo hanno compromesso completamente la produzione.”
Se la percezione della realtà che il presidente di un’associazione di categoria (quindi di quelli che dovrebbero essere considerati degli addetti ai lavori) è questa, immaginate quale può essere quella di un consumatore qualsiasi che il campo coltivato non l’ha mai visto perché la verdura la trova sullo scaffale del supermercato. Secondo Aceto, il cambiamento climatico è un fenomeno verificatosi “da qualche anno a questa parte“, l’anomalia delle temperature una variabile “registrata in questo periodo“, e questi sono fenomeni discesi dal cielo per una maledizione divina, di cui gli agricoltori sono soltanto delle vittime inconsapevoli. E, a proposito di vittime inconsapevoli, riporta l’esempio perfetto: “mi riferisco in particolare alla zona del crotonese dove la produzione di finocchi è completamente andata a male, tant’è che sui vari web girano una seria di filmati dove fanno vedere i nostri colleghi agricoltori che stanno seppellendo il prodotto nei terreni perché non ha più una qualità tale da poter essere immesso sul mercato.”
Peccato che il sottoscritto, qualche giorno prima di questa intervista, si sia recato a Crotone per un convegno, e abbia potuto osservare, inorridito, nella zona di Campolongo e Isola Capo Rizzuto, intere distese di coltivazioni di finocchi innaffiate in pieno giorno, con il sole cocente, con enormi pompe che, forse, sono state e continuano ad essere parte del problema che il presidente Aceto, da buon calabrese, non solo evita di riconoscere ma ritiene essere stato un modo per rimediare al problema. Infatti, aggiunge: “mentre da una parte con la gestione delle risorse irrigue abbiamo in qualche modo sopperito alla scarsità delle piogge, non si può fare nulla per quanto riguarda il processo dei cambiamenti climatici.” E certo, perché i cambiamenti climatici non derivano anche da una gestione dissennata delle risorse idriche, oltre che di quella del patrimonio boschivo e dei metodi di coltivazione. No, secondo il Presidente di Coldiretti sembra che l’agricoltura sia scivolata in una tempesta perfetta tra siccità, cambiamenti climatici, coronavirus, agromafie, accerchiata da una serie di fattori che la stanno a poco a poco soffocando e di cui la sua categoria è solo spettatrice impotente. Per lui questi fattori sono un evento casuale molto simile alla sfiga che, ovviamente, colpisce quei territori (come la Calabria) che hanno una particolare predisposizione ad attrarre verso di sé eventi funesti.
La verità è che gli agricoltori tradizionali sono tra i principali nemici della natura, sono loro la vera calamità e i loro rappresentanti hanno sempre avuto il compito di vestire i panni delle vittime e di andare a piangere pubblicamente (cioè a battere cassa) invece di riconoscere di essere complici, se non artefici, del disastro di cui ancora neanche gli scienziati immaginano le conseguenze, figuriamoci i presidenti delle associazioni di categoria.
“Ci siamo attivati per far istituire un tavolo alla Santelli affinché vengano rivisti i contratti con le aziende che producono energia idroelettrica” conclude, perché secondo Aceto i laghi sono risorse infinite e l’acqua che contengono non viene dal cielo ma da un rubinetto magico. Quando avranno terminato l’acqua dei laghi probabilmente chiederanno di convocare un tavolo con il Padreterno per decidere dove fare piovere di più.

Massimiliano Capalbo

3 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/irrigazione-campi.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-03 08:42:082020-03-03 08:48:00Gli agricoltori, la vera calamità
Calabria, Economia, Eretiche riflessioni

Quando il caffè incontra il bergamotto

La parola inglese coffee viene dal francese café che, come l’italiano caffè, proviene dal turco kahveh, che a sua volta deriva dall’arabo qahwa. E’ dalla metà del 1600 che in Europa si inizia a parlare del caffè, questa bevanda di origine mediorientale, inizialmente come di un medicinale. Nel 1700, infatti, l’aristocrazia europea iniziò ad utilizzarla, prima che si trasformasse in una moda, per far passare le sbornie. Nei paesi d’origine aveva la funzione, all’interno dei kawhe kawhe (primordiali caffetterie) di allietare le conversazioni tra gli intellettuali dell’epoca. Funzione che mantenne anche in Europa quando, a Parigi, un siciliano di nome Francesco Procopio, entrato nelle grazie del Re Sole per un prodotto tipico calabrese, il bergamotto, decise di aprire il primo caffè europeo.
I caffè europei, così come gli omologhi arabi, divennero anch’essi dei luoghi di incontro. Ed è proprio dall’incontro di due imprese calabresi, Marago Caffè e Phytocal, che nasce Caffeotto: il caffè al bergamotto. Due prodotti molto diversi tra di loro, se presi singolarmente, ma perfetti se messi assieme. Una simbiosi di aromi e profumi.
Caffeotto scaturisce dalla miscela “la bottega” di Marago Caffè, composta dall’80% di robusta naturale e dal 20% di arabica lavata, un blend dal tipico gusto dell’espresso italiano, pieno e permanente, con un corpo molto denso, che mantiene l’essenza di bergamotto sotto la crema e lo sprigiona nella sua interezza al momento dell’assaggio. La storia di questo incontro è stata raccontata il 26 gennaio scorso, presso l’Emporio Marago di Vibo Marina dove i presenti, come il sottoscritto, hanno potuto degustare in anteprima il prodotto.
Le due imprese si sono unite per mettere in una tazza il profumo che ha reso famosa la Calabria (il bergamotto) e la bevanda italiana per eccellenza (l’espresso). Marago Caffè è una piccola impresa di torrefazione con sede a Vibo Marina, a conduzione familiare, che fa dell’artigianalità un valore aggiunto. La mano, l’olfatto e l’udito del tostatore diventano così fondamentali per ottenere il miglior risultato possibile. Si è posta, nel 2019, due obiettivi: la certificazione bio (dando vita a BIOemme, l’inizio di un processo di riconversione verso la sostenibilità) e la creazione di una nuova zona di emporio (la caffetteria di Vibo Marina) per far conoscere il caffè in tutte le sue sfaccettature e andare oltre la semplice degustazione. “Vogliamo dare l’opportunità di andare oltre l’espresso – spiega Antonino Messina, giovanissimo imprenditore (appena ventenne) rientrato in Calabria per aiutare l’azienda di famiglia dopo essersi laureato in Economia Aziendale e Bancaria a Roma – di guardare al caffè come ad un esempio di unione tra usi, costumi e tradizioni di popoli differenti che si sintetizzano in un simbolo della tradizione italiana, l’espresso.” Quale migliore territorio per farlo se non in Calabria, terra di accoglienza e di tradizioni?
Phytocal, con sede a Potenzoni (VV), è specializzata nella ricerca e nello sviluppo di prodotti 100% naturali da piante autoctone coltivate provenienti dal territorio calabrese, ed è guidata dai biologi Michele Crudo, fondatore del progetto, Roberto Calcaterra, che ha ideato ed ottimizzato personalmente il processo di aromatizzazione del Caffeotto. Dalla passione per il loro lavoro e per la loro terra ha preso vita anche il progetto ”Crudo – Italian Essence”; una linea di essenze e prodotti completamente naturali ottenuti con processi innovativi ed esclusivamente da piante del territorio.
La vera notizia, dunque, non è solo la nascita di un prodotto innovativo come il Caffeotto ma il fatto che due aziende calabresi, per giunta della stessa provincia (quella considerata da sempre tra le ultime nelle classifiche), si sono messe insieme adottando un approccio basato sulla cooperazione, una simbiosi fatta non solo di prodotti ma anche di idee. Un miracolo per una regione che ha sempre fatto della diffidenza un ostacolo al suo sviluppo, un esempio dunque per molti.
I protagonisti di questa impresa eretica sono giovani e questo fa ben sperare per il futuro, se passate da Vibo Marina fermatevi a degustare il Caffeotto e se vi piace contribuite a scatenare un passaparola positivo e suggerite al vostro bar di fiducia di rifornirsene, d’altronde è proprio così che il caffè è arrivato in Europa.

Massimiliano Capalbo

28 Febbraio 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/caffeotto.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-02-28 16:32:112020-02-28 16:36:43Quando il caffè incontra il bergamotto
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

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