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Ambiente, Comunicazione, Eretiche riflessioni, Società, Tecnologia

La terapia a costo zero

“State a casa e non uscite!” E’ questo l’imperativo cui siamo costretti a sottostare in questa quarantena che sarà molto più lunga di quanto ipotizzato fino ad oggi. Una quarantena che non è uguale per tutti. Chi vive in un condominio di una grande città, ad esempio, non trascorrerà questi giorni a casa con lo stesso stato d’animo e lo stesso piacere di chi vive in un piccolo centro storico, in campagna o, ancora meglio, in montagna. I primi sono di fatto in prigione, costretti a stare davanti alla tv che, diffondendo panico non fa altro che deprimere, generare stress e contribuire ad abbassare le difese immunitarie dei telespettatori. I secondi no, possono fare delle passeggiate nella natura e attingere alla medicina più antica che conosciamo. La differenza è sostanziale, ce lo dicono ormai anche gli scienziati, non quelli che intervistano in tv però.
Oggi la ricerca moderna fornisce una solida base scientifica a ciò che sciamani, stregoni, monaci e altri personaggi carismatici del passato avevano intuito senza avere la laurea in immunologia, virologia o biologia molecolare: che la natura possiede una forza che agisce nelle piante e in tutti gli esseri viventi (esseri umani compresi). Le piante comunicano con il nostro sistema immunitario anche se non ne siamo consapevoli. “Comunicano – ci racconta Clemens G. Arvay, biologo e autore del libro “Effetto biofilia” – mediante sostanze chimiche. Inviano molecole, ossia minuscole unità chimiche di queste sostanze, che sono costituite da atomi. Tali molecole possono essere paragonate in tutto al linguaggio umano.” Lo fanno per comunicare con le altre piante, con i funghi, con gli insetti e anche con gli esseri umani, in particolare col sistema immunitario degli esseri umani. Quando respiriamo l’aria di un bosco, infatti, respiriamo un cocktail di sostanze gassose, chiamate terpeni, sia attraverso la pelle che attraverso i polmoni (da qui nasce il tradizionale e famoso bagno di foresta o shinrin-yoku giapponese, ufficialmente riconosciuto dal sistema sanitario del Sol Levante per prevenire e favorire la cura delle malattie). I terpeni provengono dalle foglie, dai tronchi, dal terriccio, dai cespugli, dalle cortecce, dall’erba, dai funghi, dai muschi, insomma da tutto l’ambiente naturale del bosco. Se osservate un raggio di sole che penetra nella foresta, controluce, noterete una nebbiolina, sono loro: i terpeni. Il nostro sistema immunitario è in grado di decodificarli aumentando le nostre difese immunitarie. In Giappone esistono nuove professionalità, i medici forestali ad esempio, che si occupano di studiare queste comunicazioni. I terpeni abbassano il livello degli ormoni dello stress e aumentano la quantità di cellule killer naturali, un tipo particolare di leucociti, che “si formano nel midollo osseo e nuotano nel sangue, dove svolgono importanti compiti: sono in grado di riconoscere se le cellule ematiche o quelle corporee sono state infettate da un virus, dopodiché uccidono queste cellule con apposite citotossine, provocando così anche la morte dei virus che le avevano colpite, dato che questi non possono sopravvivere in assenza di una cellula ospite. Le cellule killer attuano la medesima strategia anche nei confronti delle cellule degenerate che potrebbero dare origine al cancro e procedono così anche nei confronti delle cellule tumorali già presenti.”
Una sola giornata trascorsa immersi in un bosco fa aumentare mediamente del 40% il numero di cellule killer naturali nel sangue, che perdurano per una settimana nel nostro organismo mentre, dopo una vacanza di due-tre giorni consecutivi, l’aumento è di oltre il 50% e il livello nel sangue perdura per circa un mese. Per ottenere questi benefici è sufficiente stare nel bosco (un bosco naturale e non artificiale) e respirare. Una terapia che non costa nulla, forse è per questo che i medici non ce la prescrivono.
Certa scienza, che definirei cartesiana, considera ancora (e lo vediamo nella modalità con cui vengono trattati i malati) l’essere umano come qualcosa di isolato dal proprio habitat naturale, come una macchina (non è un caso se stiamo lavorando a produrre macchine molto simili agli esseri umani). Questa concezione ha ormai gli anni contati e, forse, questo virus ne accelererà il superamento. Secondo Joel Dimsdale, professore di psichiatria all’Università della California, “quasi tutte le malattie, non solo quelle infettive o quelle autoimmuni, ma anche l’arteriosclerosi, il cancro e la depressione, possono essere ricondotte a fattori immunologici.” La condizione del sistema immunitario è, quindi, il presupposto per la nostra salute.
L’imperativo, dunque, dovrebbe essere “state nella natura!“, perché invece ci dicono di stare a casa? E, ancora, perché è partita un’operazione di disinfestazione dei quartieri che non serve a nulla se non a ridurre ulteriormente le difese naturali su cui potremmo contare? Perché siamo immaturi, non siamo in grado di badare a noi stessi e agli altri (e anche se lo fossimo non riusciremmo a stare a un metro di distanza l’uno dell’altro, soprattutto nelle metropoli), devono quindi prescriverci i comportamenti; perché siamo ignoranti, nel senso che ignoriamo l’esistenza delle cose finché non vengono amplificate da qualche media; perché siamo pieni di pregiudizi, molti scienziati ancora storcono il naso a sentir parlare di intelligenza delle piante o di bagno di foresta. Eppure, conclude Arvay, “anche nelle piante la comunicazione è regolata da sistemi di controllo della natura estremamente complessi per i quali non si debba presupporre l’esistenza di una coscienza vegetale: ad attivarsi è l’intelligenza della natura.”
Attenzione, la silvoterapia serve soprattutto a prevenire le malattie più che a curarle, per stare in salute occorre vivere bene e soprattutto in ambienti salubri, se siete già malati rivolgetevi ad un medico ma sappiate che i benefici di stare all’aria aperta sono sempre validi e, soprattutto, non costano nulla.

Massimiliano Capalbo

17 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/bosco-1.jpg 321 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-17 16:14:252020-03-17 17:55:40La terapia a costo zero
Ambiente, Eretiche riflessioni, Società

Il libro che gli italiani dovrebbero leggere in questo momento

Si chiama “Wa, la via giapponese all’armonia” il libro che gli italiani dovrebbero leggere in questo periodo di quarantena forzata. Se fossi il presidente “del consiglio”, sarebbe il vero consiglio che darei al popolo a reti unificate, prima delle misure di sicurezza contro il virus. Restate a casa a leggere questo libro.
Credo di non averne mai letto uno così ricco di bellezza e saggezza. E chi vi scrive, solo nell’ultimo anno, ne ha letti 74 tra i quali questo. L’autrice, l’italiana Laura Imai Messina, si è trasferita a Tokyo a ventitrè anni per perfezionare la lingua e da allora vive lì, insegnando lingua italiana in alcune delle più prestigiose università della capitale. La sua scrittura è avvolgente, delicata, poetica, scorrevole, così piacevole che si ha paura di finirlo presto, come un boccone di cibo prelibato che si assapora lentamente in bocca.
Questo libro andrebbe letto e metabolizzato da tutti gli italiani per capire, soprattutto, cosa significhi in un momento così delicato, sentirsi parte di una comunità. Se il famoso antropologo Claude Lévi-Strauss scriveva che “il primo patrimonio del Giappone è il popolo giapponese” un motivo ci sarà. La Messina analizza 72 kanji (caratteri) di origine cinese usati nella scrittura giapponese per rappresentare le parti morfologicamente invariabili delle espressioni giapponesi, sfatando molti luoghi comuni occidentali sul Sol Levante. Tra questi spicca kojinshugi (o dell’io che cresce in mezzo al noi) un argomento molto attuale in questi giorni di psicosi collettiva.
“Ciò che il mondo ignora – ci racconta la Messina – e che invece il Giappone sa bene di sé, è che l’individualismo è un concetto che si accorda benissimo a quello di comunità. Per pensare a sé, al proprio singolare benessere, bisogna essere previdenti, serve tenere bene tutta una casa, non curarsi soltanto di una stanza.”
Mentre l’occidentale è convinto che la libertà coincida con l’inseguimento della felicità personale, che porterebbe poi alla realizzazione, i giapponesi sanno che “la gioia la fa soprattutto l’ambiente in cui si vive, la comunità sconosciuta ma complice che ci accoglie.” E’ solo contribuendo alla gioia generale che si può sperare di vivere bene. “Il comportamento giapponese insegna, piuttosto, che non siamo le persone più importanti a questo mondo, che non lo sono neppure le persone che amiamo, e che soprattutto nessuno ha il diritto di recare danno al benessere altrui.”
Il Giappone fa dello spirito di gruppo un valore, il che non significa annullare le individualità. Si può emergere individualmente in maniera naturale, per un valore intrinseco dell’individuo (anche sottostando a regole generali) e non imponendosi sugli altri come avviene in Occidente. “La società giapponese suggerisce che è il compromesso tra l’io e il loro, tra il noi e il voi, che funziona e che crea un ambiente dove la gioia, davvero, può essere piantata. Su terreno cattivo – fatto di sporcizia, sgarbo, egoismo e maleducazione – si può poggiare pure una piccola serenità, ma è quasi certo che non attecchirà, disturbata come sarà dall’infelicità altrui, dalle vendette che origina il malcontento.”
La principale preoccupazione dei giapponesi, in ogni atteggiamento o azione che compiono, è quella di prestare attenzione a non alterare l’armonia generale. Wa è l’armonia, la cosa più preziosa da preservare, si tratta di privilegiare tutti quegli atteggiamenti che tralasciano la spiacevolezza. Gli Occidentali, ad esempio, sono convinti che sfogarsi in qualche modo serva a liberarsi dalla rabbia o da altre emozioni negative. I giapponesi sanno che non è così e tendono alla convivenza pacifica e rispettosa delle parti, all’armonia del gruppo, alla condivisione di uno stesso spazio, alla collaborazione mirata ad un obiettivo comune piuttosto che all’interesse personale. Wa significa “evitare incondizionatamente lo scontro, il che implica atteggiamenti come la pazienza, domandare scusa anche quando non si sa di avere colpa, ignorare il negativo, considerare costantemente l’emozione altrui, essere pronti a sacrificarsi” proprio gli atteggiamenti che servono in queste settimane per combattere la sfida che il Coronavirus ci ha lanciato.
“Solo nutrendo e allevando un io che cresce in mezzo al noi si può raggiungere la gioia e la più generale armonia, che è terreno si cui si fonda tutto il resto.” D’altronde da cos’altro nasce questo virus se non da un’alterazione dell’armonia?

Massimiliano Capalbo

10 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/testataWa.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-10 11:25:442020-03-10 11:25:44Il libro che gli italiani dovrebbero leggere in questo momento
Ambiente, Calabria, Eretiche riflessioni

Gli agricoltori, la vera calamità

Venerdì scorso il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, è andato a lanciare il grido d’allarme sulla siccità al TGR Calabria, ha scritto una lettera al presidente della Regione, Santelli, per avviare l’iter per il riconoscimento dello stato di calamità. “Non solo per la scarsità di piogge – afferma intervistato da Antonio Liotta – ma anche per il cambiamento climatico a cui stiamo assistendo quotidianamente da qualche anno a questa parte. Perché ci sono aree dove, oltre all’assenza di piogge, anche l’anomalia delle temperature registrate in quest’ultimo periodo hanno compromesso completamente la produzione.”
Se la percezione della realtà che il presidente di un’associazione di categoria (quindi di quelli che dovrebbero essere considerati degli addetti ai lavori) è questa, immaginate quale può essere quella di un consumatore qualsiasi che il campo coltivato non l’ha mai visto perché la verdura la trova sullo scaffale del supermercato. Secondo Aceto, il cambiamento climatico è un fenomeno verificatosi “da qualche anno a questa parte“, l’anomalia delle temperature una variabile “registrata in questo periodo“, e questi sono fenomeni discesi dal cielo per una maledizione divina, di cui gli agricoltori sono soltanto delle vittime inconsapevoli. E, a proposito di vittime inconsapevoli, riporta l’esempio perfetto: “mi riferisco in particolare alla zona del crotonese dove la produzione di finocchi è completamente andata a male, tant’è che sui vari web girano una seria di filmati dove fanno vedere i nostri colleghi agricoltori che stanno seppellendo il prodotto nei terreni perché non ha più una qualità tale da poter essere immesso sul mercato.”
Peccato che il sottoscritto, qualche giorno prima di questa intervista, si sia recato a Crotone per un convegno, e abbia potuto osservare, inorridito, nella zona di Campolongo e Isola Capo Rizzuto, intere distese di coltivazioni di finocchi innaffiate in pieno giorno, con il sole cocente, con enormi pompe che, forse, sono state e continuano ad essere parte del problema che il presidente Aceto, da buon calabrese, non solo evita di riconoscere ma ritiene essere stato un modo per rimediare al problema. Infatti, aggiunge: “mentre da una parte con la gestione delle risorse irrigue abbiamo in qualche modo sopperito alla scarsità delle piogge, non si può fare nulla per quanto riguarda il processo dei cambiamenti climatici.” E certo, perché i cambiamenti climatici non derivano anche da una gestione dissennata delle risorse idriche, oltre che di quella del patrimonio boschivo e dei metodi di coltivazione. No, secondo il Presidente di Coldiretti sembra che l’agricoltura sia scivolata in una tempesta perfetta tra siccità, cambiamenti climatici, coronavirus, agromafie, accerchiata da una serie di fattori che la stanno a poco a poco soffocando e di cui la sua categoria è solo spettatrice impotente. Per lui questi fattori sono un evento casuale molto simile alla sfiga che, ovviamente, colpisce quei territori (come la Calabria) che hanno una particolare predisposizione ad attrarre verso di sé eventi funesti.
La verità è che gli agricoltori tradizionali sono tra i principali nemici della natura, sono loro la vera calamità e i loro rappresentanti hanno sempre avuto il compito di vestire i panni delle vittime e di andare a piangere pubblicamente (cioè a battere cassa) invece di riconoscere di essere complici, se non artefici, del disastro di cui ancora neanche gli scienziati immaginano le conseguenze, figuriamoci i presidenti delle associazioni di categoria.
“Ci siamo attivati per far istituire un tavolo alla Santelli affinché vengano rivisti i contratti con le aziende che producono energia idroelettrica” conclude, perché secondo Aceto i laghi sono risorse infinite e l’acqua che contengono non viene dal cielo ma da un rubinetto magico. Quando avranno terminato l’acqua dei laghi probabilmente chiederanno di convocare un tavolo con il Padreterno per decidere dove fare piovere di più.

Massimiliano Capalbo

3 Marzo 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/irrigazione-campi.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-03 08:42:082020-03-03 08:48:00Gli agricoltori, la vera calamità
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

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