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Calabria, Eretiche riflessioni, Società

Vibo capitale italiana della cultura? Che eresia!

Con la pubblicazione di un bando, in data 8 maggio, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha avviato la procedura che, al termine di una complessa verifica, promuoverà la città italiana chiamata, sull’intero territorio nazionale, a rappresentare la cultura e l’ingegno creativo nel nostro Paese per l’anno 2020.
Si tratta di una sfida assai complessa ed altamente competitiva che vede numerose cittadine italiane, più o meno note, gareggiare per aggiudicarsi l’ambito riconoscimento. Occorre mettere in campo, dunque, valori, passioni, dati memoriali, tracce e semi di un passato che meriti di essere valorizzato ed esteso all’intero territorio nazionale. Occorre premettere che lo spirito del bando non è già fotografare il profilo culturale di una città o di un territorio così com’è, ma coglierne le potenzialità, il fervore valoriale ed identitario e concorrere, unitamente ad altri strumenti, al suo processo di sviluppo.
Tra le candidature presentate quella di Vibo Valentia, per iniziativa del Centro di Aggregazione Sociale e delle associazioni Vibo Insieme e Officina Promozione Civica. I promotori si sono resi protagonisti di una vera e propria eresia, perché stiamo parlando di una delle città italiane sempre agli ultimi posti delle classifiche nazionali, con un comune e una provincia in dissesto finanziario, col numero di extracomunitari per abitante più alto d’Italia, con il più alto tasso di inattività.
Perché proprio Vibo Valentia? Si tratta solo di pura velleità, di smodata ambizione, di un visionario tentativo di invertire una tendenza che, da circa un decennio, vede la città orientata verso un lento ma apparentemente inarrestabile declino? Nulla di tutto questo o, forse, segmenti di tutto questo, aggregati in un insieme diverso e superiore.
La prima ragione è certamente l’utilità di porre al centro, nel suo splendore, ma anche nelle sue contraddizioni, la risalente storia di Vibo Valentia e di trovarvi le tracce di una possibile unità. Un’unità non solo soggettiva, ad uso e vantaggio dei vibonesi, ma anche oggettiva, ad uso e vantaggio dell’intero Paese come, tra l’altro, auspicato dal decreto ministeriale del 16 febbraio 2016 che specifica la finalità dei progetto secondo il quale i progetti presentati dalla città designata “Capitale Italiana della Cultura”, al fine di incrementare la fruizione del patrimonio culturale materiale ed immateriale, hanno natura strategica di rilievo nazionale.
La seconda ragione è che Vibo Valentia è uno scrigno preziosissimo di testimonianze e valori memoriali ed immateriali. Poche città al mondo, quanto Vibo, possono vantare una presenza costante e non marginale nel divenire impetuoso della storia e delle storie dell’Occidente.
Dunque, le premesse per ambire alla prestigiosa designazione non mancano. D’altra parte, il bando, non focalizza esclusivamente i territori posizionati in cima ad un’ideale scala valoriale, ma anche quelli che dimostrino capacità di “sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità progettuale e attuativa … nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo”. Tutto questo, in una prospettiva di superamento del cultural divide esistente. Inutile dire che la candidatura, in un luogo psicologicamente depresso e demotivato, ha suscitato scetticismo ed ilarità in una buona fetta della popolazione rassegnata all’esistente. Dall’altro lato, invece, ha visto l’adesione di una cinquantina di associazioni, del vescovo, della Camera di Commercio, della BCC vibonese, dei sindacati e del Comune di Vibo che ha dato seguito all’iniziativa inoltrando la domanda, indicando dei referenti e aprendo una sede operativa nel Comune.
Il punto divisivo non sarà la celebrazione dell’oggi ma la visione del domani e forse, attraverso questa esperienza, qualunque sia l’esito, i cittadini vibonesi potranno sentirsi spronati a riconoscere, recuperare e valorizzare i tesori che possiedono, attraverso una severa individuazione degli obiettivi di valorizzazione culturale, ai quali connettere quelli di coesione, innovazione, potenziamento dell’offerta e dell’identità territoriale. Questo approccio e questa modalità, del resto, sono pienamente rispondenti alla naturale vocazione dell’Italia, le cui rive, in ogni latitudine ed in qualunque ambito, riservano sorprese, stupore ed originalità, pur nelle differenze che le caratterizzano. Al Raduno delle Imprese Eretiche l’Avv. Domenico Sorace, in rappresentanza dei promotori della candidatura, ci racconterà la storia di questa, apparentemente impossibile, sfida.

Massimiliano Capalbo

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15 Giugno 2017/0 Commenti
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