Se avvertite un senso di estraneità rispetto alle prossime consultazioni elettorali, un profondo senso di disgusto che vi assale quando ci pensate o quando vedete qualcuna di quelle facce di plastica in tv; se l’effetto è simile a quello che due poli magnetici dello stesso segno producono, non preoccupatevi. E’ la conferma che siete ancora degli esseri umani sani, vivi e che il vostro sistema immunitario è attivo, che la vostra intelligenza intuitiva è perfettamente funzionante, che non tutto è perduto.
I malati sono gli altri, quella minoranza che ancora segue i finti dibattiti televisivi, che partecipa ancora ai comizi nelle piazze (photoshoppate per farle sembrare più piene), che commenta sui social prendendo le difese di questo o di quell’altro disperato, che si sforza di ricercare brandelli di motivi e ragioni per continuare a mettere una x su un foglio di carta straccia, privato di ogni senso ed efficacia. Tranquillizzatevi, voi siete normali, sono gli altri gli organismi politicamente modificati.
C’è un’altra sensazione che si affianca al disgusto e che contribuisce a mantenere ancora in piedi questo teatrino. È il senso di colpa, rafforzato e diffuso dalla narrazione mediatica al servizio delle istituzioni. Lo stesso senso di colpa che prova chi si allontana da una religione, da una setta, da una congrega, da uno dei tanti recinti che sono stati costruiti da alcuni uomini per tenere forzatamente assieme le masse, assale anche chi non si reca a votare. I media lavorano sul senso di colpa per indurre le masse ad agire nella direzione auspicata. Rifiutarsi di partecipare a questa farsa elettorale viene erroneamente (o artatamente a seconda dei casi) interpretato come un tirarsi fuori, come un estranearsi, come un abbandonare la nave, come un disinteressarsi della res pubblica. In realtà è il gesto più forte e più eloquente che si può compiere oggi per manifestare il proprio dissenso ed esprimere il proprio voto, non essendo rimasta più alcuna arma democratica a nostra disposizione per farlo. Un gesto silenzioso, discreto, per nulla plateale, che lascia poco spazio alle interpretazioni ma dal grande impatto, più forte di qualsiasi rumore.
Al contrario di ciò che ci raccontano, infatti, mentre il voto può essere manipolato a piacimento (cosa che avviene puntualmente il giorno dopo la consultazione elettorale) il silenzio non può essere contraffatto, resta in mano a chi lo esprime, è un’energia che si accumula e che attende di riversarsi sulla prima occasione credibile. Ultimamente tende a trasformarsi in un fare virtuoso, la più alta forma di politica. Sono sempre di più, infatti, le persone che hanno compreso che il più grande gesto politico che si possa compiere oggi è quello di cominciare a cambiare la propria vita radicalmente, compiendo scelte reali e concrete che sono in nostro potere come: abbandonare le città per riabitare i centri storici o le campagne; ricominciare a coltivare terreni abbandonati; creare alleanze con gli altri esseri viventi; ristabilire un rapporto rispettoso con la natura; diventare indipendenti dal punto di vista energetico, alimentare e culturale; essere sostenibili sotto tutti i punti di vista; ricominciare a incontrarsi per dialogare e collaborare; uscire dai recinti ideologici e istituzionali; spegnere la TV, abbandonare i social e tutti gli altri mezzi di distrazione e manipolazione di massa.
È una rivoluzione lenta, silenziosa, in atto da almeno un decennio, che in questo blog raccontiamo da 12 anni e che sfugge ai media mainstream perché impegnati a fare da cassa di risonanza ai messaggi di regime più che a raccontare la realtà. Non smetteremo mai di ripetere che le vere istituzioni sono i singoli individui quando decidono di occuparsi concretamente del territorio e dei suoi problemi, possibilmente in collaborazione con altri individui animati dalle stesse virtuose intenzioni.
Nessun potere, né politico né economico, può risolvere la mole di emergenze che ci attendono da qui in avanti senza la collaborazione della maggior parte dei singoli individui, chi si illude che i singoli possano governare le moltitudini resterà ancora una volta deluso. Anzi è proprio nella delega il problema. Le istituzioni sono un’invenzione geniale che gli esseri umani hanno creato per allontanare da sè le responsabilità, sono le bambole woodoo dove appuntare gli spilli della nostra ignavia e irresponsabilità.

Le nuove rivoluzioni sono interiori e silenziose, avvengono nel lungo periodo, quelle esteriori e rumorose hanno fatto il loro tempo e hanno dimostrato infinite volte la propria inconsistenza, sono fuochi di paglia. La storia delle rivoluzioni è lastricata di fallimenti e chi ne promette di nuove o è ignorante o è in malafede. Il silenzio è la nuova arma a disposizione, spezza la narrazione farlocca e costringe a mettersi in ascolto. Abbandonate il senso di colpa, fermatevi ad ascoltarvi, è il primo passo verso la libertà e il cambiamento.

Massimiliano Capalbo

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