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Ambiente, Calabria, Comunicazione, Economia, Eretiche riflessioni, Politica, Società, Turismo

Quella simbiosi in grado di prevenire i disastri

In molti, in questi giorni, hanno parlato di “evento eccezionale” in riferimento ai tragici fatti accaduti a Civita. E’ vero, non era mai successo (a memoria d’uomo) che quel torrente si ingrossasse così tanto nel mese di agosto. Io però sono convinto che le motivazioni che hanno portato alla tragedia siano altre e che abbiano a che fare più con la prassi che con l’eccezionalità. Non mi riferisco, ovviamente, alle condizioni climatiche ma al modo di ragionare e di agire dei calabresi e dunque anche degli abitanti di Civita. Frequento i borghi (quindi la gente) di questa regione quotidianamente, la mia nuova auto ha percorso, nei suoi primi due anni di vita, 107.000 chilometri, quella precedente 160.000 in quattro anni. So di cosa parlo.
Le ragioni che hanno portato a quel tragico epilogo l’escursione del 20 agosto, sono più a monte della bomba d’acqua che ha ingrossato il Raganello. Si trovano nell’atavica incapacità delle comunità calabresi di muoversi in maniera sistemica e di comunicare tra loro. Il disastro è avvenuto, come avviene quotidianamente nella nostra regione (nella maggior parte dei casi per fortuna senza morti), a causa della diffidenza reciproca che caratterizza i calabresi e che spinge ogni singolo attore, presente sul territorio, ad agire in solitudine, quando non contro il proprio compaesano. Le responsabilità di quanto accaduto (sfido qualunque magistrato a giungere a conclusioni diverse da queste) stanno nella mancanza di dialogo, di collaborazione, di coordinamento, di supporto che caratterizza ogni azione su questo territorio da secoli e che chiama alle proprie responsabilità tutti, istituzioni e privati cittadini, nessuno escluso.
In un territorio con una capacità di dialogo sistemica il comune che sta a monte avvisa quello che sta a valle in caso di pericolo; le istituzioni preposte affiggono segnaletiche di avvertimento, approvano regolamenti, investono in formazione continua; gli alberghi che sono strapieni trasferiscono il surplus in quelli vuoti; chi organizza un evento si accorda con istituzioni e imprenditori per migliorarne la riuscita; l’imprenditore A non fa lo stesso investimento dell’imprenditore B ma ne fa uno complementare per accrescere il valore dell’offerta turistica nel suo complesso; tutti gli attori comunicano e la rete sociale diventa autopoietica (la capacità di un sistema complesso, per lo più vivente, di mantenere la propria unità e la propria organizzazione, attraverso le reciproche interazioni dei suoi componenti).
Ce lo spiega molto bene Fritjof Capra, fisico e saggista, direttore del Center for Ecoliteracy a Berkeley: “La cultura (di una società) emerge da una rete di comunicazioni fra individui e, quando è emersa, viene a sua volta a condizionare le loro azioni.” E la cultura che emerge in Calabria è quella della diffidenza, la stessa che ha lasciato solo Antonio e tutti i ragazzi che in questi anni hanno permesso ai tanti turisti e appassionati di visitare quelle gole. Antonio era solo in quelle gole e da solo ha dovuto affrontare un evento più grande di lui. Impossibile uscirne vivo. Come soli, contro tutti, sono molti altri giovani che in Calabria (e al Sud in generale) provano ogni giorno ad assumersi le proprie responsabilità, invece di unirsi al coro del vittimismo.
E’ ancora Capra a spiegarci che “poiché le nostre scelte sono guidate da preferenze, in ogni comunità umana sorgeranno inevitabilmente dei conflitti di interesse tra preferenze discordanti; e il potere si presenterà quindi come lo strumento per risolvere questi conflitti… L’arte della politica consiste proprio nel trovare la giusta combinazione di questi tre tipi di potere (coercitivo, compensativo e condizionato analizzati da John Kenneth Galbraith ndr) al fine di risolvere i conflitti e comporre gli interessi contrastanti… Il significato del termine autorità non è potere di comandare, bensì una solida base per la conoscenza e l’azione…. La vera autorità consiste nel mettere gli altri in condizione di agire bene.” Fin dall’antichità le comunità umane sceglievano le proprie guide selezionando tra i propri membri le persone dotate di maggiore saggezza ed esperienza, condizioni essenziali per un’azione collettiva efficace e sicura. Oggi la scelta si limita alla soddisfazione dell’interesse (economico) particolare e questo non può che generare disastri per l’intera comunità.
A tutto questo si aggiungono le prese di distanza di alcuni membri della comunità, le dichiarazioni che ci tocca leggere ed ascoltare il giorno dopo i disastri, volte ad allontanare da sé le proprie responsabilità, a fuggire da una situazione scomoda. I giornalisti(?) sono alla ricerca di storie ad effetto e di polemiche preconfezionate (anche perché non sanno di cosa parlano e devono riempire degli spazi) e noi siamo sempre pronti a servirgliele su un piatto d’argento. Il momento difficile si affronta tutti insieme, o si vince tutti o si perde tutti. Se qualcuno pensa che la sconfitta dell’altro possa rappresentare la propria vittoria è solo un povero illuso. La Calabria ha una grande esperienza in fatto di sconfitte. La sua storia è punteggiata da sconfitte, i calabresi escono sempre perdenti dalle loro sfide, perché non si comportano come un esercito coeso e compatto, i soldati invece di combattere il nemico si combattono tra loro.
Questo evento non sta funzionando da deterrente, non sta danneggiando l’immagine di Civita come molti calabresi erroneamente pensano e scrivono, al contrario. L’ha fatta conoscere all’Italia intera e al resto dei calabresi che oggi commentano e che fino a ieri non ne sapevano nemmeno l’ubicazione. Semmai sono certe dichiarazioni che gettano un’ombra di oscurità sulla comunità civitese. Nessuna persona sana di mente può pensare che quelle gole (come tante altre presenti sul nostro straordinario territorio) siano pericolose di per sé, tutti sappiamo che possono diventarlo in determinate condizioni ma, soprattutto, se manca la comunità a supporto: dall’anziano che ha la memoria lunga alla giovane guida che accompagna. Il turista o il visitatore che arriva in un posto che non conosce si affida alle persone del posto, tutte, nessuna esclusa, dal barista al benzinaio, dal farmacista al ristoratore. Si affida e si fida solo se percepisce che quella comunità è un organismo coeso e interconnesso, altrimenti non si sente sicuro (e magari prende decisioni autonome). Le persone oggi vogliono vivere esperienze emozionanti, vogliono misurarsi con i propri limiti, ma vogliono farlo in sicurezza, sapendo di poter riparare in un posto sicuro qualora ve ne fosse la necessità. Ci piaccia o no.
Qualcuno ha parlato di business, io parlerei di economia (il business sta altrove e spesso non ha ricadute sulla comunità nella sua interezza), il modello Civita con tutti i suoi difetti fin qui esposti è certamente tra i più riusciti in Calabria, è un modello molto più sostenibile di altri che occupano più frequentemente le pagine dei giornali. Si può (e si deve) migliorare, certo, ma per farlo occorre la collaborazione di tutti.
Ed è proprio dalla natura che può venire l’esempio, il suggerimento, quella natura che spesso consideriamo matrigna e che, invece, ha tanto da insegnarci. Lo aveva capito già negli anni ’60 la biologa statunitense Lynn Margulis quando scoprì una terza via seguita dall’evoluzione attraverso la simbiosi (un’interazione biologica tra due o più organismi che consente, attraverso un mutualismo di base, di poter vivere e crescere insieme). La sua teoria nota come “simbiogenesi” vede nella creazione di nuove forme di vita, attraverso rapporti simbiotici permanenti, la forma principale del processo evolutivo in tutti gli organismi superiori. Questa disgrazia ci insegna che è giunto il tempo di evolvere, di mutare il nostro modo di ragionare e agire. “Le simbiosi sono simili a degli improvvisi lampi evolutivi“, sottolinea Margulis, chissà che quelli caduti a monte di Civita il 20 agosto scorso non abbiano voluto dirci questo.

Massimiliano Capalbo

24 Agosto 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/simbiosi.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-08-24 09:40:232018-08-24 09:46:41Quella simbiosi in grado di prevenire i disastri
Ambiente, Calabria, Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Falsi allarmi e false credenze

Mentre “Il Sole 24 ore” sciorinava i suoi numeri che relegano, annualmente, la Calabria agli ultimi posti della classifica sulla qualità della vita (che secondo l’indagine sarebbe determinata dai consumi e dalla ricchezza economica) io ero in Sila, in compagnia di 12 bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, per curare un campo estivo dal titolo “Crescere nel bosco”. Un’esperienza profonda, autentica, relazionale, naturale, in grado di determinare, soprattutto nei bambini di quest’età, un’importante presa di coscienza riguardo la nostra responsabilità e la nostra capacità di stare al mondo in maniera sostenibile, per evitare che da grandi si trasformino magari nei prossimi produttori di freddi numeri. Un’esperienza, quella vissuta in Sila, in grado di sviluppare quella consapevolezza che quasi sempre manca agli adulti, così presi dalla loro corsa al benessere (economico prima che psicologico e sociale).
Mentre i dissociati del “Sole 24 ore” pubblicavano analisi a prescindere, noi sperimentavamo la vera qualità della vita, una visione sistemica fatta di bagni nei fiumi non inquinati, di immersione nelle foglie e nell’erba, di scoperta di come vive un albero e quali straordinarie strategie adotta per adattarsi ai cambiamenti che avvengono nel corso della sua vita, apprendendo da questa straordinaria maestra che si chiama natura (l’unica e la più saggia che abbiamo a disposizione gratis) i suoi insegnamenti. D’altronde se le piante rappresentano tra l’83 e il 97 % della biomassa presente sul pianeta terra e sono comparse ed esistono da 500 milioni di anni un motivo ci sarà, la sapranno un pò più lunga di noi esseri umani, ultimi arrivati ma primi in saccenza.
Mentre imparavamo come nasce un fiume, come si forma il terriccio o le nuvole e come un bosco contribuisca a tutto questo, alcuni “intellettuali” pubblicavano articoli per lanciare l’allarme sull’ignoranza dei giovani circa il nozionismo che si insegna a scuola, colpevoli di non conoscere qual è la capitale o il presidente della tal nazione oppure qual è la data in cui scoppiò la tal guerra o in cui è stato firmato il tal armistizio. Non ho letto allarmi, invece, riguardo il fatto che sia i giovani sia gli anziani non sanno che solo il 3% dell’acqua presente sul pianeta è potabile (se tutta l’acqua del pianeta corrispondesse a quella contenuta in un fiasco da 5 litri quella potabile equivarrebbe ad un cucchiaio), che il consumo di suolo e l’uso di pesticidi uccide e impoverisce la terra (il terriccio) che è un organismo vivente; che le piante influenzano i campi elettromagnetici della terra e il clima; che le centrali turbogas, gli inceneritori/termovalorizzatori e le acciaierie costruiti dai sapienti esseri umani rilasciano nanoparticelle nell’aria che sono eterne e non scompaiono ma si spostano e depositano sulla frutta e verdura che mangiamo generando tumori, tutte conoscenze che hanno a che fare con la nostra capacità di sopravvivere e dunque di esistere. Ma nessuno sembra essere allarmato per questo. Anzi, a leggere i dati del Sole 24 ore, è tutto questo a determinare la qualità della vita. Continuiamo a diffondere falsi allarmi e a generare false credenze che distraggono il genere umano dall’unica vera preoccupazione che dovrebbe assalirlo, il suo continuare a produrre le condizioni favorevoli alla propria estinzione.

Massimiliano Capalbo

22 Luglio 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/IMG_2163.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-07-22 21:52:412018-07-22 21:59:57Falsi allarmi e false credenze
Comunicazione, Eretiche riflessioni, Politica, Società

Il cambiamento nasce dal silenzio

“Io alla fine faccio la stessa cosa che fanno Salvini e Di Maio, solo che loro due hanno due partiti alle spalle” afferma in un’intervista a “La Stampa” di Torino, Gian Marco Saolini, di professione troll, se così si può dire. Cosè un troll? Uno che crea notizie-bufale o fake news e le diffonde sul Web. Pare però che il Gian Marco, a differenza di quelli che lo fanno per influenzare opinioni ed atteggiamenti, si diverta a farlo per confermare le proprie convinzioni. Ovvero che “la gente non ha fiducia nei media. Il format del “non ve lo dicono, statemi a sentire” funziona sempre, perché tutti pensano che lo stato e le istituzioni ci stiano nascondendo qualcosa.”
Come dargli torto? Per me Gian Marco Saolini non è un troll ma un artista della comunicazione e le sue sono vere e proprie opere d’arte digitali. Gli artisti, infatti, hanno il compito di mettere in evidenza le contraddizioni insite nelle società, di smontare i meccanismi che ci tengono intrappolati, di provocare e Gian Marco lo fa molto bene a giudicare dalle reazioni di chi legge e condivide le sue video-bufale.
In effetti il tam tam quotidiano della comunicazione giornalistica si nutre ormai da tempo di “sentito dire”, di ipotesi, di previsioni, di fretta di giungere alle conclusioni, non è molto diverso dalle fake news di Saolini. La quantità di giornali, trasmissioni televisive, radiofoniche e di webzine dedicate al tema della politica, ad esempio, è così elevata che il bisogno di notizie induce la maggior parte dei giornalisti(?) a creare le notizie ad arte pur di riempire pagine (cartacee e digitali) e ore di trasmissioni. La notizia diventa la dichiarazione, i dibattiti si fanno sulle intenzioni, sulle parole pronunciate e, quando queste mancano, le si vanno a ricercarle nei profili social dei partitici oppure direttamente alla fonte, specie se quest’ultima è bisognosa di visibilità per affermare il proprio ego, colpire l’avversario, scalare i sondaggi, sentirsi in qualche modo vivo. E’ sufficiente condividere le dichiarazioni sui social per aprire il vaso di Pandora della contumelia e dell’aggressività.
E quando la notizia non basta a riempire gli spazi, si aggiunge il gossip e la satira. I talk show di approfondimento politico sono diventati dei contenitori dove si discute dei massimi sistemi, dove tutto fa brodo, dove la notizia è solo lo spunto, l’ispirazione per arrivare da tutt’altra parte e perdere di vista il tema.
Saolini ci mette di fronte al tema dei temi della nostra società: l’incomprensione quotidiana, frutto spesso dell’overdose di informazioni che attraverso i media vengono costruite e decostruite a piacimento, ci dimostra che con l’ausilio di tecnologie sempre più pervasive chi vuole può sollecitare le emozioni e le suggestioni più istintuali manovrando gli umori. Ma, soprattutto, conferma la tesi secondo la quale noi vediamo con le nostre idee invece che con i nostri occhi. La realtà è soggettiva, è il frutto della rielaborazione degli input ricevuti dai nostri organi di senso ad opera del cervello. Se fosse oggettiva andremmo tutti d’accordo. “Io dico soltanto alla gente quello che la gente vuole credere. E ci crede, come si può vedere dal successo del video“.
Occorrerebbe fare silenzio, osservare dei lunghi silenzi. Occasioni per ascoltarsi e comprendersi. Il vero cambiamento, prima che dalle azioni, dovrebbe cominciare da qui, dalla capacità di resistere alla tentazione di sproloquiare. Forse si avrebbe più tempo per connettere la bocca al cervello e coordinare pensieri e azioni, ma soprattutto di mettersi nei panni dell’altro per condividere il suo punto di osservazione e scoprire che forse anche lui ha ragione.
Come scrive Cristina Noacco: “conoscere l’alfabeto del silenzio ci permette di aprirci alla compassione, alla comprensione e alla condivisione delle nostre differenze“.

Massimiliano Capalbo

26 Giugno 2018/0 Commenti
https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/silenzio.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2018-06-26 13:15:182018-06-26 13:25:46Il cambiamento nasce dal silenzio
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L’autore:

Massimiliano Capalbo

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