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Ambiente, Calabria, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Turismo

Inquinamento interiore

Ieri sera, a margine del dibattito organizzato dal circolo Lega Ambiente Nicà di Scala Coeli sul progetto di ampliamento della discarica presente in quel comune, che si è tenuto presso il teatro comunale di Cariati, ha preso la parola il sindaco di Campana, Agostino Chiarello, ricandidatosi alla guida del suo comune per la prossima tornata elettorale del 4 marzo. Lo ha fatto per chiarire che lui non ha autorizzato la costruzione di una centrale a biomasse nel suo comune ma soltanto richiesto uno studio di fattibilità, permettendoci di scoprire che la Regione Calabria è alla ricerca di altri luoghi dove costruire mostruosità simili.
Ora vorrei sapere cosa si attende di ricavare da uno “studio di fattibilità” di una centrale a biomasse il sindaco, perché per comprendere l’opportunità o meno di costruire l’ennesimo impianto del genere, alle porte del Parco Nazionale della Sila candidato a Patrimonio dell’Unesco, sarebbe bastato leggere le cronache riguardo i 5200 incendi che hanno devastato la regione l’estate scorsa, oppure le dichiarazioni del Capo della Protezione Civile Regionale Carlo Tansi o ancora meglio l’esito dell’inchiesta Stige del procuratore Nicola Gratteri. A costo zero.
Il sindaco ha poi affermato che occorre fare delle scelte, che non bisogna essere prevenuti sulle cose da fare, proseguendo in un ragionamento che mi è parso alquanto ambiguo, lasciando spazio a molteplici interpretazioni, in chiaro linguaggio partitichese.
Un tempo, quando esistevano ancora i politici, l’elettore sapeva con chiarezza cosa votava e quali conseguenze quel voto avrebbe avuto sulla sua vita perché il candidato esprimeva con chiarezza le sue intenzioni prima, in campagna elettorale. Aveva una visione (ideologica certamente ma mai ambigua, giusta o sbagliata ma certa) del suo territorio e la comunicava al suo elettorato e una volta eletto metteva in atto il programma che aveva proposto in campagna elettorale.
Oggi i candidati chiedono carta bianca agli elettori e, una volta eletti, si siedono dietro la loro scrivania e cominciano a ricevere quella lunga fila di consulenti, esperti, neocolonialisti, imprenditori più o meno senza scrupoli, che non attendono altro che la proclamazione del vincitore per sottoporre loro progetti e servizi che, quasi sempre, non fanno gli interessi dei cittadini. Ed ecco che nascono centrali che inquinano nei parchi nazionali, inceneritori vicino ad aziende agricole, industrie accanto ad attrattive turistiche, pale eoliche lungo i crinali montuosi, indice di confusione mentale prima che politica e di assenza di visione, strategia, prospettiva.
Non c’è bisogno di un genio per capire cosa c’è da fare a Campana, un luogo straordinario dove si ergono nell’indifferenza collettiva due misteriosi elefanti di pietra che, altrove, da soli, avrebbero generato economia e sviluppo per l’intero comprensorio; una delle fiere più antiche d’Europa (la fiera della Ronza) che si svolge da 600 anni e che si è ridotta ad un mercatino rionale di calze e mutande, adiacente alla quale è stata permessa la realizzazione di due impianti fotovoltaici di circa 1 mega ciascuno, che ne deturpano la vista e l’armonia; le grotte di Guardia, dimenticate e abbandonate, che riconducono alle origini di questi luoghi; un Canyon che potrebbe rappresentare una forte attrattiva per gli escursionisti; senza contare i corsi d’acqua e gli antichi mulini, le specie botaniche e animali, l’enogastronomia, il paesaggio, i monumenti e la storia e chissà quanti altri tesori nascosti e dimenticati che i comuni meno fortunati di Campana invidierebbero e che invece qui restano in totale stato di abbandono. Ci vuole abilità al contrario per non riuscire a trasformare tutto questo ben di Dio in valore.
Tutto questo non è compito del sindaco o dei partitici ma dei cittadini che devono cominciare a vedere e riconoscere le risorse che li circondano creando intorno ad esse iniziative economiche e imprenditoriali, invece di continuare a delegare la propria vita ad altri. Basterebbe semplicemente riacquistare la vista che abbiamo perso, guarire dalla cecità che ci ottenebra la vista e che ci impedisce di vedere i tesori che ci circondano.
I territori sono lo specchio riflesso dell’animo degli uomini che li abitano. L’inquinamento che ci circonda, l’ho affermato ieri nel corso del mio intervento, è un inquinamento interiore prima che esteriore. Occorre cominciare a fare pulizia.

Massimiliano Capalbo

10 Febbraio 2018/3 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/campana.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-02-10 11:40:322018-02-10 11:43:04Inquinamento interiore
Ambiente, Eretiche riflessioni, Società

Nanga Parbat: come si umilia una montagna

Cara alpinista estrema Elisabeth Revol, ti scrivo dall’aria sottile dei miei 8125 metri di altitudine. Mi spiace molto che il tuo compagno Tomek Mackiewicz sia morto fra i miei ghiacci e che tu rischi di rimetterci un piede e le dita delle mani congelati. Quel che mi lascia perplessa è che tu racconti il terrore che hai vissuto quassù come un thriller, dici che rifaresti quel che hai fatto e che torneresti a trovarmi! E però, lo avete detto proprio voi alpinisti che in montagna, oltre una certa quota, si apre la “zona della morte”. Dove l’organismo umano può rimanere solo poche ore ed è sempre ad alto rischio di patologie mortali. Allora mi domando perché sei voluta salire deliberatamente nella mia zona della morte, per di più d’inverno, ed ora parli di me come di un luogo di terrore! Io non ti ho mai invitata a venire quassù! E non lo hanno fatto, né con te né con tutti gli altri alpinisti estremi del mondo cosiddetto civilizzato, le popolazioni che vivono nelle mie valli, le quali mai avrebbero pensato di poter violare i miei ghiacci né quelli delle mie sorelle. Fino a che non siete arrivati voi occidentali civilizzati, a portare denaro, a cancellare le loro culture, a renderli schiavi delle vostre stesse ansie consumistiche, a far smarrire il senso del sacro che, da tempo immemorabile, era radicato nelle loro comunità. Tutto questo per soddisfare le vostre ambizioni personali, la gloria delle vostre nazioni, il vostro delirio egoico. Il risultato sono le centinaia di morti fra i nostri ghiacci (comprese quelle, davvero assurde, degli Sherpa-portatori di materiali per i grandi atleti bianchi), le tragedie indicibili delle famiglie, l’immondizia occidentale sparsa a piene mani su di noi. E il risultato è anche simbolico: la dimostrazione che nulla può fermare la potenza dell’unico essere che pretende di essere stato creato a immagine e somiglianza di Dio, l’uomo! “Da animali a dei” recita il titolo di un fondamentale libro del tuo fratello umano Yuval Noah Harari. E davvero degli dei dovete credere d’essere divenuti, voi umani, dacché siete comparsi sulla terra come scimmioni, se potete pensare di sfidare impunemente perfino la morte. Devo dirti anche che non mi convince affatto la tua storia. E’ strano. Parli di rischi calcolati e poi giungi in vetta alle 18, contro ogni più elementare regola di prudenza (il poter dire al mondo di avermi conquistata, di essere più forte di me era più importante di qualsiasi cosa). Racconti quando sei stata costretta ad abbandonare Tomek in quel crepaccio dove vi eravate riparati. E per giustificarti dici di ricordare perfettamente i segni dell’edema polmonare sul suo volto, la cecità dei suoi occhi congelati. Ma non avevi detto che nel crepaccio avevi le allucinazioni al punto che ti saresti tolta uno scarpone per regalarlo a un’ombra che ti offriva del the caldo? Delle due l’una: o eri vigile o eri allucinata! Forse sarebbe stato più onesto che dicessi che per salvare te stessa sei stata costretta ad abbandonare Tomek. Nessuno avrebbe potuto biasimarti. A me sembrate tutti un pò matti ed esibizionisti. Come quel tuo collega, Silvio Gnaro Mondinelli, che pubblicizzava nudo, tutto muscoli, l’attrezzatura sportiva della Mico sulle pagine della rivista del CAI, nel numero di novembre/dicembre 2006, blaterando di forza e coraggio. Ma forza e coraggio per cosa? Per aver tentato il suicidio e non esserci riuscito? Per me la forza e il coraggio ce l’hanno avuti gli ebrei nei campi di sterminio nazisti e ce l’hanno tutti coloro che vivono in condizioni di miseria ogni giorno. O come quell’altro, Reinhold Messner, che per primo ha salito tutti e quattordici gli ottomila della Terra ingenerando una folle emulazione in migliaia e migliaia di persone e ora critica quelli che vorrebbero imitarlo. O come i vostri filosofi che blaterano di montagne come aperta sfida al desiderio di superamento dell’uomo: come se fosse colpa nostra se la gente vuol salire in vetta a tutti i costi. Dunque, cara Elisabeth, piuttosto che rilasciare interviste farneticanti, se fossi io al tuo posto cercherei il conforto di uno strizzacervelli. Ma io sono solo una montagna, fatta di pietre e ghiacci. Senza anima, senza diritti, senza voce. Mentre tu sei una donna-dea, cui è riconosciuta ogni libertà, che ora aggiunge ai suoi meriti anche lo status di eroina dell’alpinismo estremo. Fammi un favore Elisabeth. Dimentica le mie pietre e i miei ghiacci. Impara a guardarmi dal basso, con affetto e umiltà. Aiutami a sopravvivere alla protervia degli umani. E, ti prego, evita di umiliarmi ancora in pubblico. Con compassione. Nanga Parbat.

Francesco Bevilacqua

7 Febbraio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/nanga-parbat.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-02-07 19:32:072018-02-07 19:32:07Nanga Parbat: come si umilia una montagna
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Il crimine è direttamente proporzionale alla paura

Nei giorni scorsi ignoti hanno compiuto un sacrilegio nei confronti di un bosco di pino laricio ubicato nel comune di Cotronei. Oltre 20 piante di questo esemplare tipico del Parco Nazionale della Sila, per il quale lo stesso è stato candidato a patrimonio dell’UNESCO, sono state abbattute con l’ausilio di motoseghe in Località Pugnale-Difisella. Un gesto bruttissimo che non genera paura o intimidazione come gli autori vorrebbero ma rabbia e sdegno. La paura semmai è quella che spinge individui del genere a compiere tali gesti. Chi si rende protagonista di simili atti, infatti, è un soggetto prigioniero della paura. Colpire la natura equivale a colpire se stessi, equivale a suicidarsi e il suicidio è ricercato da chi è disperato e si trova intrappolato nelle proprie miserie e frustrazioni senza intravvedere una via d’uscita. I crimini sono reazioni alla paura che affligge l’uomo, più la paura è grande più il crimine è feroce. E’ direttamente proporzionale alla paura.
Nei giorni scorsi è stato compiuto un sacrilegio perché il bosco è un luogo sacro, alla stregua di un tempio. Le popolazioni cosiddette “primitive” avevano un grande rispetto per la natura perché erano connesse con essa ed erano consapevoli di dipendere da essa. Avvertivano le onde gravitazionali molto tempo prima che la fisica quantistica ne scoprisse e raccontasse le caratteristiche ai “civili” post-moderni. Il bosco è un superorganismo che interagisce, come tutti gli esseri viventi, con l’ambiente e questo gesto avrà delle ripercussioni sugli equilibri naturali del luogo. E’ una ferita che genera e diffonde sofferenza tutto intorno. I disperati che l’hanno compiuto, così facendo, non hanno fatto altro che accrescere la propria disperazione. Chi colpisce il creato colpisce l’azione del Creatore e questo non può non avere ripercussioni nell’universo.
Matthew Fox, teologo di fama internazionale, ci ricorda che per l’essere umano la distruzione è una scelta. “L’essenza della nostra natura è dare vita, non distruggere. E’ creare… Ma le stesse capacità creative possono essere usate per distruggere.” Gli uomini si distinguono dagli animali perché hanno l’immaginazione e questa può essere utilizzata anche per distruggere, per fare del male. I campi di sterminio di Auschwitz e Dachau sono un esempio di creatività al servizio del male.
“La nostra creatività è non solo il luogo in cui si incontrano il Divino e l’umano ma anche il Divino e il demoniaco“. Chi sceglie di usare la creatività per dare vita diventa co-creatore dell’universo e così facendo collabora con lo spirito che avvolge e ispira l’universo. Chi sceglie di usarla per distruggere cede alla paura, sceglie la morte. La creatività, infatti, richiede coraggio e fiducia. “La nostra mancanza di fiducia tradisce il nostro rapporto con l’universo. Impariamo ad avere fiducia osservando l’affidamento che gli altri esseri fanno sull’universo.” Nei piccoli centri della nostra regione, infatti, è proprio la mancanza di fiducia nel prossimo a generare questi mostri e queste mostruosità. La paura si impossessa delle persone e il risultato finale è il gesto distruttivo verso di sé e verso gli altri. Il deprecabile gesto, infatti, è stato accompagnato da messaggi intimidatori nei confronti del Comandante della locale stazione dei Carabinieri Parco, il brigadiere Massimo Salerno, al quale va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno.
Gli alberi sono gli esseri più forti, più resistenti, più longevi e più intelligenti esistenti sul pianeta, esistevano prima del nostro arrivo ed esisteranno anche dopo, nonostante il nostro agire distruttivo. Il regno vegetale rappresenta il 99,5% della biomassa presente sul pianeta Terra, mentre solo lo 0,1-0,5% è rappresentato da animali ed esseri umani. Loro possono tranquillamente fare a meno di noi, noi no. Nonostante l’agire dell’uomo, in natura niente si distrugge, tutto si trasforma. Anche gli autori di questi crimini, infatti, sono destinati a diventare concime per gli alberi e finalmente potranno contribuire a generare vita invece che morte.

Massimiliano Capalbo

2 Febbraio 2018/1 Commento
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/bosco-sacro.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-02-02 22:10:152018-02-02 22:12:12Il crimine è direttamente proporzionale alla paura
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Massimiliano Capalbo

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