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Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Trump…olieri

Mi sono sbagliato. E si cari amici, lo confesso, ho toppato alla grande e me ne sto rendendo conto solo in queste ore. Non mi riferisco alla previsione relativa al candidato vincente le elezioni americane, no. Tra due perdenti è difficile prevedere chi sarà il vincente. L’articolo di Giuliano Buselli di qualche settimana fa, infatti, rappresentava molto bene il mio pensiero sulla società americana odierna. Il mio grande errore, piuttosto, è stato quello di attribuire ai media più influenza di quella che in realtà hanno avuto.
L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti apre un’infinità di riflessioni su vari aspetti delle società post-moderne che, molto probabilmente, nelle prossime settimane impegneranno la maggior parte degli opinionisti. In questo articolo intendo soffermare l’attenzione su una di queste: il rapporto tra i media ed il potere. L’elezione di Trump, alla stregua dell’avvento del M5S in Italia, ha evidenziato due aspetti molto importanti:
1) la crescente incapacità dei media di leggere e raccontare la società, dovuta alla eccessiva prossimità/frequentazione con il potere partitico. Nei Paesi dove i giornalisti (?) trascorrono la maggior parte del loro tempo nei salotti televisivi o negli ambienti istituzionali la probabilità di perdere il contatto con la realtà (e dunque di non saperla raccontare per quello che è) è molto alta. Questo vale sia a livello locale che a livello nazionale. Descrivere e pretendere di conoscere un continente vasto e variegato come gli Stati Uniti è impresa ardua anche per un americano, immaginiamoci per un giornalista estero che guarda l’America dalla vetrata della sua redazione newyorkese. I fenomeni, quindi, non vengono più predetti per assenza del giornalista che si reca sul luogo del disastro solo quando è ormai troppo tardi;
2) l’atteggiamento denigratorio/demonizzatore da parte dei media nei confronti di tutto ciò che di nuovo emerge dal basso ed è altro rispetto all’establishment. L’accanimento mediatico nei confronti di Trump è stato molto simile a quello che si è manifestato nei confronti di Grillo e continua anche dopo l’elezione. Un atteggiamento, che accomuna tutti quelli che si riconoscono nella cosiddetta “sinistra” un pò in tutto il mondo, che non fa altro che produrre l’effetto opposto. Il candidato di sinistra, infatti, a differenza di quello di destra che si presenta senza tanti fronzoli e sovrastrutture, non conosce l’umiltà, crede di essere il figlio di un dio maggiore e pertanto di essere, in qualche modo, predestinato e maggiormente adeguato al ruolo rispetto all’avversario, e assume un atteggiamento di supponenza che gli si ritorce contro alla prima occasione (il “gli stiamo antipatici” di Farinetti, per intenderci). L’arroganza della Clinton somiglia molto a quella di D’Alema, di Bersani, di Scalfari, di Zagrelbelsky e compagnia saccente, unici detentori del sapere come i sacerdoti del tempio. Se il ragionamento che sto azzardando è vero dovrebbe condurci, al contrario di ciò che si afferma in queste ore, ad una vittoria del SI al Referendum, anche se l’Italia è un altro Paese. Ma se azzecco pareggio il conto, se no smetto di fare previsioni.
La bella notizia, che avevo sottovalutato, è che i media non fanno più effetto. Infatti, mentre i cittadini hanno già archiviato e compreso che le affermazioni (più o meno political correct) che si fanno in campagna elettorale sono solo una sceneggiatura allestita per recitare una parte e raccogliere consenso, i media continuano a commentarle anche dopo il voto. Mentre i cittadini sanno comprendere quando il sipario si chiude, i media continuano a credere che sia ancora aperto creando (ad arte) e non riportando le notizie come dovrebbero. E’ patetico assistere in queste ore alla rilettura di fatti, da parte dagli stessi giornalisti che il giorno prima erano convinti della vittoria della Clinton, costretti a mantenere l’equilibrio come i Trump…olieri.

Massimiliano Capalbo

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9 Novembre 2016/0 Commenti
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