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Ambiente, Calabria, Eretiche riflessioni, Politica, Società

I veggenti di Amantea

Ad Amantea i cittadini hanno riacquistato la vista dopo decenni di cecità, al punto tale che adesso vedono anche oltre l’invisibile. Quando il 14 dicembre del 1990 (cioè 30 anni fa) sulla spiaggia di località Formiciche si arenò la nave Jolly Rosso, con una stazza lorda di 2.307,86 tsl, una lunghezza di 100,7 metri e una larghezza di 16, nessuno si accorse di nulla. La nave, sospettata di trasportare rifiuti pericolosi, e pertanto soprannominata la nave dei veleni, venne demolita su luogo un anno dopo e il suo contenuto radioattivo sepolto nell’alveo del fiume Oliva, ma nessuno battè ciglio. Da decenni in quel territorio si continua a morire di tumore ma non si era mai vista una reazione (per intensità e rapidità) paragonabile a quella che si registra, invece, in questi giorni per l’arrivo in città di un gruppo di extracomunitari risultati positivi al Covid-19. La popolazione si è improvvisamente risvegliata, percependo alla stregua di un veggente un pericolo che in confronto a quello certo, che da anni sta decimando la popolazione, risulta alquanto ridicolo e improbabile. E’ proprio vero che vediamo con i nostri pregiudizi invece che con i nostri occhi. Chi abita vicino alla struttura che ospita gli extracomunitari racconta, ai numerosi giornalisti che si sono avventati sulla notizia, con il piglio del secondino che vigila sui carcerati e con dovizia di particolari, gli spostamenti che questi ragazzi hanno fatto da quando sono arrivati ad oggi. Nessuna testimonianza all’epoca, invece, aiutò gli investigatori nel comprendere dove fossero stati sotterrati i rifiuti pericolosi, nessuno aveva visto nulla. Che strano.
Ottenere una reazione così rapida ed efficiente in Calabria da parte di una qualsiasi comunità, a tutela di se stessa e della propria incolumità, non è cosa da poco, si tratta di una notiziona. Da secoli gli abitanti di questa regione, infatti, si comportano da sudditi e vengono puntualmente trattati come tali perché è nota la loro remissività e incapacità di coalizzarsi per raggiungere obiettivi comuni. Ne erano così certi gli organizzatori di questo trasferimento di immigrati che non hanno nemmeno ritenuto doveroso avvisare i cittadini, pare che neanche la governatrice Santelli abbia saputo nulla (anche perché in Calabria non c’è mai). D’altronde se è possibile smontare una nave, in pieno giorno, sotto gli occhi dei residenti e nasconderne il contenuto senza che battano ciglio, figurarsi se non è possibile introdurre nottetempo qualche decina di immigrati, avranno pensato. E invece no. E’ scoppiato il putiferio. Anche perché è facile fare i forti con i deboli, ci vuole invece un certo coraggio per reagire al prepotente di turno. Come mai, dunque, ad Amantea si registra una risposta così efficiente? Chi è il regista che sta guidando così bene questi attori? Lo capiremo col tempo. Per il momento il film è solo alle prime battute.

Massimiliano Capalbo

14 Luglio 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/o-JOLLY-ROSSO-facebook.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-07-14 13:46:462020-07-15 21:04:32I veggenti di Amantea
Ambiente, Calabria, Politica, Turismo

Quell’aria pura che rischia di disperdersi velocemente

Mi viene segnalato un servizio targato CalabriaNews24, che circola in queste ore sul Web riguardo la notizia dell’aria più pulita d’Europa in Sila e mi rallegro perché, penso, qualcuno finalmente ha capito che questa, in periodo di psicosi da Coronavirus, può essere una buona notizia da veicolare per il turismo montano calabrese. Ma sono costretto a ricredermi subito dopo nell’ascoltare le parole del direttore della testata stessa, Gianfranco Bonofiglio, a commento del servizio che dimostra con quanta approssimazione e superficialità vengano confezionate le notizie dai media ultimamente.
Innanzitutto nessuna immagine del luogo dove effettivamente sono stati effettuati i prelievi di campioni d’aria appare nel servizio, se non generiche immagini di boschi silani e ci può stare, per motivi di tempo e di economia, ma le inesattezze che si susseguono nel commento del direttore sono numerose. Sarebbe bastato informarsi prima, ricercare la fonte (il sottoscritto), fare una telefonata, inviare un messaggio in caso di dubbi e avrei regalato, come ho sempre fatto, tutte le informazioni utili a confezionare un servizio attendibile e non, come nel gioco del telefono senza fili, il primo passaggio verso la trasformazione della notizia in qualcos’altro.
Nel mese di luglio del 2009 (e non nel 2010 come affermato dal direttore) ebbi il piacere di invitare a Catanzaro il dott. Stefano Montanari che, assieme a sua moglie, la dott.ssa Antonietta Gatti, sono i massimi esperti mondiali di nanopatologie, malattie causate dalle nanoparticelle inquinanti presenti nell’aria. L’invito era finalizzato a tenere una conferenza in città sul tema delle polveri sottili, organizzata dal Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Catanzaro di cui all’epoca ero l’organizer.
Nel corso di quel breve soggiorno ebbi modo di condividere col dott. Montanari pensieri e riflessioni sul turismo e di parlargli della mia impresa: Orme nel Parco. Mi confidò che da lungo tempo, circa sei anni, lui e sua moglie non andavano in vacanza ed espresse il desiderio, sapendo della mia attività, di trascorrere le prossime in Calabria, in un posto tranquillo. Organizzai loro il soggiorno e nel mese di agosto trascorsero le vacanze sulla spiaggia di Isca sullo Jonio che, a giudicare dal loro entusiasmo, rispecchiava in pieno il tipo di tranquillità che stavano ricercando.
Nel corso di quella vacanza mi offrii di portarli un giorno in Sila, a Tirivolo (e non a Tiriolo come affermato dal direttore Bonofiglio, località che si trova da tutt’altra parte, classico errore di chi non conosce la località di cui parla), per far visitare loro il parco avventura di cui tanto gli avevo parlato. Giunti al parco li vidi estrarre dal bagagliaio della loro auto un piccolo dispositivo che, mi spiegarono, serviva a catturare, attraverso un filtro, le nanoparticelle presenti nell’aria. Questi campioni, mi dissero, una volta portati in laboratorio, sarebbero stati osservati attraverso un microscopio elettronico a scansione, costosissimo, dotato di un sensore di microanalisi a raggi X, che permette di identificare i granelli di polveri sia per la morfologia che per la composizione chimica ed avrebbe permesso loro di valutare il livello di inquinamento presente in zona. In verità, questo lo scoprii molto tempo dopo, erano alla ricerca di un campione d’aria puro, con un livello di inquinamento prossimo allo zero, che potesse essere utilizzato come campione di riferimento per uno dei progetti di ricerca internazionale che stavano conducendo. Piazzarono il dispositivo in un punto preciso del parco e lo lasciarono lì per un pò di tempo. Intuii che poteva essere un’occasione straordinaria per il mio parco ma fu una cosa che realizzai li sul momento.
Terminata la vacanza rientrarono a Modena, dove dirigono il laboratorio Nanodiagnostics, e non ebbi loro notizie per un pò di tempo. Molti mesi dopo, a febbraio del 2010, telefonai loro per sapere qualcosa circa l’esito delle analisi ed il mio stupore fu pari al loro nel venire a scoprire che le analisi avevano riscontrato un livello di inquinamento pari a zero. Per i dottori l’aria prelevata in Sila non solo poteva essere considerata pura al 100% (sui filtri si era depositata solo della normale polvere) ma poteva essere considerata la migliore in assoluto che mai fosse loro capitato di riscontrare nella loro ventennale carriera di ricercatori. Avendo un partner di ricerca norvegese, i dottori avevano provato anche ad effettuare dei prelievi alle Isole Svalbard, un arcipelago scarsissimamente abitato dove non esistono strade, vicino al Polo Nord, in Norvegia, ritenendolo un ottimo candidato. Ma con loro sorpresa anche lassù tra i ghiacci, a mille chilometri da Capo Nord, le polveri inquinanti erano arrivate e il microscopio elettronico le mostrava impietosamente.
La notizia cominciava ad assumere un rilievo internazionale. L’aria prelevata nel nostro parco poteva, in qualche modo, essere considerata la più pura d’Europa, stante l’assenza di altri campioni provenienti da altre aree che potessero essere paragonati a queste analisi, realizzate dai massimi esperti mondiali che disponevano di tecnologie (il microscopio a scansione) uniche al mondo e in dotazione solo nei loro laboratori. Se siano state effettuate altre analisi in altre località d’Europa dal 2009 ad oggi io non lo so, ma le notizie per generare un effetto vanno usate quando sono calde non quando si sono raffreddate.
In quei mesi sulle tv nazionali era scoppiato lo scandalo delle navi dei veleni, le inchieste giornalistiche si moltiplicavano a dismisura, ancora una volta la Calabria era sotto i riflettori dei media a causa di notizie che definire inquietanti poteva essere considerato solo un eufemismo. Sentivo che questa notizia dell’aria pura, se ben gestita, avrebbe potuto in qualche modo controbilanciare una comunicazione fino ad allora devastante e negativa, certo non avrebbe mutato le sorti di una stagione già compromessa ma avrebbe potuto rappresentare un segnale di speranza, di ripartenza.
Decisi di regalare questa notizia all’ente più prossimo a noi, il Parco Nazionale della Sila, e di coinvolgerlo nella promozione della notizia perché non fosse solo un fatto privato, del nostro parco, ma diventasse un motivo di orgoglio per tutti i calabresi che hanno a cuore l’ambiente nel quale vivono.
La notizia non fu accolta con estremo entusiasmo dall’allora presidente del parco, Sonia Ferrari. Notoriamente in quota PD, non era entusiasta all’idea di dare visibilità ad un’iniziativa portata avanti da un “grillino” come il sottoscritto che aveva coinvolto il dott. Montanari, all’epoca a sua volta portato sotto i riflettori da Beppe Grillo che aveva deciso di sostenerlo nella raccolta fondi per l’acquisto di un microscopio identico a quello utilizzato per le ricerche effettuate in Sila. Ma data l’importanza della notizia non si poteva sottacere e riuscii a fare organizzare una conferenza stampa per lanciarla. L’ente parco pagò soltanto il volo aereo al dott. Montanari mentre Orme nel Parco pagò l’albergo. Nessun finanziamento europeo è stato richiesto per la ricerca effettuata in Sila, come erroneamente detto del direttore Bonofiglio, poi i risultati finirono all’interno di una ricerca europea ma questo avvenne successivamente. Capisco che in Calabria si chiedono finanziamenti anche per respirare e quindi può sembrare una cosa normale, ma noi imprenditori eretici abbiamo sempre ottenuto grandi risultati a costo zero per la collettività.
Il 14 luglio del 2010 la conferenza stampa si tenne presso il centro visite “A. Garcea” di Taverna, con il dott. Montanari, la presidente del Parco Sonia Ferrari e il direttore Michele Laudati per comunicare ai media la notizia. Il giorno prima il TGR Calabria diede ampio risalto alla notizia invitando in studio un professore dell’Università della Calabria per commentare i risultati di analisi che non aveva mai visto. Da quel giorno sembrò quasi che la notizia ci fosse stata sottratta, tutti cominciarono ad utilizzarla a proprio uso e consumo ma in maniera individuale come avviene quando si ha un bottino da spartire. In un altro servizio del TGR Calabria, andato in onda qualche giorno dopo, la giornalista di turno ribadiva la notizia intervistando i passanti in mezzo al traffico di Camigliatello Silano, senza citare minimamente le fonti di questa notizia così come hanno fatto in tanti altri successivamente e si continua a fare ancora oggi. Perché? Perché nessuno è mai venuto a Tirivolo, sul posto dove sono state effettuate le analisi, per commentare la notizia? E perché, come ha fatto il direttore di CalabriaNews24, si continua a parlare genericamente di una zona della sila catanzarese? Perché il servizio in questione fa intendere che la notizia dell’aria più pura d’Europa sia il risultato di un lavoro dell’ente parco quando è stato un regalo fatto da un’impresa privata alla collettività? Perché non dire la verità? Io le risposte a queste domande le ho e le avete anche tutti voi che leggete (le domande sono retoriche) e sono le stesse che spiegano perché, nonostante i tesori che possediamo, viviamo in uno stato di miseria culturale prima che economica.
Fummo fin dal primo minuto contenti di constatare che questa notizia fosse diventata patrimonio per tutti i calabresi ma tutto si fermò lì, dopo i primi fuochi d’artificio. La notizia non riuscì ad uscire fuori dai confini della regione, non riuscì ad entrare nella programmazione dei telegiornali nazionali, non esplose in tutta la sua positività. E’ mancata la volontà politica di farlo, non appartenendo a nessuno schieramento partitico fummo ignorati. Perfino le associazioni ambientaliste non la ritennero una notizia da diffondere, nonostante i comunicati stampa che ci occupammo di inviare loro. La notizia positiva sembrò non essere una notizia, quasi fossimo abituati a diffondere solo quelle negative e venne “consumata” a livello locale su quotidiani e tv. Il simpatico presidente della Pro Loco di Spezzano Piccolo dell’epoca, un piccolo comune in provincia di Cosenza, appresa la notizia, con una trovata anche molto simpatica imbottigliò l’aria della Sila in alcuni boccacci di vetro contenenti un rametto di timo, una pigna e qualche ago di pino per farne dei souvenir e insieme con essi anche la notizia dell’aria pura venne richiusa ermeticamente. Oggi, a distanza di 11 anni, qualcuno comincia ad accorgersi che quei boccacci forse contengono qualcosa di prezioso, che occorre riaprirli, ma occorre farlo con sapienza, sapendo come maneggiare il contenuto, altrimenti trattandosi di aria si rischia di disperderla velocemente nell’ambiente come, ci insegna la nostra storia, gran parte delle nostre risorse.

Massimiliano Capalbo

24 Maggio 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/aria-pura.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-05-24 10:55:012020-05-24 13:05:35Quell’aria pura che rischia di disperdersi velocemente
Calabria, Eretiche riflessioni, Politica, Società

I meno adatti

Ieri sera, nel corso della trasmissione televisiva “Piazza pulita” condotta da Corrado Formigli, dal minuto 39.22 in poi è andato in onda un servizio, girato tra le campagne di Rosarno e nella tendopoli di San Ferdinando, unico luogo in Europa dove non è ancora stata abolita la schiavitù, che ha dimostrato (semmai ce ne fosse ancora bisogno) come il virus stia diventando sempre più un argomento di carattere ideologico, da utilizzare come strumento di controllo politico e sociale.
Nella tendopoli di San Ferdinando sono rinchiusi, attualmente, circa 300 esseri umani stipati in tende delle dimensioni di 3×4 metri (12 mq) nelle quali mangiano e dormono dalle 6 alle 9 persone, senza guanti, senza mascherine, senza acqua e non c’è alcun caso di contagio ma nessuno si domanda come mai. Cosa hanno da dirci a tal proposito gli “scienziati” del comitato tecnico-scientifico creato dal governo? Se le teorie che hanno diffuso a profusione nei mesi scorsi attraverso le tv fossero vere questo accampamento dovrebbe essere un lazzaretto. E invece no. Come mai?
In questi mesi, su questo blog, abbiamo più volte ipotizzato le ragioni che hanno impedito al virus di dilagare al Sud, in primis le condizioni ambientali e climatiche e, nel caso in questione, l’età dei soggetti. Ma è apparso subito chiaro, in questi mesi, che i giovani extracomunitari ovunque si trovassero (a Milano e Padova, ad esempio, il Brumotti di Striscia la notizia ci ha mostrato decine di spacciatori senza mascherina che vagavano indisturbati nei pressi delle stazioni nei giorni di quarantena) sembravamo immuni al Coronavirus.
Nessuno scienziato, in questi mesi, si è messo a studiare le ragioni di questa differenza, per le stesse ragioni per cui nessuno si preoccupa del fatto che in quella tendopoli siano rinchiusi centinaia di schiavi. Le ragioni sono di carattere discriminatorio. Li consideriamo esseri inferiori, l’unico vero animale intervistato nel servizio di Piazza Pulita li ha etichettati come bestie. Scoprirlo non rappresenta una priorità in questo momento. Prima gli italiani, direbbe qualcuno.
Uno scienziato che volesse comprenderne le ragioni, a mio avviso, dovrebbe prendere in considerazione la neurobiologia della resilienza. Questi esseri umani, giovani e nel pieno delle loro energie, per giungere in Italia hanno dovuto affrontare torture, violenze, freddo, fame, dolore, mari in tempesta, caldo e quanto di peggio la vita può riservare ad un essere umano. La resilienza (la capacità di resistere agli urti della vita) sviluppata nel corso del tempo da queste persone consente loro di affrontare con successo i fattori di stress e di adattarsi meglio alla complessità della realtà che vivono, riducendo l’impatto degli eventi traumatici come il Coronavirus che a loro apparirà in confronto una sciocchezza. Mentre gli italiani si sono ammalati (lo stress mentale contribuisce ad abbassare le difese immunitarie), sono rimasti bloccati per mesi e sono apparsi impotenti e fragili di fronte al virus, questi ragazzi hanno potuto avvantaggiarsi, invece, di un bagaglio di risorse che avevano accumulato nel tempo che gli ha consentito di adattarsi alla situazione senza grandi difficoltà.
Nei primi mesi del 2016 la rivista “Nature” ha pubblicato un interessante studio sulla neurobiologia della resilienza, nel quale si evince che il ruolo dell’attività a livello ormonale e dei neurotrasmettitori può favorire oppure ostacolare la nostra capacità di essere resilienti. Le persone meno resilienti presentano livelli più elevati di cortisolo nel loro organismo e ciò fa sì che i recettori dello stress (che sono due) reagiscano. Lo studio ci racconta che la resilienza è una risposta reattiva, il contrario di ciò che è avvenuto in Italia in questi mesi. Lo stress è una componente inevitabile della vita, è la risposta allo stress che fa la differenza. Ma, soprattutto, lo stress cronico (altro fattore caratteristico delle popolazioni che vivono nelle regioni più colpite dal virus) riduce gli investimenti in nuovi neuroni e sopprime nuove connessioni e tutto appare improvvisamente e costantemente minaccioso. Questo spiegherebbe anche alcune scelte irrazionali, dettate dal panico, a cui abbiamo nostro malgrado dovuto assistere in questi mesi e, forse, anche quelle provenienti da alcuni schieramenti partitici originari (in termini geografici) di alcune zone del paese (quelle più stressate) potrebbero avere la stessa spiegazione. Lo stress influenza le nostre relazioni con gli altri. Uno dei modi principali con cui lo stress segna il cervello è attraverso l’epigenetica, quella “branca della genetica che si occupa dei cambiamenti fenotipici ereditabili da una cellula o un organismo in cui non si osserva una variazione del genotipo” (da Wikipedia). Lo stress cronico lascia un segno duraturo nel cervello e può alterare l’epigenetica dei propri discendenti, trasferendo loro queste caratteristiche. All’orizzonte si prevede una selezione naturale, come ci ha spiegato Darwin, i meno adatti si estingueranno con l’ausilio di un comitato tecnico-scientifico.

Massimiliano Capalbo

8 Maggio 2020/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/tendopoli-rosarno.png 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-05-08 11:09:392020-05-08 11:11:28I meno adatti
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Massimiliano Capalbo

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