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Ambiente, Eretiche riflessioni, Società

Come mai tutto questo non ci spaventa?

La psicosi che è seguita all’epidemia da Coronavirus ha spinto miliardi di persone nel mondo alla corsa all’acquisto di guanti e mascherine. Una corsa ingiustificata nelle sue proporzioni e di cui stiamo vedendo e vedremo gli effetti perversi nel breve termine. Nella cinquantesima Giornata mondiale della Terra gli appelli su quanto sia importante occuparsi del pianeta si sprecano. Ma non abbiamo capito nulla. I comportamenti che stiamo mettendo in atto per difenderci dalla pandemia sono più pericolosi della pandemia stessa.
I rifiuti potenzialmente infetti provenienti dagli ospedali, negli ultimi mesi, sono cresciuti in maniera esponenziale. A questi si aggiungono i milioni di guanti e mascherine divenuti parte dell’abbigliamento quotidiano di miliardi di persone nel mondo. Nessuno si è posto il problema della fine che tutti questi rifiuti stanno facendo e faranno. Le normative attualmente vigenti stabiliscono che i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo devono essere smaltiti mediante termodistruzione. Un’idiozia bella e buona che scaturisce dalla mentalità dell’uomo dell’antropocene che continua a vedere il rifiuto come qualcosa di cui liberarsi nel modo più sbrigativo possibile.
Ma la cosa più scandalosa è che l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) affermi, in una direttiva inviata alle regioni, che “i rifiuti indifferenziati dovranno essere gestiti come da procedure vigenti sul territorio e, ove siano presenti impianti di termodistruzione, deve essere privilegiato l’incenerimento, al fine di minimizzare ogni manipolazione del rifiuto stesso.” L’ISS che scrive queste cose è lo stesso ISS che sta gestendo l’emergenza Coronavirus da due mesi e al quale il governo italiano si sta affidando “scientificamente”.
La Calabria, come altre regioni, ha ovviamente fatto subito sue queste disposizioni e, temo, questa emergenza farà ricomparire progetti di costruzione di nuovi inceneritori. Le direttive, dunque, danno il via libera a ciò che favorisce lo sviluppo del virus (l’inquinamento da nanoparticelle) che, in barba a qualsiasi preoccupazione per la salute collettiva, come numerose ricerche hanno dimostrato, è un carrier (trasportatore) del virus nell’ambiente.
“Potrebbe esistere la possibilità di superare l’incenerimento utilizzando impianti di sterilizzazione (ottenuta con varie tecniche). Ciò permetterebbe di trasformare immediatamente un rifiuto infetto e pericoloso in un rifiuto assimilabile all’urbano direttamente nel luogo di origine (ospedali), evitando i trasferimenti da una regione all’altra. Con ritorni in termini economici evidenti e, se confermati dalla scienza, anche di ecosostenibilità” si legge in un articolo sull’argomento che fornisce altri suggerimenti in merito, dimostrando maggiore consapevolezza degli “esperti” dell’ISS.
Ma ricondurre il problema dell’inquinamento alla sola inadeguatezza delle istituzioni non è onesto, d’altronde sono espressione dei cittadini. Sono numerose le immagini (condivise sui social network) che ritraggono i parcheggi dei supermercati disseminati di guanti e mascherine, a dimostrazione di come la percezione del pericolo oggi sia telecomandata dai media. Le notizie che provengono da Reggio Calabria, in questi giorni, mettono i brividi e rendono plasticamente (è il caso di dire) l’assoluta incapacità di percepire i veri pericoli da parte delle istituzioni e dunque dei cittadini.
Sul profilo Fb di un’amica leggo: “Oggi al bancone del supermercato lunga attesa per due tizi che dovevano farsi fare dei panini. Ovviamente non era possibile preparare il panino, ma sono stati forniti gli ingredienti nel modo seguente: quattro fette di mozzarella opportunamente tagliate e riposte in vaschetta di plastica con etichetta prezzo, stessa cosa per il collega in vaschetta separata. Le fette di prosciutto crudo, 100 gr circa a testa, riposte sulla carta oleata, ricoperte da velina plastificata, richiuse e riposte in busta per affettati (quella argentata, non so se riciclabile o no). Ovviamente anche in questo caso stessa cosa per il collega. Infine il pane, preso al reparto apposito già imballato nella plastica, è stato aperto per poter essere tagliato e riposto in busta di carta chiusa con due etichette adesive, con altre due è stato bloccato il talloncino del prezzo staccato dall’imballaggio originario. Nell’attesa, osservando tutti i passaggi, mi chiedevo come mai tutto questo non ci spaventa neanche un decimo di quanto ci spaventa il virus.“

Massimiliano Capalbo

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22 Aprile 2020/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/rifuti-covid.jpeg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-04-22 19:48:532020-04-22 20:05:30Come mai tutto questo non ci spaventa?
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