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Ambiente, Eretiche riflessioni, Società

Il libro che gli italiani dovrebbero leggere in questo momento

Si chiama “Wa, la via giapponese all’armonia” il libro che gli italiani dovrebbero leggere in questo periodo di quarantena forzata. Se fossi il presidente “del consiglio”, sarebbe il vero consiglio che darei al popolo a reti unificate, prima delle misure di sicurezza contro il virus. Restate a casa a leggere questo libro.
Credo di non averne mai letto uno così ricco di bellezza e saggezza. E chi vi scrive, solo nell’ultimo anno, ne ha letti 74 tra i quali questo. L’autrice, l’italiana Laura Imai Messina, si è trasferita a Tokyo a ventitrè anni per perfezionare la lingua e da allora vive lì, insegnando lingua italiana in alcune delle più prestigiose università della capitale. La sua scrittura è avvolgente, delicata, poetica, scorrevole, così piacevole che si ha paura di finirlo presto, come un boccone di cibo prelibato che si assapora lentamente in bocca.
Questo libro andrebbe letto e metabolizzato da tutti gli italiani per capire, soprattutto, cosa significhi in un momento così delicato, sentirsi parte di una comunità. Se il famoso antropologo Claude Lévi-Strauss scriveva che “il primo patrimonio del Giappone è il popolo giapponese” un motivo ci sarà. La Messina analizza 72 kanji (caratteri) di origine cinese usati nella scrittura giapponese per rappresentare le parti morfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi, sfatando molti luoghi comuni occidentali sul Sol Levante. Tra questi spicca kojinshugi (o dell’io che cresce in mezzo al noi) un argomento molto attuale in questi giorni di psicosi collettiva.
“Ciò che il mondo ignora – ci racconta la Messina – e che invece il Giappone sa bene di sé, è che l’individualismo è un concetto che si accorda benissimo a quello di comunità. Per pensare a sé, al proprio singolare benessere, bisogna essere previdenti, serve tenere bene tutta una casa, non curarsi soltanto di una stanza.”
Mentre l’occidentale è convinto che la libertà coincida con l’inseguimento della felicità personale, che porterebbe poi alla realizzazione, i giapponesi sanno che “la gioia la fa soprattutto l’ambiente in cui si vive, la comunità sconosciuta ma complice che ci accoglie.” E’ solo contribuendo alla gioia generale che si può sperare di vivere bene. “Il comportamento giapponese insegna, piuttosto, che non siamo le persone più importanti a questo mondo, che non lo sono neppure le persone che amiamo, e che soprattutto nessuno ha il diritto di recare danno al benessere altrui.”
Il Giappone fa dello spirito di gruppo un valore, il che non significa annullare le individualità. Si può emergere individualmente in maniera naturale, per un valore intrinseco dell’individuo (anche sottostando a regole generali) e non imponendosi sugli altri come avviene in Occidente. “La società giapponese suggerisce che è il compromesso tra l’io e il loro, tra il noi e il voi, che funziona e che crea un ambiente dove la gioia, davvero, può essere piantata. Su terreno cattivo – fatto di sporcizia, sgarbo, egoismo e maleducazione – si può poggiare pure una piccola serenità, ma è quasi certo che non attecchirà, disturbata come sarà dall’infelicità altrui, dalle vendette che origina il malcontento.”
La principale preoccupazione dei giapponesi, in ogni atteggiamento o azione che compiono, è quella di prestare attenzione a non alterare l’armonia generale. Wa è l’armonia, la cosa più preziosa da preservare, si tratta di privilegiare tutti quegli atteggiamenti che tralasciano la spiacevolezza. Gli Occidentali, ad esempio, sono convinti che sfogarsi in qualche modo serva a liberarsi dalla rabbia o da altre emozioni negative. I giapponesi sanno che non è così e tendono alla convivenza pacifica e rispettosa delle parti, all’armonia del gruppo, alla condivisione di uno stesso spazio, alla collaborazione mirata ad un obiettivo comune piuttosto che all’interesse personale. Wa significa “evitare incondizionatamente lo scontro, il che implica atteggiamenti come la pazienza, domandare scusa anche quando non si sa di avere colpa, ignorare il negativo, considerare costantemente l’emozione altrui, essere pronti a sacrificarsi” proprio gli atteggiamenti che servono in queste settimane per combattere la sfida che il Coronavirus ci ha lanciato.
“Solo nutrendo e allevando un io che cresce in mezzo al noi si può raggiungere la gioia e la più generale armonia, che è terreno si cui si fonda tutto il resto.” D’altronde da cos’altro nasce questo virus se non da un’alterazione dell’armonia?

Massimiliano Capalbo

10 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/testataWa.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-10 11:25:442020-03-10 11:25:44Il libro che gli italiani dovrebbero leggere in questo momento
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Società

La comparsa del virus

La teoria della meccanica attualmente più completa, in grado di descrivere il comportamento della materia, come molti di voi sapranno, è la fisica o meccanica quantistica. Le teorie di Einstein diedero il via allo studio del comportamento della luce che a volte si comporta come un’onda (energia) a volte come una particella (materia) a seconda del punto di vista dell’osservatore. La natura è dunque, contemporaneamente, onda e particella e la semplice osservazione di un elettrone fa si che questo si comporti in modo diverso. Gli studiosi hanno scoperto che la persona che osserva le particelle che formano l’atomo ne influenza in qualche modo il comportamento, l’energia e la sostanza. E’ solo quando l’osservatore si concentra sulla posizione di un elettrone che quel dato elettrone appare. La particella non può manifestarsi nella realtà finché non la osserviamo. Alla luce di ciò non possiamo più considerare pensiero e materia come dimensioni separate.
Ho l’impressione che la stessa cosa stia avvenendo con il coronavirus, ha cominciato ad esistere (ad essere considerato un problema) non appena abbiamo cominciato ad osservarlo mediaticamente. Mi spiego meglio.
Oggi ho sentito telefonicamente un amico siciliano che vive in Veneto e mi ha raccontato che, nel luglio scorso, sua madre settantottenne mentre si trovava in vacanza in Sicilia ha avuto una strana febbre e si sono recati in pronto soccorso. Lì le è stata diagnosticata una bronchite e le sono stati prescritti degli antibiotici. Dopo quattro giorni, nonostante gli antibiotici, la febbre è tornata a salire fino a 41. Ricoverata per due settimane in ospedale le hanno diagnosticato una polmonite, curata con antibiotici. La febbre si è abbassata ed è tornata a casa. Terminata la terapia con antibiotici (che ha proseguito anche a casa) la febbre è tornata a salire a 40. Nuovamente ricoverata in ospedale, per altre due settimane, con diagnosi di ricaduta da polmonite. Tutti gli esami che facevano erano negativi, i medici non sono riusciti a capire a quale ceppo il virus che l’aveva colpita appartenesse. Non appena la febbre è scesa ed è stata dimessa hanno pensato di rientrare in Veneto, verso la fine di agosto, ma dopo un paio di settimane la febbre è tornata a salire (nonostante gli antibiotici) e si è reso necessario un altro ricovero in ospedale (dove le hanno diagnosticato nuovamente la polmonite) ed è rimasta altre due settimane ricoverata. Tornata a casa finalmente è guarita.
Pare non si sia trattato dell’unico caso in Sicilia e anche in Veneto. Un amico radiologo in Sicilia gli raccontava che stavano registrando delle situazioni di polmoniti anomale sia per il periodo (estate) che per la frequenza (sempre riguardanti persone anziane). In Veneto, sarà un caso, ma anche la mamma di una sua conoscente è stata ricoverata nello stesso periodo per polmonite.
Che il coronavirus fosse già comparso in Italia a luglio? Non lo sappiamo. Ma qualcuno dovrebbe indagare analizzando il numero di ricoveri per polmonite (ad esempio). Quello che è certo è che abbiamo cominciato ad osservarlo (soprattutto mediaticamente) a metà febbraio, per noi prima non esisteva.
Il pensiero soggettivo produce cambiamenti quantificabili nel mondo fisico e oggettivo. Lo stiamo vedendo, l’Italia è un paese paralizzato. A livello subatomico l’energia risponde alla nostra attenzione consapevole e si trasforma in materia. E’ l’osservatore a determinare il risultato dell’osservazione. Adesso che esiste il virus fa paura.

Massimiliano Capalbo

7 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/coronavirus-1.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-07 17:31:142020-03-07 17:31:14La comparsa del virus
Eretiche riflessioni, Società

Ammirare il panorama col microscopio

Ieri mattina, nel corso della trasmissione radiofonica “Circo Massimo” andata in onda su Radio Capital, il giornalista Massimo Giannini ha intervistato Arnaldo Caruso, presidente della Società Italiana di Virologia, calabrese di Trenta (CS).
“Ci saremmo aspettati – gli domanda Giannini – da cittadini ignari di tutto, almeno per quanto riguarda le competenze tecnico-scientifiche intorno ai temi del virus, che da parte della vostra comunità aveste fatto luce sulle nostre zone d’ombra. Invece, purtroppo, mai come in questa circostanza anche all’interno della vostra categoria, tra scienziati, ricercatori, professori universitari, ci sono state tante divisioni sull’interpretazione di questo virus. Da Burioni che diceva attenzione questo è un pericolo vero dobbiamo fronteggiarlo con tutte le energie e le misure possibili, alla ricercatrice del Sacco, la professoressa Gismondo, che dice: mi pare una follia, questa è poco più che un’influenza! Come stanno davvero le cose? Si può dire una parola chiara su questo?”
“Mi faccia intanto chiarire – risponde Caruso – che non tanti virologi sono stati interpellati dai media o nei vari tavoli di discussione. La categoria dei virologi in questo momento non siede al tavolo del governo e quindi non dà il suo apporto ad alcuna decisione. Ci sono epidemiologi, infettivologi, igienisti, di tutto, che si arrogano il diritto di sapere di virologia perché il momento è di emergenza virologica. Io ho fatto uscire un documento in cui diciamo all’unisono la stessa cosa, il virus non è un virus simile all’influenza, è un virus molto più aggressivo, penetra nella popolazione in maniera molto veloce, la metà di chi si infetta va in ospedale con sintomi abbastanza seri, il 10 per cento in rianimazione con polmoniti gravissime e il 3,5% sono i morti.”
Alla successiva domanda di Oscar Giannino riguardo chi si improvvisa esperto replica: “Gli esperti non sono divisi su quella che è la loro visione, la divisione è perché ognuno si improvvisa esperto. Io microbiologo sono un virologo e so poco di parassitologia o micologia e anche forse qualcosa di batteriologia. Nell’ambito stesso dei microbiotici, un batteriologo che studia i batteri ne sa poco di virus e figuriamoci quelli che sono fuori dalla categoria.”
A me pare che in queste due risposte fornite dal presidente Caruso ci siano tutte le motivazioni che spiegano perché, quando le società post-moderne si trovano di fronte ad un fenomeno nuovo, non riescono a comprenderlo e a spiegarlo ma semplicemente a rimuoverlo fino alla manifestazione successiva. Perché attribuiamo, da quasi due secoli ormai, alle scienze fisiche e sperimentali e ai loro metodi, la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell’uomo. Si chiama scientismo e ad esso aderiamo soprattutto quando ci troviamo di fronte alla manifestazione di un fenomeno nuovo. A questo possiamo affiancare altre due caratteristiche post-moderne.
La prima è che il sapere nella nostra società è sempre più parcellizzato e frammentato. Caruso ci racconta che esiste l’infettivologo, il virologo, l’igienista, l’epidemiologo, il micologo, il parassitologo, il microbiologo e chissà quale altra professione specialistica che può dire qualcosa sul fenomeno coronavirus. Ognuno ha in mano un tassello del puzzle ma, a quanto si evince dall’intervista, nessuno ha una visione complessiva del problema, ad ognuno manca qualcosa. E’ un pò come se tutti stessero ammirando un panorama col microscopio. Le ragioni di questa frammentazione del sapere sono da ricercare nell’impostazione del sistema scolastico che produce professionisti molto specializzati ma incapaci di avere una visione sistemica dei fenomeni. Avvicinarsi troppo ai fenomeni, al contrario di quello che si pensa, non aumenta la comprensione ma la diminuisce.
La seconda motivazione ha a che fare con l’eccesso di ego che spesso caratterizza i cosiddetti “esperti” e le persone che ricoprono ruoli o incarichi di un certo rilievo. In Italia non esiste ambito che non sia ostaggio dell’ego di qualcuno. Non si salva nessun settore. In una società egocentrica il giudizio degli altri diventa estremamente importante, gli egocentrici sono schiavi del giudizio altrui e di conseguenza assumono comportamenti eterodiretti. Il comportamento del governo, ad esempio, è quotidianamente influenzato dal giudizio delle opposizioni e anche in questa circostanza, i drastici provvedimenti sono stati presi avvertendo il fiato sul collo degli oppositori, altrimenti non si spiegherebbe perché le altre nazioni (che hanno il virus come ce l’abbiamo noi) non abbiano re-agito allo stesso modo e l’Italia sembra essere l’unico lazzaretto. Ecco perché i pareri degli “esperti” (affermo da tempo che gli esperti, in una società imprevedibile e dai cambiamenti così rapidi come la nostra, non esistono più) sono contraddittori, perché ognuno deve in qualche modo emergere rispetto agli altri, sottrarre spazio all’altro, privilegiare l’ego al contenuto.
“Il carattere analitico della scienza moderna – scriveva René Guénon nei primi anni del ‘900 – si traduce in quel continuo moltiplicarsi delle specialità di cui lo stesso Auguste Comte non ha potuto evitare di denunciare i pericoli; la specializzazione, tanto decantata da tanti sociologi con il nome di divisione del lavoro, è il miglior mezzo per acquisire a colpo sicuro quella miopia intellettuale che sembra far parte dei requisiti del perfetto scientista e senza la quale, d’altronde, lo stesso scientismo non prenderebbe piede“.

Massimiliano Capalbo

6 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/microscopio.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-06 19:43:222020-03-06 20:33:04Ammirare il panorama col microscopio
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Massimiliano Capalbo

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