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Calabria, Comunicazione, Eretiche riflessioni, Società

Vittime del pregiudizio

Doveva succedere prima o poi. Non era possibile che questo aggettivo “eretico”, che mi sono appioppato, la passasse sempre liscia, che non mi costasse nulla e che continuasse a fare proseliti e a raccogliere consensi, senza se e senza ma. Non avrei mai immaginato, però, che la prima obiezione sarebbe pervenuta dal più scontato tra i possibili detrattori: un sacerdote. Si chiama Don Pasquale Rosano ed è il Responsabile per la dottrina sociale della Chiesa per la Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea.
Sabato 26 novembre avrei dovuto partecipare, a Pizzo Calabro, ad un incontro-dibattito sul tema “Dall’enciclica Laudato sii di Papa Francesco, un impegno per la cura del pianeta terra”, organizzato, a quanto so, dalla Diocesi in questione presso l’Istituto Omnicomprensivo di Pizzo, su invito della scuola. “Come vuole che la indichiamo sulla locandina?” mi chiede il docente che ha avuto la brillante idea di invitarmi. “Come imprenditore eretico” rispondo io. Detto fatto.
Ma non avevamo fatto i conti con uno dei relatori, il su menzionato prelato, il quale evidentemente allarmato (e non incuriosito) dall’aggettivo “eretico”, in mancanza di altri elementi non posso darmi altra spiegazione, tenta più volte di convincere chi mi ha invitato a farmi desistere dall’intenzione, fino a richiedere (nonostante le rassicurazioni ricevute) la cancellazione della mia partecipazione.
Ora io me lo immagino Don Pasquale passare alcune notti insonni turbato al solo pensiero di incontrare un “eretico” come me, a tal punto da decidere di telefonare per chiedere di estromettermi dall’incontro e, lo confesso, mi fa tenerezza. Se mi avesse telefonato avrebbe per lo meno evitato l’imbarazzo al docente in questione, costretto a farsi portavoce delle sue volontà, e magari avrebbe scoperto che non aveva a che fare con uno spaventapreti sul quale ancora non pendono scomuniche di alcun genere o sentenze di condanna al rogo.
Devo comunque ringraziarlo per l’occasione che mi ha dato, perchè io l’impegno l’avevo preso seriamente e mi ero messo a studiare l’enciclica di Papa Francesco che ho trovato interessante e sotto certi aspetti abbastanza eretica. In particolare quando afferma che “…non possiamo illuderci di risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le relazioni umane fondamentali. L’apertura a un “tu” in grado di conoscere, amare e dialogare, continua ad essere la grande nobiltà della persona umana… non si può proporre una relazione con l’ambiente a prescindere da quella con le altre persone e Dio. Sarebbe un individualismo romantico travestito da bellezza ecologica e un asfissiante rinchiudersi nell’immanenza.”
Il peggior male della società post-moderna, infatti, è dato dalla paura di incontrare l’altro, la paura di rischiare, di trovarsi faccia a faccia con l’imprevedibile che, al contrario, la natura non ha. La prima preoccupazione dell’uomo post-moderno, infatti, è quella di essere sicuro di non andare incontro alla novità, nonostante trascorra gran parte del suo tempo ad invocare un cambiamento che in realtà, nel suo intimo, rifugge come la peste. Per questo trascorre il tempo a stipulare polizze assicurative, a pregare i suoi santi, ad anelare al posto fisso e allo stipendio a fine mese, ad assoggettarsi al potente di turno (sia esso partitico o capo mafia), a stipulare contratti (con tanto di penali in caso di brutte sorprese), a frequentare sempre gli stessi luoghi e le stesse persone. “Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo“, ammonisce ancora Papa Francesco, e l’essere umano trae le sue novità dal confronto con gli altri diversi da sè.
Gli psicologi li chiamano bias cognitivi (altrimenti detti pregiudizi) sono quelli che impediscono agli uomini (e di conseguenza alle società) della nostra epoca di evolvere e che caratterizzano l’agire di molta gente, dai rappresentanti istituzionali all’ultimo dei cittadini. La vittima del pregiudizio mette in atto sempre una censura preventiva, senza conoscere, mosso dai fantasmi che egli stesso ha generato. Quello stesso pregiudizio che, per restare in tema con la natura, ha impedito per oltre un secolo agli studiosi di mezzo mondo di accettare il fatto che le piante fossero esseri dotati di intelligenza.
Pierre Teilhard de Chardin, gesuita e teologo con la propensione al misticismo, scriveva: “L’Universo si sviluppa nella libertà e nell’autonomia nutrite di relazioni. E sono precisamente questi valori di trasformazione che costituiscono il compito umano di “costruire la Terra – costruire la natura.” Dio è lì, nella trasformazione, non nella fissità, ci ricorda Don Enzo Mazzi, il parroco del dissenso, il quale era convinto che “l’eresia è un dare la vita… non in senso sacrificale, ma svuotandosi di sè fino ad accogliere in quel vuoto ogni alterità“.

Massimiliano Capalbo

P.S. Don Pasquale Rosano mi ha telefonato per scusarsi e chiedermi di incontrarmi per spiegarmi l’accaduto. Ho appurato che lo spiacevole inconveniente non è dipeso dalla sua volontà, ma da un errore organizzativo e ho conosciuto una persona molto disponibile e comprensiva. Ne è nata un’imprevista amicizia. Niente succede per caso.

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24 Novembre 2016/1 Commento
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/pregiudizio.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2016-11-24 15:26:042017-01-06 16:30:09Vittime del pregiudizio
1 commento
  1. Gloria
    Gloria dice:
    26 Novembre 2016 in 12:43

    Qualcuno ricordi ai bigotti reazionari che papa Francesco è andato in Svezia per il centenario di Lutero! È certo che a gente come Socci la cosa è dispiaciuta, ma il cattolico oservante, laico ordinato o religioso, dovrebbe conformarsi alle indicazioni del sommo pontefice!
    L’organizzatore poi avrebbe dovuto spiegare che eresia non è solo nei confronti della dottrina della chiesa, ma anche in quelli del capitalismo o socialismo o qualunque ideologia e religione!
    Go Max go!

    Rispondi

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