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Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Tecnologia

La scomparsa di un nodo

Un turista straniero in viaggio in Italia in questi giorni, che spulciasse i giornali o guardasse la tv, avrebbe l’impressione, leggendo e ascoltando i commenti di giornalisti e opinionisti, che la nazione abbia perso l’equivalente di Gandhi per l’India o di Lincoln per gli Stati Uniti. Gianroberto Casaleggio è stato tanto sbeffeggiato in passato quanto esaltato oggi, con la stessa superficialità che contraddistingue da sempre i giornalisti medi italiani.
La schizofrenia comunicativa ha raggiunto livelli mai sperimentati prima. Non si contano oggi i profili esaltanti tracciati da chiunque sul grande stratega del M5S. Rendere onore ai defunti è facile, perchè da morti fanno meno paura.
Un tempo i leader passavano alla storia dopo aver spostato le montagne e cacciato i tiranni, senza l’ausilio dei potenti mezzi di comunicazione a disposizione oggi. Nella società odierna, invece, contano le dichiarazioni più che le azioni. In un’intervista pubblicata qualche giorno fa su Repubblica il filosofo Aldo Masullo afferma che viviamo in una società nichilista “con questa differenza rispetto al passato: oggi non è più interessante il nichilismo teorico, quello che affermava, da Nietzsche a Dostoevskij, che siccome non c’è più verità allora tutto è possibile. Oggi la gente ha rovesciato questa sentenza e dice che siccome tutto è possibile allora non c’è più verità“.
Io non ho mai conosciuto Gianroberto Casaleggio e dunque non mi esprimo sulla persona, neanche per sentito dire. Posso solo valutare quello che ha generato la sua creatura, il M5S, fino ad oggi, perchè è l’unica cosa tangibile e oggettiva, sotto gli occhi di tutti, quella che al di là delle chiacchiere resta e genera effetti più o meno concreti. Quella che ha creato un precedente nel panorama politico italiano.
Innanzitutto occorre sgombrare il campo da questa visione del leader mosso da un disegno preciso e da chiare strategie. Al contrario, come facevo notare tempo fa, il dilettantismo con cui Casaleggio e Grillo hanno affrontato le loro prime elezioni politiche e tutti gli “incidenti di percorso” avvenuti da quel momento in poi, all’interno del movimento, hanno evidenziato un’assoluta assenza di visione, organizzazione e pianificazione che ha ridotto notevolmente l’efficacia dell’azione del movimento.
Poi è paradossale (e anche indicativo della comprensione di ciò che è successo fin qui) notare come quelli che per anni hanno professato “la religione della Rete” oggi siano preoccupati per la scomparsa di un nodo e si domandino che fine farà il M5S. Denota quanto ci credono, quanto abbiano compreso cosa sia la Rete e come funzioni. Una delle caratteristiche della Rete Internet è quella di continuare a funzionare anche se una parte di essa dovesse scomparire o essere danneggiata, perchè la Rete non ha un’unica intelligenza localizzata ma un’intelligenza distribuita. Il M5S non ha mai attuato, se non per slogan, comportamenti coerenti con la teoria delle reti che a parole enunciava e che non prevede capi, direttori, gruppi dirigenti, espulsioni, ma una ragnatela autorganizzata basata sulla condivisione e sulla meritocrazia. In questi anni, infatti, non è stato il M5S a cambiare “il sistema” ma è stato “il sistema” a cambiare il M5S, a renderlo a propria immagine e somiglianza. Gran parte delle buone intenzioni iniziali (i Meetup quelli si che erano una ragnatela autorganizzata) sono naufragate nel momento in cui si è scelto di assomigliare a quelli che a parole si affermava di voler combattere, i partiti.
Per cambiare il mondo occorre innanzitutto cambiare se stessi e i comportamenti che caratterizzano gli aderenti al M5S non sono per nulla diversi da quelli che caratterizzano gli aderenti ad altri partiti, in alcuni casi anche peggiori (si noti il linciaggio a cui sono soggetti quelli che non la pensano come loro) semplicemente perchè non vengono da Marte ma dagli stessi territori, dallo stesso retroterra culturale. Il M5S, ad esempio, ha spesso imbarcato vecchi “aderenti” (anche se non iscritti) ad altri partiti delusi e in cerca di una seconda possibilità che hanno portato e replicato nel movimento logiche e comportamenti coerenti con la propria storia. L’avvento del M5S inoltre ha, spesso, generato e accelerato processi opposti rispetto a quelli auspicati (uno dei quali si chiama Renzi) e spesso è stato il miglior alleato (involontario e ingenuo) di chi la sa più lunga.
L’errore più grande che il M5S ha compiuto è stato quello di credere che per cambiare il sistema bisognasse diventarne parte, come scrissi qualche anno fa. In realtà se vuoi cambiare un sistema devi crearne un altro, alternativo e concorrenziale, che renda quello imperante obsoleto ed è quello che il M5S non ha fatto, mosso più dall’intento di distruggere il vecchio che di costruirne uno nuovo.
Grillo è ancora convinto che la vittoria alle prossime elezioni sarà la cartina di tornasole dell’efficacia del movimento (altrimenti andrà via), perchè la mentalità occidentale ritiene la vittoria sugli avversari la certificazione della bontà e dell’efficacia del proprio agire. Diventare maggioranza significherà, invece, al contrario porre fine ad ogni anelito di cambiamento, perchè la storia è sempre stata scritta dalle minoranze armate di idee e strategie efficaci e grandi capacità comunicative.

Massimiliano Capalbo

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13 Aprile 2016/0 Commenti
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