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Eretiche riflessioni, Società

Il mistero della luna e le contraddizioni di Galimberti

I libri sono implacabili: conservano le idee dell’autore anche quando questi le ha radicalmente e, talvolta, improvvisamente cambiate. Un autore a me caro di cui ho letto molto è Umberto Galimberti, docente di filosofia della storia all’Università di Venezia, conferenziere, editorialista, autore di punta di Feltrinelli. Per anni Galimberti ha molto battuto sul declino della poesia, della religione e della filosofia come discipline interpretative della realtà, surclassate su questo piano dalla scienza, mostrando a tutti noi quanto gli approcci conoscitivi delle prime tre discipline fossero essenziali. Da quando i suoi colleghi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben stanno conducendo una battaglia coraggiosa e quasi isolata contro le derive autoritarie dello scientismo e della politica, in concomitanza con l’avvento dell’era pandemica, Galimberti si è schierato contro di loro. Ma, per far questo è stato costretto a cambiare opinione tornando a proporre la scienza come unico strumento interpretativo utile della realtà. Ed è qui che i suoi libri diventano rivelatori.
Trascrivo, di seguito, quanto egli affermava, ad esempio, in “Paesaggi dell’anima”, del 1996: […] il progresso della scienza emargina poesia, religione e filosofia, non perché la scienza conosce meglio le cose un tempo descritte poeticamente, religiosamente, filosoficamente, ma perché abitua a pensare secondo quella logica disgiuntiva per cui questo è questo e non altro. […] Questa logica della de-terminazione dei significati, [è] legittima finché non pretende di porsi come unica […]. Oltre al sapere logico si dà quel sapere analogico che trasgredisce la determinazione dei significati perché non c’è cosa che termini in un solo significato“. Tutto questo potrebbe apparire un puro esercizio filosofico, se Galimberti non aggiungesse un esempio affascinante: “Se infatti la luna fosse solo quel che l’astronomia ci dice, che senso avrebbe la domanda di Leopardi: «Dimmi che fai tu luna in ciel?» Immagino che tutti ricordino la poesia “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” in cui Leopardi si rivolge alla Luna non come ad un corpo celeste fatto di semplice materia ma ad una creatura senziente e vivente. Ed allora Galimberti afferma “Chiunque vede che per accedere al linguaggio poetico, religioso e filosofico bisogna adottare quel modo di pensare che non attiene alla determinazione scientifica, ma in qualche modo la trasgredisce affermandola e insieme negandola, dove negare significa rinviare ad altro.” In altri termini, Galimberti, nel suo libro negava che la scienza potesse essere l’unica chiave interpretativa della realtà e metteva in guardia dal “riduzionismo” tipico della scienza che con la sua logica disgiuntiva (questo è questo e non altro) riduce l’orizzonte di senso della realtà e impedisce di vedere oltre. Ciò non significa abiurare la scienza ed il metodo scientifico (è reale e vero solo ciò che è misurabile, calcolabile, esperibile). La scienza ha, anzi, una fondamentale funzione per la conoscenza. Significa, piuttosto, che la scienza non è la sola disciplina che consente la conoscenza del mondo e delle cose e che la mente di noi uomini non funziona solo in termini deterministici, meccanicistici, causalistici. Il che ci dice che la mente umana è stata creata (o si è auto-prodotta) come un insieme inscindibile, indivisibile, inseparabile di razionale ed irrazionale che, perciò stesso, impedisce di riprovare qualunque idea della realtà che risponda all’irrazionale e di farla apparire come “non intelligente”, come “stupida”, “non coerente”: esattamente come non era stupido ed incoerente il dire pre-pandemico di Umberto Galiberti.

Francesco Bevilacqua

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18 Dicembre 2021/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/leopardi.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2021-12-18 08:30:332021-12-18 08:30:33Il mistero della luna e le contraddizioni di Galimberti
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