A cosa servono i partiti se siamo sempre in emergenza? A cosa servono se non rappresentano il Paese, non esprimono più libere opinioni e il Parlamento non è più il luogo del confronto democratico? Se si va avanti a colpi di fiducia?
A cosa servono i partitici se non sono in grado di prevenire i disastri? A cosa servono se una volta eletti cambiano casacca o si lasciano manovrare dai media e dai sondaggi? A cosa serve pagarli con stipendi così alti se poi si affidano a loro volta a consulenti esterni e trascorrono il loro tempo in tv? A cosa servono se si limitano a funzionare come dei bancomat a spese della collettività?
A cosa servono le istituzioni se poi le decisioni vengono subappaltate a società o agenzie private? A cosa servono se non sono super partes? A cosa servono se poi deve ricadere sempre sul cittadino ogni onere? A cosa servono se siamo sempre in pericolo? A cosa servono se poi i più deboli devono affidarsi al volontariato? A cosa servono se non tutelano le minoranze?
A cosa servono gli imprenditori se non rappresentano il motore creativo e virtuoso della società e un contropotere nei confronti della partitica? Se tirano a campare grazie ai finanziamenti pubblici?
A cosa servono le associazioni di categoria se poi vanno a braccetto con la partitica?
A cosa servono i sindacati se non contribuiscono all’evoluzione della mentalità dei lavoratori ma solo alla costruzione delle loro aree di comfort?
A cosa serve pagare le tasse se le scuole, gli ospedali, i trasporti non funzionano e non sono equamente garantiti e il territorio è ostaggio della criminalità organizzata?
A cosa serve la magistratura se di fronte alle discriminazioni in corso, che non hanno alcuna giustificazione di carattere sanitario, non interviene?
A cosa servono le università e gli intellettuali se non riescono ad esprimere un pensiero critico su quanto accade nella società e anche loro vivono di commistioni con la partitica?
A cosa servono i costituzionalisti se di fronte al calpestio quotidiano della Costituzione e al malfunzionamento delle istituzioni non si fanno sentire?
A cosa servono i giornalisti se invece di essere i cani da guardia della democrazia sono quelli da compagnia del potere?
A cosa serve lo strumento elettorale se la volontà degli elettori viene puntualmente manipolata e dopo avere votato 5stelle ti ritrovi Draghi?
A cosa serve un governo se non riesce a incanalare in una proposta costruttiva e democratica la volontà e le energie popolari? A cosa serve se non è in grado di unire i cittadini ma solo di dividerli?
E, soprattutto, a cosa serve il Presidente della Repubblica se davanti a questo scempio resta imperturbabile?

Massimiliano Capalbo

Negli ultimi due anni, gli anni “pandemici”, una prassi di sostegno di alcune politiche sociali o fiscali è stata quella dei cosiddetti “bonus”. Di bonus ne hanno inventati tanti: bonus terme, bonus matrimonio, bonus facciate, bonus ferie, bonus psicologo e, addirittura, un superbonus.
Ma in cosa consistono questi bonus? Si tratta di contributi o incentivi statali per prestazioni o attività private erogati in modo preventivo o, più spesso, in forma di rimborso o sconto. Ottima cosa, non c’è che dire. Il cosiddetto “superbonus”, ad esempio, dovrebbe contribuire a dare uno sprint ad un settore, quello edile, in profonda crisi da tempo.
Bonus è un termine latino (sostantivazione dell’aggettivo bonus, appunto) che rappresenta un buono, un qualche vantaggio o contributo. Bonus è, nel linguaggio dei videogiochi, il vantaggio competitivo che viene donato in premio al superamento di determinati ostacoli o livelli.
Ritengo, invece, che la cultura dei “bonus” possa rappresentare un pericolo, nel breve periodo, per il cittadino italiano. Perché l’intento che si nasconde dietro tale presidio è falso e fallace. In apparenza, i bonus servono ad aiutare il cittadino in un momento di difficoltà quale quello che stiamo passando. In realtà servono a mascherare il ritiro dello Stato dall’erogazione di molte delle prestazioni assistenziali finora considerate patrimonio della comunità.
Sanità, salute (eh si, son due cose differenti), sicurezza pubblica, giustizia ed istruzione erano servizi comunemente erogati dallo Stato che ciascun cittadino considerava nel proprio paniere di diritti, una legittima aspettativa di ottenere tali prestazioni come servizio pubblico. Ma, ormai, i cittadini sono costretti a lottare per tali servizi, a combattere contro gli altri cittadini per poter fruire di quel poco che rimane e pagare di tasca propria il resto.
E così hanno inventato il modello dei bonus. Fingendo di dare al cittadino un vantaggio, in realtà gli stanno restituendo in parte (minima parte) ciò che gli hanno tolto nel volgere di questi ultimi venti anni. Un contentino, in altre parole. Un escamotage che rende felice chi lo riceve distogliendo l’attenzione dal fatto che lo Stato non eroga più servizi prima ritenuti essenziali che sono, attualmente, lasciati sulle spalle del singolo.
Ecco perché la politica dei bonus è un patogeno per il sentimento di coesione sociale, quel collante che sta alla base del pubblico consesso che noi traduciamo in valori costituzionali. Il bonus è discriminante perché distingue chi lo ha da chi non può averlo. Il bonus è rivale perché, spesso, favorisce chi si muove per primo. Mentre le prestazioni che lo Stato erogava erano generalizzate, non divisive e non rivali.
La rivalità è la chiave di lettura dei nostri tempi. Se dobbiamo combattere l’un l’altro per cose che prima avevamo in piena disponibilità, siamo rivali. Se dobbiamo accapigliarci per ottenere qualcosa che, altrimenti, si esaurisce ragioniamo in termini di escludibilità (il godimento di un bene da parte di uno o di taluni esclude gli altri).
Se diventiamo progressivamente più rivali ed escludenti, siamo meno sociali (e contemporaneamente più social, la vittoria dei legami deboli) e meno umani. Alla fine della giostra, la dottrina dei bonus mi appare meno buona di quanto la propaganda governativa voglia far credere. In bonus non è così buono.

Cono Cantelmi

Caro vaccinato,

circola sui social un messaggio rivolto ai no-vax per spiegare le ragioni per le quali tu saresti dalla parte giusta e loro sbagliata. Ho deciso di scriverti non perché mi riconosca in una delle due categorie, create ad arte dal sistema politico-mediatico per contrapporci e distrarci dalla verità, ma perché credo che in questa risposta siano in tanti a riconoscersi in entrambe le categorie che, col passare, del tempo sono destinate a fondersi sempre di più, man mano che le bugie che ci sono state raccontate emergeranno.
Non sono vaccinato per scelta e non per ideologia. Una scelta che è possibile fare in autonomia e libertà solo se si dispone delle informazioni corrette, per reperire le quali occorre saper scegliere le fonti e valutarne l’attendibilità, evitando accuratamente quelle mediate da giornalisti finanziati da governi e multinazionali. Si può scegliere solo se si ha la capacità di discernere (incrociando queste informazioni) tra ciò che è plausibile e ciò che non lo è.
E’ ormai chiaro, a chi si informa correttamente, che il virus è stato creato ed è sfuggito dai laboratori di Whuan e che se non abbiamo l’antidoto è perché chi lo ha progettato non lo ha prodotto. Per sviluppare un vaccino sarebbe servito ottenere immediatamente il virus selvaggio originario (totipotente) da parte della Cina, perché il virus una volta liberato nell’ambiente muta velocemente. Ma la Cina si è rifiutata, se lo avesse fatto avrebbe ammesso le sue responsabilità nella creazione della pandemia con le conseguenti enormi richieste di risarcimento. Se lo sapessi ci penseresti due volte prima di fidarti ciecamente degli stessi governi che hanno contribuito a scatenare la pandemia. E sapresti anche che siamo solo all’inizio di una nuova era in cui le guerre verranno combattute con armi non convenzionali progettate (manipolando proprio i virus) nei laboratori di mezzo mondo e per la quali non esistono norme nè controlli. Invece di farti sviare dalle polemiche sui tamponi, le mascherine, il green pass, chiederesti normative per garantire a livello internazionale maggiore sicurezza circa le attività che vengono svolte nei laboratori e che un domani potrebbero diventare armi per bioterroristi.
Non sono vaccinato e non intendo farlo perché gli scienziati (quelli che studiano nei laboratori, non quelli che passano il tempo negli studi televisivi) ci dicono che questo non è un “vaccino” (è stata cambiata addirittura la voce sul dizionario Merriam-Webster per perfezionare il trucco) ma un prodotto di ingegneria biotecnologica (ad Rna messaggero). Si tratta di un mini-virus creato sinteticamente, in appena 3 mesi, nei laboratori delle nuove multinazionali del settore biotech, che viene inoculato nell’organismo umano semplicemente per attenuare gli effetti di Sars-Cov-2, per un periodo massimo di 4 mesi, occupando il suo posto ma lasciandolo libero di circolare e mutare nell’ambiente, in attesa che l’effetto termini. E’ per questo che non sei immune dalla malattia e ogni 6 mesi ti dicono che occorrerà iniettare una successiva dose booster, con il risultato finale di deprimere la tua immunità naturale ed esporti anche ad altre malattie, senza contare gli effetti a lungo termine di cui non sappiamo nulla, essendo quello a cui ti stai sottoponendo il più grande esperimento biotecnologico mai compiuto nella storia dell’umanità. E’ per questo motivo che i paragoni che fai con i vaccini ricevuti da bambino non reggono e anche le tue paure di essere contagiato da me che non lo sono. Chi ha un sistema immunitario sano e non ha particolari patologie può servirsene per reagire a questo virus, quanti tuoi amici non vaccinati lo hanno avuto e non hanno sviluppato la malattia e, se l’hanno sviluppata, sono ancora vivi?
Se i “vaccini” fossero trasparenti (ovvero se le case farmaceutiche produttrici non si barricassero dietro il segreto industriale) e pubblici (ovvero prodotti dagli Stati che li hanno finanziati invece che dai privati) io non avrei alcuna preclusione nei loro confronti. Penso, per esempio, che nonostante tutto, per le persone anziane e per quelle affette da gravi patologie questi vaccini già in uso siano il compromesso migliore in termini di rischio/beneficio.
La campagna vaccinale, che era stata promessa come risolutoria, è stata un fallimento, nonostante abbia raggiunto il 90% della popolazione vaccinabile il virus continua ovviamente a circolare, perché lui fa quello per cui esiste, replicarsi. Nessuna iniziativa è stata presa per contenerne la diffusione ma solo per attenuarne gli effetti. Che è quello che la politica fa tutti i giorni, nascondere la polvere sotto il tappeto. Le restrizioni imposte dal governo hanno aggiunto problemi di natura occupazionale, economica e sociale a quelli sanitari, di cui vedremo gli effetti, anche per questi, nel lungo periodo.
Io non ho paura di ammalarmi di Covid ma di finire in ospedale (soprattutto in quelli della mia regione) dove i medici rimasti (quelli più saggi e coscienziosi sono stati allontanati ed emarginati) e gli infermieri che ci lavorano sono accecati da un’ideologia che non ha precedenti nella storia della medicina che mi fa più paura di qualsiasi epidemia. Se autorizzassero le cure domiciliari non ci sarebbe bisogno di ingolfare gli ospedali come sta avvenendo da due anni, uno dei motivi principali che hanno determinato l’elevato numero di morti nel 2020. Il 90% dei positivi in condizioni di salute normali è asintomatico oppure ha lievi sintomi che possono essere curati a casa, senza fare tanto rumore, ma nessuno gli dice come fare. Il non vaccinato che si ammala di Covid non sa a chi rivolgersi, non ha diritto a cure alternative al dogma del vaccino, non mi sembra un atteggiamento scientifico nè da paese civile e democratico
Da due anni (soprattutto nel periodo invernale) evito di frequentare posti affollati per evitare di diventare veicolo a mia volta del virus, al contrario di tanti altri vaccinati che hanno pensato, in virtù della loro puntura, di essere immuni e di poter tornare a fare “la vita di prima”.
Al contrario di te io so cosa c’è nelle carni contenute nei panini dei fast food: antibiotici. La ricerca sui virus patogeni per l’uomo ha assunto grande importanza soprattutto a seguito dello sviluppo degli allevamenti intensivi. Io so che queste pandemie nascono anche dall’abuso di antibiotici e di farmaci che quotidianamente nel mondo avvengono da parte di persone che, come te, al minimo sintomo di malessere ricorrono ai farmaci per annullare il dolore non per guarire (che è quello che sta avvenendo anche per il virus) perché tu sei cresciuto in una società che non ti ha abituato a fare sacrifici e soffrire ma ti offre in continuazione scorciatoie in nome della sicurezza. Tu non sai, per esempio, che l’uso smodato di antibiotici, assieme all’inquinamento e ad altri fattori, ha determinato uno spostamento del microbiota terrestre dai batteri ai virus e che i virus stanno soppiantando i batteri. Per sintomi banali come mal di testa, mal di denti, raffreddore e altro la natura ha pensato a tutto. Nelle piante ci sono tutti i pricipi attivi per curarli e noi la stiamo inquinando.
Ogni anno, prima dell’inverno, faccio quello che un Ministero della Salute degno di questo nome dovrebbe incentivare a fare, a prescindere dalla presenza di Sars-Cov-2: prevenzione. Mi rifornisco di prodotti naturali che rafforzano le difese immunitarie (la natura guarda caso ci rifornisce di farmaci naturali proprio alle porte dell’inverno) e mi reco alle terme dove mi sottopongo a trattamenti che mi hanno fatto dimenticare cosa sono i raffreddori, le febbri e altre patologie di cui prima ero affetto.
Al contrario di te non mi fido ciecamente del mio medico perchè so che dietro le sue prescrizioni ci sono delle case farmaceutiche che gli regalano viaggi e benefit per somministrare i farmaci che mi prescrive, il che non significa che lo faccia senza criterio o che non debba seguirle ma che posso usare anche in questo caso la mia capacità di scelta e, per molti sintomi non gravi, gli stessi farmaci possono essere sostituiti con rimedi naturali (basta conoscere quali sono). Conosco quali sono i singoli ingredienti del mio sapone o dello shampoo, non perchè sia un esperto ma perché basta digitarli sul sito biodizionario.it per scoprirlo e sceglierne di meno dannosi. Internet non serve per diventare medici ma per trovare le informazioni utili, se so cosa cercare.
Non ho bisogno di conoscere esattamente l’effetto a lungo termine dell’uso del telefono cellulare perché mi è bastato studiare a scuola un pò di fisica e biologia per capire che i campi elettromagnetici influenzano gli organismi viventi attorno a noi, in primis il funzionamento delle cellule, visto che utilizzano una differenza di potenziale per scambiarsi le sostanze nutritive, quindi cerco di ridurne l’impatto utilizzando il vivavoce o l’auricolare a filo per quanto riguarda lo smartphone e il cavo di rete invece del wi-fi per il pc.
Quanto al cibo cerco di mangiare poco nei locali e quando lo faccio scelgo quelli che utilizzano ingredienti naturali, mentre a casa preferisco procurarmi cibi direttamente da contadini o da produttori di fiducia locali invece che dai supermercati.
Da quando è iniziata questa psicosi collettiva ho fatto solo un tampone e dopo aver visto quanta plastica produce ciascun tampone (che finirà negli inceneritori e dunque nei nostri polmoni) ho capito che forse il virus è il problema minore.
Io non mi fido della scienza perché la scienza non è una religione, essendo un’interpretazione umana di fatti osservabili è fallibile. Mi fido, invece, di chi si lascia sfiorare sempre dal dubbio e antepone alle proprie opinioni e ai propri interessi dati certi, sperimentabili da chiunque e l’amore per la verità.
Io non mi sono mai illuso che ce la saremmo cavata in poco tempo, so che i processi naturali hanno i loro tempi e che siamo noi esseri umani ad avere fretta e a non sapere più attendere o fare sacrifici, una fretta innaturale che ci fa compiere errori e disastri ad ogni piè sospinto e prendere scorciatoie come quelle che ti vengono proposte quotidianamente dalle istituzioni.
Lo ammetto, ci sono tante cose che non so e che, forse, non conoscerò mai. D’altronde, parafrasando un famoso libro, rispetto allo scibile universale la nostra è solo un’illusione di conoscenza, ma cerco di ridurre al minimo la mia ignoranza perchè so che la mia esistenza nel mondo dipende dall’attendibilità di queste informazioni. Se le nostre cellule rifiutassero di informarsi come fai tu non esisterebbe la vita. La vita è informazione, chi si rifiuta di ricevere ed elaborare informazioni è destinato a fare scelte sbagliate e dunque alla lunga a soccombere.
Detto questo io non ti critico, non ti biasimo, non ti faccio alcuna predica, non cerco di convincerti a cambiare il tuo modo di pensare e di agire, lo ritengo legittimo anche se so che molte delle tue scelte hanno delle ricadute anche su di me. Sono del parere che tu abbia tutto il diritto di restare nella tua beata ignoranza, di continuare a vivere serenamente (perchè ti assicuro che chi sa perde la propria spensieratezza) e sono convinto che tu abbia anche tutto il diritto di avere paura. Ma quello che non ti permetterò mai di fare, perché non ne hai il diritto, è di trasferirmi le tue paure e, in ragione di ciò, pretendere che io adotti i tuoi comportamenti acritici e insensati.
Ah dimenticavo, ricordati che la condizione di no-vax è una condizione momentanea, appiccicheranno anche su di te questa etichetta non appena comincerai a rifiutare l’ennesima dose. Non temere, è solo questione di tempo e torneremo a far parte dello stesso club.

Massimiliano Capalbo