Il grande giorno è arrivato. Oggi a San Floro si inaugura il Mulino, come promesso. A gennaio aveva detto Stefano e cosi è. Sono passati poco meno di due anni da quando questo giovane imprenditore ha cominciato a condividere con i calabresi più attenti e sensibili i suoi sogni. Sono passati meno di due anni da quando ha compreso che per fare la rivoluzione occorre cambiare prima se stessi. Sono passati meno di due anni da quando ha intuito che era giunto il momento di prendersi cura del proprio territorio, accantonando lamentele e pessimismo e sfidando lo status quo.
Oggi, a distanza di due anni dall’inizio di questa avventura, Stefano e tutti quelli che in lui hanno creduto e che con lui hanno collaborato si incontreranno per festeggiare. Oggi si cominciano a raccogliere i frutti di questa semina cominciata due anni fa, una semina culturale prima che imprenditoriale. Stefano è certamente il miglior raccolto che in questi anni di incontri, esperienze, iniziative, confronti ho avuto il privilegio di portare a casa. Stefano è il miglior politico che abbia mai conosciuto, quello a cui ho deciso di dare, con convinzione e fiducia, il mio voto. Questa esperienza è devastante dal punto di vista culturale per una regione, la Calabria, affetta da complesso di inferiorità, vittimismo, diffidenze reciproche e paura del giudizio degli altri.
E’ singolare constatare come a distanza di due anni, in questi stessi giorni, mentre la Regione Calabria ha bisogno di diffondere un video per raccontare il nulla prodotto in due anni di “governo”, definendolo un’impresa possibile, Stefano e la carica dei suoi 101 soci ci danno la possibilità di toccare con mano l’unica impresa possibile, quella che nasce dal basso, dallo spirito d’iniziativa di chi è uscito fuori dal recinto, mentale prima che fisico.
Davide batte Golia. Il suo/nostro piccolo bazar in legno, costruito a poca distanza da quella mastodontica e inospitale cittadella regionale di cemento armato simbolo, fin dalla sua architettura, della cattedrale inaccessibile e fortificata del potere, ci fanno comprendere che il potere sta da tutt’altra parte, che il futuro è già qui e che solo gli immaturi, gli ignavi, i parassiti e gli svogliati non lo vedranno mai, poichè in cerca di alibi per non agire. Non ci sono più scuse per nessuno, per vincere occorre avere la stoffa, occorre impegnarsi, occorre essere puntuali, occorre mantenere la parola, occorre far toccare con mano la realtà. Da oggi le promesse valgono ancora meno di prima. Quel video, per il quale saranno stati spesi ancora una volta soldi della collettività, appare semplicemente ridicolo in confronto.
Se la Calabria sta recuperando credibilità in Italia e all’estero, come recita il video, il merito non è dei partitici ma di quei pochi ma incisivi imprenditori eretici che ogni giorno si rimboccano le maniche e agiscono nonostante le difficoltà, i trabocchetti, le ingiustizie, le vessazioni che lo Stato attraverso la burocrazia, l’inettitudine, i favoritismi e gli interessi di parte pone ogni giorno lungo il loro cammino. I partitici non sanno di cosa parlare, se non potessero attingere ai fiumi di denaro che l’Europa continua irresponsabilmente a riversare sui nostri territori, quel video resterebbe privo di contenuti. Se improvvisamente qualcuno chiudesse quei rubinetti crollerebbe un intero sistema origine e causa della nostra crisi, che fagocita risorse senza produrre nulla da quasi un secolo.
L’esperienza di Caccavari è quella dell’uomo pratico che batte “l’artista di governo”, il parassita contemporaneo. Nella Costituzione americana di Thomas Jefferson, come ci ricorda Richard Sennett, l’uomo pratico viene considerato in grado di giudicare se lo Stato è ben costruito perchè comprende le regole della costruzione, la convinzione era che il lavoro ben fatto fosse il modello di una cittadinanza consapevole. Svolgere bene un lavoro metteva gli individui in grado di governarsi e dunque di diventare bravi cittadini. “La cameriera industriosa tenderà a dimostrarsi una brava cittadina assai più della sua annoiata padrona“.
L’attitudine al fare che l’esperienza di Caccavari e degli altri eretici evidenzia può insegnarci a governare noi stessi e ad entrare in relazione con gli altri cittadini per una vera partecipazione democratica. “Il pragmatismo moderno – sottolinea Sennett – fa propria la convinzione jeffersoniana che l’imparare a svolgere bene il proprio lavoro è il fondamento della cittadinanza. Forse questa fede illuministica mantiene la sua forza perchè collega la sfera sociale e la sfera politica, laddove Hannah Arendt, attingendo a una lunga tradizione di pensiero politico risalente a Machiavelli, riteneva che l’arte di governare fosse un autonomo dominio di competenze“.

Massimiliano Capalbo

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2 commenti
  1. Stefano Caccavari
    Stefano Caccavari dice:

    Grazie Max, , come dico sempre sei stato tu a farmi la domanda che mi ha fatto scattare la Molla: “cosa stai facendo per difendere il territorio?” Questo il mio impegno, grazie Max! Grazie

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  1. […] potranno (ma è meglio dire potremo come calabresi) avere qualcosa da festeggiare. Ce lo insegna la storia di Stefano Caccavari che è riuscito a cambiare l’immagine di San Floro in appena un anno di tempo, nota […]

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