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Calabria, Comunicazione, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Fermare Caccavari? Missione fallita.

E’ incredibile. Da decenni in Calabria, e al Sud in generale, “conviviamo” con gesti come quelli accaduti questa notte all’Orto di Famiglia di Stefano Caccavari e non siamo ancora riusciti a trarne un insegnamento. Leggo commenti che nulla hanno a che fare con la realtà. Il fenomeno si ripete ciclicamente ma noi, forse sviati dalle interpretazioni mediatiche e dagli stereotipi, non siamo in grado di interpretarlo. Eppure è molto più semplice di quello che pensiamo.
Urge fare chiarezza se vogliamo liberarcene una volta per tutte. Occorre entrare nel merito, scandagliare, riflettere, scavare (e il caso di dire) a fondo senza preconcetti, senza paure, senza ipocrisie e non fermarsi alle apparenze.
Primo punto. Chi ha compiuto il barbaro gesto, anche non essendo una cima di intelligenza sa che oggi tutti (tv, giornali e social network) condivideranno le immagini di quella baracca carbonizzata corredata da commenti tristi e deprimenti (come solo i calabresi sanno fare) e avrà raggiunto il suo scopo: quello di diffondere ancora una volta paura e rassegnazione intorno a noi, rafforzando la sfiducia nell’agire proprio e altrui. La prima nostra reazione, dunque, deve essere quella di contrapporre al nero del carbone i colori della natura. Chi ha compiuto questo gesto non ha considerato che Stefano non è solo e che questo gesto non solo rappresenta un segnale di debolezza ma darà ancora maggiore slancio all’iniziativa degli orti rafforzandola. Missione fallita dunque, l’effetto generato sarà contrario a quello voluto. Fermare Caccavari è come voler fermare la primavera.
Secondo punto. Quello che è successo a Stefano, stanotte, succede e succederà (con modalità diverse), almeno una volta nella vita, a tutti gli imprenditori (seri e in buona fede) che decidono di fare impresa, ovunque nel mondo, senza aver prima considerato una verità molto semplice e banale che riguarda i comportamenti umani. Se qualcuno percepisce nel tuo agire una minaccia cercherà in qualche modo di fermarti (con mezzi leciti e illeciti, nel nostro territorio sono più diffusi quelli illeciti), se verrai considerato un valore allora non avrai bisogno di telecamere, antifurti, scorte, protezioni di alcun genere perchè avrai campo libero.
Stefano ha costruito in questi anni una grande e forte comunità di persone esterne al territorio in cui opera (per ovvi motivi imprenditoriali) ma ha tralasciato di curare le relazioni più prossime, quelle che dal suo agire possono essere “disturbate”. Fare impresa significa agire, agire significa intervenire sulla realtà per modificarla, modificare la realtà significa sottrarre spazio a qualcun altro, influire sui destini e sugli obiettivi degli altri in qualche modo, e questo può avvenire solo a patto di garantire che anche gli interessi altrui vengano tutelati. Non si può fare a prescindere. A mediare tra questi interessi una volta c’era la partitica (che faceva così politica) oggi la partitica non solo non sa più mediare ma crea ad arte contrapposizioni, su tutto. Dunque spetta all’imprenditore/politico (ecco l’eresia) farsi istituzione, mediare, accogliere, dialogare col territorio, essere capace di inserire in un progetto più grande (una volta si chiamava visione) i buoni (dandogli maggiore fiducia) e i cattivi (controllandone i movimenti). Stefano è giovane e intelligente e imparerà, con l’esperienza, a farlo presto. E’ il miglior raccolto che Ereticamente ha ottenuto in questi anni e diventerà uno dei più grandi imprenditori del Sud Italia.
Terzo punto. Stefano è cresciuto molto velocemente, soprattutto in visibilità. Questo ha sottratto inevitabilmente visibilità ad altri che in quel territorio ambiscono (legittimamente) ad averla, a vari livelli. E’ lui l’icona di quella comunità, il leader, e questo genera invidie e gelosie. E’ il prezzo da pagare per il proprio agire. Certamente questo non è uno degli elementi scatenanti del gesto ma, in futuro, potrebbe rappresentare comunque un ostacolo in altre sedi. Occorre dunque sempre più continuare ad aprirsi e coinvolgere, condividere e accogliere, mantenendo il controllo e la filosofia.
Quarto punto. Questo avvenimento potrà essere molto utile alle comunità, dell’Orto di Famiglia e di Ereticamente, se saremo in grado di metabolizzarlo e rispondere adottando un approccio orientale e non occidentale, come siamo spesso abituati a fare, al problema. L’Occidente, lo stiamo vedendo col terrorismo, continua a sbagliare contrapponendo alla forza dell’aggressore la propria forza, in un escalation di attacchi reciproci. Occorre invece assorbire la forza e l’energia dell’avversario per dirottarla dove serve, per canalizzarla e trasformarla in energia positiva. Ha ragione Stefano, dobbiamo usare la cenere per concimare i nostri orti.

Massimiliano Capalbo

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23 Marzo 2016/0 Commenti
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